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Quando la vocazione è di famiglia

Un'azienda di antiche fondamenta e prospettive contemporanee

Un'azienda di antiche fondamenta e prospettive contemporanee

Di Massimiliano Sarti, 10 settembre 2010

Un imprenditore vecchio stampo, con l’ospitalità nel dna di famiglia e un entusiasmo ancora intatto per la propria attività. Così si presenta Sebastiano De Luca, managing director del Gais hotels group: una compagnia familiare proprietaria di quattro alberghi e un residence, tutti a Taormina. «La nostra storia inizia alla fine dell’800, agli albori del turismo taorminese», racconta lo stesso De Luca. «Fu allora che un nostro avo, Giovanni Battista Bambara, ebbe l’intuizione di aprire l’hotel Villa Diodoro: accoglieva i viaggiatori nordeuropei, che in quegli anni cominciavano a venire da queste parti per trascorrere l’inverno in un luogo dal clima mite e accogliente. Io e mia moglie, poi, a partire dal 1964 abbiamo dato il via all’espansione della compagnia, con le ristrutturazioni e le aperture prima dell’hotel Isabella, poi dell’hotel Caparena, nonché del residence Villa Giulia, negli anni 90 e, infine, del 5 stelle San Pietro nel 2005. Oggi anche i nostri due figli, Stefania e Sergio, sono coinvolti nella gestione dell’impresa di famiglia. Entrambi laureati, con un master alla Cornell university e diverse esperienze in strutture di prestigio, tra cui il Cavalieri Hilton di Roma all’epoca della direzione Hans Fritz, sono rispettivamente direttore commerciale e direttore acquisti del nostro gruppo. E spero che un giorno possano continuare a sviluppare la compagnia sulle orme tracciate dai loro genitori».
Il Gais hotels group prova, insomma, a riunire in un’unica compagnia due tradizioni imprenditoriali normalmente contrapposte: la gestione familiare, che ha fatto la fortuna di tante piccole e medie imprese italiane, e quella manageriale dei grandi gruppi internazionali. «Perché sono convinto che questa sia una soluzione vincente», riprende De Luca. «L’amore e la cura dei dettagli che garantisce una conduzione familiare sono, infatti, inarrivabili persino per la più attenta e meticolosa multinazionale al mondo. Allo stesso tempo, però, per rimanere competitiva sul mercato, nessuna pmi dell’ospitalità può oggi permettersi di avere titolari privi delle più avanzate competenze manageriali e di gestire la propria società senza un’organizzazione strutturata».
Fondamenta solide, su cui il gruppo di Taormina basa una conduzione aziendale dai tratti antichi, ma con una visione assolutamente contemporanea del comparto turistico. Secondo De Luca, che non a caso è stato per oltre cinque lustri presidente dell’Unione regionale albergatori siciliani, un hotel infatti non è una struttura avulsa dal contesto in cui si trova, ma una tessera, certo importante, di quel puzzle complesso che è rappresentato dal concetto di destinazione. «Il nostro sole e il nostro mare non bastano più, da soli, ad attirare i turisti; per farli venire da noi occorre fornire loro sempre nuove motivazioni. E io credo che l’offerta culturale sia il vero vantaggio competitivo della Sicilia, e di Taormina in particolare. È per questo motivo che sto lavorando per estendere anche alla stagione invernale alcune delle iniziative più interessanti che già punteggiano il calendario delle manifestazioni estive in Sicilia. Mi riferisco soprattutto a quei progetti legati ai programmi, a carattere regionale e locale, del Circuito del mito e di Taormina Arte: una serie di eventi teatrali, musicali e cinematografici, tra cui il celebre Taormina Filmfest, che possono contribuire grandemente ad attirare i viaggiatori anche nei periodi di bassa stagione, specialmente se accompagnati da un’accorta politica di promozioni e pacchetti soggiorno ad hoc».
Ormai da quasi un anno, inoltre, De Luca è alla guida della nuova Confindustria Sicilia turismo e alberghi: un progetto volto a riunire sotto un’unica organizzazione tutti gli operatori isolani dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità, per migliorare la collaborazione tra i protagonisti del comparto e contare di più in sede istituzionale. «Un’assoluta necessità in questa fase estremamente delicata per le sorti del nostro turismo. La Sicilia, infatti, si appresta a uscire dalle aree Obiettivo 1 dell’Unione europea, da quelle regioni, cioè, a cui è devoluta la maggior parte degli aiuti economici stanziati dalla stessa Ue. Per il periodo 2007-2013 sono però ancora a disposizione circa 14 miliardi di euro, comprensivi dei Fondi per le aree sottoutilizzate (Fas). Sarebbe perciò importante riuscire a indirizzarne una fetta consistente in attività volte allo sviluppo del turismo e dei comparti a esso complementari».
Le idee chiare, infine, De Luca le ha anche sugli sviluppi futuri della propria compagnia: tra i progetti in fase di realizzazione ci sono, infatti, l’apertura di un resort ricavato da un castello sulle pendici dell’Etna e la ristrutturazione del Castello a Mare, un’altra antica struttura ricettiva della Taormina di fine 800. «Come sempre nei nostri alberghi», conclude De Luca, «cercheremo soprattutto personale locale. Non solo perché conosce bene la destinazione, ma anche perché tende a essere più fedele alla struttura in cui lavora, consentendoci così di contenere sensibilmente il turnover. E poi, come dico sempre, mi piace considerare la nostra società un po’ come una grande famiglia allargata. Il rapporto con i nostri dipendenti è perciò importantissimo e, spesso, va anche oltre il semplice ambito lavorativo. È un legame che porta, per esempio, molti nostri ex dipendenti a partecipare sempre volentieri alle nostre cene di compagnia: momenti di incontro speciali, in occasioni particolari come le principali festività dell’anno, a cui invitiamo sempre con piacere tutti i nostri collaboratori».

Come nacque il turismo a Taormina

Tra le curiosità della storia dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità nel nostro paese, un posto di rilievo merita sicuramente la vicenda del pittore tedesco Otto Geleng, la cui opera contribuì notevolmente a costruire la popolarità della destinazione taorminese. Discendente di una nobile famiglia baronale della Bassa Sassonia, con ottime conoscenze tra le personalità più in vista della Germania del suo tempo, Geleng era un paesaggista del diciannovesimo secolo. Trasferitosi a Taormina nella seconda metà del secolo, vi dipinse molte celebri vedute del territorio. Famosi, in particolare, sono ancora oggi i suoi quadri con i resti del teatro di Taormina, la Baia di Naxos incoronata di mandorli in fiore e la cima innevata dell’Etna sullo sfondo. Tornato in patria per un breve periodo, Geleng mostrò i propri dipinti ad alcuni dei suoi conoscenti, che non credettero reali simili paesaggi. Il pittore propose allora a tutti di recarsi personalmente in Sicilia: se non avessero visto ciò che lui aveva dipinto, avrebbe ripagato a ognuno il viaggio e il soggiorno. Così, da una semplice scommessa di un pittore orgoglioso, nacque l’interesse per Taormina di molti tedeschi. Che ancora oggi non hanno smesso di frequentare i luoghi fantastici di questa realissima località siciliana.

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