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Quando la storia si fa ospitalità

Il progetto Donna Savelli: nuovo 4 stelle Alpitour, ricavato da un convento romano del Seicento

Il progetto Donna Savelli: nuovo 4 stelle Alpitour, ricavato da un convento romano del Seicento

Di Marco Beaqua, 7 marzo 2013

La ricchezza del patrimonio artistico-culturale della penisola fa delle strutture storiche italiane un assoluto punto di forza della nostra offerta ricettiva. Trasformare un edificio antico in un hotel non è però affatto un’impresa semplice e non comporta solo investimenti notevoli, ma implica anche una grande capacità creativa e progettuale, per rendere spazi nati con altre funzioni adatti all’attività alberghiera. Ci sono situazioni, tuttavia, in cui la vocazione originaria di una struttura si presta particolarmente bene alla sua trasformazione in una soluzione ricettiva contemporanea. È il caso per esempio del romano Donna Camilla Savelli, 4 stelle griffato Alpitour World Hotels & Resorts, recentemente inaugurato nella zona di Trastevere e ricavato dalla ristrutturazione di un convento seicentesco (vedi box a fianco). «In fondo stiamo pur sempre parlando di un edificio che è stato progettato fin dall’inizio per l’accoglienza», racconta il direttore della struttura, Anna Rita Trivelli. «La particolare sensibilità di chi ha curato il restauro ne ha così rispettato lo spirito e i canoni architettonici e oggi abbiamo un hotel elegante, ma anche sobrio nel rispetto della sua essenza originaria. Le camere, con travi di legno a vista e mobili d’epoca, infissi antichi e tv satellitare, rappresentano, in particolare, una vera e propria sintesi tra antico e moderno, tra bellezza e funzionalità. E al nostro interno vantiamo persino una chiesa consacrata».

Domanda. Quali sono state le principali linee guida dell’intervento?
Risposta. Quelle di valorizzare i punti di forza della struttura: l’autenticità, la tranquillità, la sua posizione particolare nel cuore di Trastevere e vicino al Vaticano.
D. Qual è allora il target di riferimento di una struttura di questo tipo e come si inserisce il Donna Camilla all’interno del mercato capitolino?
R. Ci rivolgiamo soprattutto a un segmento di mercato composto di viaggiatori di livello culturalmente elevato e di matrice internazionale, in cerca di unicità. Il nostro ospite, infatti, continua a vivere la conoscenza della città di Roma, e della sua storia, anche tra le mura del Donna Camilla.
D. L’albergo ha pure una forte vocazione meeting, con un centro congresso dotato di una decina di spazi per eventi e congressi: come si promuove una struttura di questo genere in un mercato quale quello della convegnistica?
R. Le nostre sale meeting sono decisamente peculiari: nascono da antichi refettori, ambienti di origine romana, biblioteche e archivi originari del monastero del Borromini. Chi viene da noi per organizzare i propri eventi ricerca, oltre alla valorizzazione del momento aggregativo, anche la possibilità di offrire ai partecipanti un’esperienza totalizzante. Ancora una volta, come per il segmento leisure, è il contesto peculiare e ricco d’arte l’elemento vincente della nostra proposta mice.
D. Quali tipologie di aziende o associazioni si rivolgono a voi allora?
R. Tra i nostri clienti si possono annoverare varie istituzioni come, per esempio, la fondazione Kennedy, la Corte dei conti europea, la comunità di Sant’Egidio e l’Accademia dei Lincei. Ma anche società farmaceutiche internazionali, registi e case di moda.
D. Una domanda perfettamente in linea con la vostra offerta, insomma. Il mercato mice solitamente, però, pretende un’offerta, di servizi, di ospitalità e di tecnologia, assolutamente al passo coi tempi. Come vi siete organizzati da questo punto di vista? L’origine storica dell’edificio ha in qualche modo rappresentato un ostacolo?
R. In realtà, ancora una volta, la specificità della struttura ha consentito un’organizzazione eccellente del lavoro. Anche dal punto di vista delle tecnologie, poi, l’hotel è climatizzato, munito di ascensori, connessione wifi e di tutti i comfort essenziali, nel rispetto della normativa vigente sulla sicurezza. Ogni spazio meeting, inoltre, è versatile in termini di allestimento e attrezzabile, su richiesta, con i più moderni supporti tecnici.
D. Per concludere, dove si cerca, e quali caratteristiche deve avere, il personale che lavora in una struttura storica? Esistono delle differenze con chi normalmente opera in alberghi dai tratti contemporanei?
R. Grandi differenze non ne esistono: gentilezza e professionalità sono alla base della professione in ogni contesto. Certo, il personale che lavora in una struttura storica deve prestare maggiore attenzione e rispetto al luogo in cui opera e avere una sensibilità peculiare. Da noi, in particolare, tutti i nostri collaboratori sono culturalmente formati per poter descrivere il luogo, la sua storia e gli interventi di ristrutturazione apportati: conoscono il Borromini e il Barocco e fungono così spesso da vere e proprie guide turistiche del Donna Camilla.

La carta d’identità della struttura

Prende il nome da una nobildonna romana, il Donna Camilla Savelli Hotel. Situato in zona Trastevere, proprio sotto il Gianicolo, vanta un’origine aristocratica risalente al convento seicentesco voluto dalla duchessa Savelli, sposa Farnese, che decise di affidare all’abile tecnica di Francesco Borromini il progetto non solo del convento, ma anche dell’attigua chiesa di Santa Maria dei Sette dolori. La realizzazione dell’intero edificio richiese molti anni: tra il 1643 e il 1646 vennero eretti l’originale facciata, l’atrio e la chiesa, mentre i lavori per la costruzione del monastero proseguirono con discontinuità negli anni a venire, a causa delle difficoltà economiche della committente, per essere poi finalmente ultimati nel 1665. Oggi, dopo un lungo lavoro di restauro durato tre anni, che ne ha valorizzato la struttura nel rispetto del progetto originario, il Donna Camilla Savelli si presenta come una struttura di 78 camere, ricavate dalle celle che in passato hanno ospitato le suore dell’ordine delle Oblate Agostiniane. La ristrutturazione ha mirato, in particolare, alla conservazione della partitura originaria degli ambienti, in modo da rendere la scansione delle antiche celle ancora riconoscibile. Per valorizzare la travatura lignea del soffitto, riportata all’aspetto originale, è così stata, per esempio, realizzata una controsoffittatura forata che ne consente la vista, creando un curioso gioco di altezze e volumi lungo le stanze. Perfino gli infissi sono per la maggior parte autentici e, dove il recupero non è stato possibile, sono stati realizzati ex-novo con finiture similari ai disegni originali. Per quanto riguarda gli arredi delle stanze e delle parti comuni, infine, si tratta per la maggior parte di mobili già presenti nell’edificio e appartenenti alla congregazione religiosa, frutto di donazioni avvenute nel corso dei secoli da parte di famiglie che avevano trovato rifugio e ospitalità nel monastero.

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