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Riapre il teatro Malibran di Venezia

Di Sandro Bravin, 11 maggio 2001

Il restauro del teatro Malibran, che ha restituito alla città un teatro ritornato agli antichi fasti, si è protratto per oltre 5 anni, anche perché nel 1998, durante gli scavi in platea per la realizzazione delle vasche di contenimento dell’acqua per l’impianto antincendio, furono trovati ad alcuni metri sotto il livello del pavimento dei reperti lignei risalenti al V° secolo D.C. Prospicente il teatro si trova l’hotel ristorante Malibran; gli ingressi dei due edifici si affacciano nella stessa corte, denominata Corte del Teatro e parte del complesso ricettivo si allunga nella calle a fianco il teatro tanto che alcune camere risultano a pochi metri dallo stesso. La chiusura del cantiere viene perciò accolta da parte della direzione dell’hotel con grandissima gioia, in primo luogo per la fine degli inconvenienti causati alla clientela e al personale che opera nel ristorante e nell’albergo, che nonostante tutto hanno saputo sopportare i disagi derivanti dal restauro, ma soprattutto per il prestigio che ne deriva dall’ospitare, come già nel passato, artisti famosi (personalmente ricordo fra i clienti nel 1980, il compianto Gino Bramieri). A pochi passi dal Ponte di Rialto, nel cuore della città , in uno dei più antichi quartieri del centro storico , ove erano le case del patrizio veneziano Marco Polo distrutte da un incendio nel 1596, la potente famiglia dei Grimani di Santa Maria Formosa, attivamente impegnata in attività imprenditoriali nel campo teatrale, fece costruire, nell’insula di San Giovanni Grisostomo, quello che al tempo doveva diventare il più importante teatro di Venezia. Il teatro di San Giovanni Grisostomo venne completato nel 1678, in tempi ai nostri giorni inimmaginabili sembra 4/5 mesi, su progetto di Tommaso Bezzi detto lo Stochino. Da notizie certe conosciamo la capienza originaria che era di ben 2500 posti: suddivisi in 960 in platea, 660 in cinque ordini ciascuno composto da 33 palchi, e infine 880 nei loggioni. Alla sua inaugurazione fu descritto da J.C. de Cramailles come il più bello il più grande e il più ricco teatro della città, realizzato esclusivamente per rappresentazioni di opera seria. Però, circa un’ottantina d’anni dopo era decaduto come luogo eletto in Venezia, benché la sua attività fosse molto fervida in diverse manifestazioni e spettacoli diurni e notturni. Nel 1756 un intervento di ristrutturazione realizzato dal Codognato per aumentarne la capienza, portò da 33 a 40 il numero di palchi per ciascuno dei 5 ordini, variando la disposizione degli stessi dalla originaria e classica forma a ferro di cavallo a una strana e poco funzionale forma a “U”. Infatti, solamente pochi anni dopo e precisamente nel 1776, Francesco Pedro elaborò un progetto che prevedeva il ripristino della disposizione dei palchi, in un contesto di ristrutturazione radicale con la scena al posto dell’ingresso e l’ingresso direttamente dal rio di Santa Marina, per favorire l’arrivo del pubblico in barca.

Questo progetto rimase sulla carta, pur avendo anche a livello urbanistico una sua valenza oggettiva. Si arriva così al 1834, quando venne riedificato da Giovanni Gallo con logge e palchetti separati e con finestroni intorno, per uso di spettacoli diurni (fra cui anche singolari manifestazioni equestri), e assunse all’inizio il nome di Teatro Emeronittio e poi nell’anno successivo quello di Malibran, in omaggio alla giovane e già celeberrima soprano Maria Felicita Garcia Malibran, la quale rifiutò dal Gallo il compenso pattuito per la recita della Sonnambula. Maria Felicita Garcia, di origine spagnola era nata a Parigi nel 1808, studiò musica con suo padre Manuel Garcia, la sua prima apparizione in pubblico risale al 1824, a Parigi. Il suo debutto nell’opera avvenne a Londra nel 1825, nei panni di Rosina nel Barbiere di Siviglia di Rossini. Durante una permanenza a New York con la compagnia d’opera del padre, conobbe e sposò Francois Eugene Malibran, ma l’unione durò poco. Il successo che raggiunse fu notevole, nonostante la morte prematura a seguito di una caduta da cavallo nel 1936, a Manchester. Un anno esatto dopo la morte di Bellini. Un’altra ristrutturazione, questa condotta dall’ing. Donghi nel 1919, pur rispettando la configurazione preesistente, fa in modo di compensare la forma allungata allargando la sala con la costruzione di corridoi a sbalzo sul lato del rio di San Giovanni Grisostomo e impiegando per tutta la struttura il cemento armato. Poco a poco nel corso degli ultimi decenni il teatro decadde, fino a ridursi a sala cinematografica e a chiudere definitivamente all’inizio degli anni ’80. Ora, dopo un restauro iniziato subito dopo il rogo che distrusse la Fenice (29 gennaio 1996), il teatro Malibran sta per riaprire, la data ufficialmente comunicata è il 23 maggio 2001 alla presenza del Capo dello Stato. Pur mantenendo intatto l’assetto definito dall’intervento dell’ing. Donghi, c’è stato un adeguamento della struttura alle normative di prevenzione e sicurezza. La capienza sarà di quasi 1000 posti, questo significa addirittura qualche decina di posti in più della Fenice. Nell’attesa della ricostruzione dello sfortunato teatro, il Malibran ne farà le veci, ospitandone per intero la stagione lirica.

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