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Riflessioni minime su un soggiorno a Napoli

Di Antonio Caneva, 3 dicembre 2018

Napoli, un albergo 4 stelle vicino alla stazione. Sono in viaggio di lavoro assieme a un collega. Arriviamo nel pomeriggio, faccio una bella doccia e poi scendo nella hall e, prima di uscire a cena, ci incontriamo al bar dell’albergo per un aperitivo.

Ordiniamo due Americano. La barlady, cortese, con perizia prepara i drink e ce li serve, assieme a piccoli finger food. Rilassato, allungo la mano per prendere un cucchiaino con un invitante boccone e, nel muovermi, maldestramente, disastro… Rovescio il bicchiere con il suo liquido rossastro sul banco. Parte di questo finisce nel piano sottostante imbrattando tutto: dalle tovagliette ai menu cartacei. Mortificato, mi scuso, ma la barlady con un sorriso mi dice assolutamente di non preoccuparmi e, attenta, provvede a prepararmi un nuovo drink e a rimettere ordine. Apprezzabile la modalità con cui si è svolto il tutto e la spontaneità nel rendere leggero l’incidente.

Finito il drink bisogna decidere dove andare a cena. Alla reception l’impiegato, con un sorriso (dopo aver suggerito il ristorante dell’albergo) ci consiglia un locale nella vicina piazza della stazione. Sicuramente ho avuto migliori consigli e, al ritorno in albergo, alla stessa persona, che ci aveva poi prenotato il ristorante, facciamo presente il nostro rincrescimento. A questo punto ci aspettavamo un «mi dispiace» di maniera e invece, assieme alle scuse, abbiamo visto dipingersi in viso un vero dispiacere per non aver saputo rispondere alle aspettative degli ospiti. A questo punto anche la cattiva cena è passata in secondo piano e abbiamo dovuto noi consolare il nostro interlocutore.

Al mattino, velocemente il breakfast prima di correre in stazione. Bisogna dire che questa colazione, per me che apprezzo il pasto del mattino, non lascerà tracce nella memoria. Prima di alzarci dal tavolo si è però avvicinata la cameriera (gentilissima) che ci ha chiesto se volevamo un espresso. Abbiamo rifiutato perché in ritardo ma lei ha insistito: «In un attimo lo porto». E così è stato, abbiamo bevuto un buon caffè e dimenticato il resto.

Ecco, se le persone fanno bene il proprio lavoro e oltre alle competenze tecniche mettono anche un po’ di umanità, le esperienze per il viaggiatore, a prescindere da tutto, si rivelano sempre positive.

Siamo usciti velocemente per la stazione e, fuori, il sole si era già alzato.

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