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Receptionist per caso

Di Marco Beaqua, 15 gennaio 2010

«Non pensavo di emozionarmi tanto, perché, in fondo, si trattava di svolgere il lavoro che faccio tutti i giorni. E, invece, mi sono sorpresa a essere tesa quasi quanto in occasione del mio esame di maturità. È stata, però, anche una giornata magnifica. E ciò a prescindere dal risultato ottenuto». Ad ammettere sinceramente tutta la propria emozione è Monica Cirilli dell’Hilton airport Rome: fresca trionfatrice nell’edizione italiana del concorso Receptionist of the year (Roty) 2009, organizzato, come ogni anno, da Aicr. «Ho deciso di partecipare», prosegue Monica, «perché mi sembrava un’ottima occasione per fare una nuova esperienza. Quando il mio capo ricevimento qui all’Hilton airport, Andrea Dessupoiu mi ha chiesto se mi avrebbe fatto piacere andare alla gara, ho aderito con entusiasmo, ma non mi aspettavo proprio di vincere».
Così come, circa due anni e mezzo fa, Monica non pensava certo di iniziare una carriera nell’hôtellerie. «Ho cominciato quasi per gioco. In quel periodo, infatti, sognavo ancora di fare l’hostess d’aereo. Quando mi chiamarono per il colloquio all’Hilton airport ci andai più che altro per onor di firma. Non credevo proprio che mi sarei dedicata a questa professione. Quasi con mia stessa sorpresa, invece, accettai di fare un breve stage e dopo pochissimi giorni scoprii di trovarmi perfettamente a mio agio dietro al banco della reception. Capii allora che l’ospitalità era il mio mondo, che ci ero portata, e decisi di impegnarmi per crescere e migliorare in questa professione».
Ad aiutare Monica nel suo primo impatto con il lavoro in hotel, c’era, per la verità, anche una breve ma significativa esperienza all’estero alle spalle. «Quando terminai i miei studi con la maturità linguistica», racconta lei stessa, «decisi di andare a Londra per perfezionare la mia conoscenza della lingua inglese. Lì, lavorai per circa un anno e mezzo in un ristorante situato nei pressi dello stadio della squadra di calcio locale dell’Arsenal. E in quei pochi mesi imparai ad affrontare i momenti frenetici di un locale che si riempie improvvisamente di persone. Un po’ come avviene, in fondo, nella hall di un albergo: per lunghi tratti deserta e poi improvvisamente gremita di viaggiatori ansiosi di fare ckeck-in o in cerca di qualche informazione».
Ma le prove per Monica non finiscono certo qui. La competizione internazionale del Roty 2009, in cui la receptionist dell’Hilton airport ha l’onore di rappresentare i colori italiani, è in corso di svolgimento proprio in questi giorni a Madrid e poi Monica ha le idee abbastanza chiare anche per il proprio futuro professionale. «Il mio prossimo obiettivo è quello di diventare capo ricevimento. Sarebbe il modo migliore per mettere un primo punto al mio discorso lavorativo. Poi, sinceramente, ancora non so: oggi come oggi non mi riesco a immaginare lontana dal front desk, dove ho scoperto la mia vocazione. Certo, mi piacerebbe provare a cimentarmi in altri comparti. Soprattutto per completare la mia formazione. Ma farei fatica a rinunciare al contatto diretto con le persone. Qui all’Hilton airport, per esempio, arrivano spesso clienti stressati da inconvenienti e problemi di viaggio. Riuscire a strappar loro un sorriso, osservare i loro volti mentre cambiano espressione allentando le tensioni e regalare così un momento di serenità è un’impresa tanto delicata e complessa quanto bella e appagante». Senza porsi limiti precisi, ma con i piedi ben piantati a terra, Monica si prepara, insomma, ad affrontare il proprio futuro di professionista dell’ospitalità. Un passo dopo l’altro. A cominciare dallo step madrileno, naturalmente, che speriamo possa finalmente portare un rappresentante italiano sul gradino più alto del podio, per una vittoria che ancora manca nella bacheca dei trionfi nazionali nel mondo dell’hôtellerie.

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