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Quanto può crescere il turismo?

Di Antonio Caneva, 7 settembre 2017

E rieccoci; rientrati alla base. Passato un agosto bollente, che ha avuto il pregio di favorire una forte ripresa del turismo, tanto che i dati provvisori ci danno nuovamente in vantaggio rispetto alla Francia.
Erano parecchi anni che non si percepiva un tale ottimismo: le aziende che operano nel settore guardano positivamente all’attività, con una prospettiva di lungo termine; ne è riprova la forte ripresa delle assunzioni.
Tutto bene, quindi? Sì e no.
Sì, per quanto riguarda i ricavi che permettono di sviluppare l’attività con serenità; in molti casi riconsiderando quegli investimenti rinviati per lungo tempo. Non c’è niente di più stimolante che le aziende che si rinnovano per offrire prodotti adeguati alla domanda e al momento. Questo è il modo corretto di fare ospitalità.
La crescita tumultuosa del turismo porta con sé però anche rischi: è un’attività che gravando sul territorio non è, e non può essere, in crescita all’infinito. La cronaca recente evidenzia situazioni che, quando il turismo diventa eccessivo sulla stessa area, sono spie di malessere. A Barcellona, prima dell’efferato recente attentato, la popolazione, stanca della massa dilagante di visitatori, aveva cominciato a sabotare le auto dei turisti, scendendo in strada con manifesti contro gli eccessi. E parliamo di Barcellona, la città che ha visto la propria rinascita a seguito della crescita dei visitatori; obiettivo raggiunto, tra l’altro, a costo di enormi investimenti in termini di (buona) comunicazione.
Ma ormai il malessere verso gli eccessi, o pseudo tali, sta diventando dilagante (fatto salvo poi lamentarsi dei cali). A Venezia, in certi momenti, piazza San Marco diventa a numero chiuso; persino i passi dolomitici sono oggetto di contingentamento: il Sella, in estate, il mercoledì viene chiuso al passaggio dei veicoli a motore non elettrici. E parliamo di una zona che ha visto il benessere crescere con il turismo. È una regione che ora può concedersi di mettere in mostra la vita di pochi decenni fa, quando l’economia era quasi esclusivamente contadina e la vita era fatta di stenti. Ora, quei momenti vengono presentati nelle mostre fotografiche come «momenti del cuore»: interessanti sì, ma lontani anni luce dall’attuale benessere, che, ricordiamolo, deriva dal turismo.
Come fare allora? È una domanda complessa alla quale, a tempi brevi, bisognerà fornire una risposta, per evitare populismi, sempre presenti, che potrebbero attecchire e condizionare la crescita sana di un fenomeno che incide positivamente nella vita di tutti noi e nell’economia del paese.

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