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Quali domande per un futuro migliore

Le sfide che ogni organizzazione d'impresa deve saper affrontare per sopravvivere e prosperare

Le sfide che ogni organizzazione d'impresa deve saper affrontare per sopravvivere e prosperare

Di Giovanni Angelini, 20 dicembre 2012

Il passato è noto, il futuro no: nessuno può vedere cosa ci riserveranno i prossimi anni. Eppure, per sopravvivere e prosperare, tutte le organizzazioni d’impresa devono porsi nelle condizioni di anticipare ogni possibile risvolto del tempo a venire: lo chiedono i mercati, se lo aspettano gli investitori, lo esigono i dipendenti. Pianificare il futuro è quindi una delle maggiori sfide che devono affrontare i decision maker. I cambiamenti, in effetti, accadono di continuo e ogni organizzazione deve essere in grado di gestirli: se da un anno all’altro la situazione può mutare drasticamente, come saranno le nostre vite tra due o tre lustri? E come si farà business? La tecnologia sarà così avanzata da controllare ogni aspetto della nostra esistenza? Ci saranno dei robot in grado di pulire le nostre case, i nostri hotel, nonché di preparare e servire i pasti? Tutte le evidenze ci dicono che il cammino della scienza è inarrestabile: ci saranno nuove scoperte e invenzioni in ogni campo e noi, con ogni probabilità, vivremo in un mondo sempre più mobile.
Dalle esperienze passate (nonché, purtroppo da quelle presenti, ndr), abbiamo appreso che i tempi di vacche grasse non durano mai per l’eternità; che ci saranno sempre dei momenti up e dei momenti down. L’industria dell’ospitalità, come tutti gli altri settori, è infatti condizionata dai cicli economici ed è alla mercé dei flussi finanziari globali. In generale, si può così tranquillamente prevedere che, nell’arco di dieci anni, ce ne saranno quattro o cinque buoni, due o tre di sostanziale tenuta e altrettanti di calo dei ricavi e dei profitti. In tutti questi casi, però, ci saranno sempre dei vincitori e degli sconfitti: come si fa quindi a restare dalla parte giusta?
E ancora: le strutture indipendenti riusciranno a sopravvivere nel futuro? Oppure saranno assorbite, o si fonderanno con i grandi gruppi internazionali, che si trovano in una posizione migliore per competere e rispondere agli stimoli del mercato? Ma non si possono neppure sottovalutare fenomeni globali apparentemente slegati dal mondo del turismo, come i mutamenti demografici. Perché il generale declino della fertilità, che stanno sperimentando il mondo occidentale e alcuni paesi asiatici, tra cui, in primis, il Giappone, unitamente all’aumento della vita media, ha e avrà profonde ripercussioni sui modelli di business degli hotel.
Anche la competizione per accaparrarsi i migliori talenti è poi destinata, con ogni probabilità, ad acuirsi ulteriormente nei prossimi anni. I programmi di formazione, le politiche salariali competitive, le opportunità di carriera e gli altri benefit sono tutti strumenti indispensabili per rimanere competitivi sul mercato del lavoro, ma sono anche investimenti destinati a incrementare i costi operativi delle organizzazioni d’impresa. Queste spese addizionali non potranno perciò che essere coperte da un comparabile aumento dei ricavi. Ai più alti livelli di management, in particolare, l’economia globale sta evolvendo a una tale velocità, che spesso le aziende si scoprono prive della quantità e della qualità di cervelli necessari a garantire il proprio sviluppo e la propria sopravvivenza.
I costi per fare business nell’hôtellerie sono inoltre destinati a salire anche a causa dell’aumento delle tariffe dei servizi pubblici. Questi sono infatti strettamente correlati con i prezzi del petrolio e delle altre materie prime, il cui valore si prevede sia destinato a crescere sensibilmente nel medio – lungo periodo. Un andamento, quest’ultimo, che avrà peraltro ripercussioni anche sui costi dei prodotti di base, quali il cibo o i trasporti. Nel futuro, in altre parole, occorrerà imparare a fare di più con meno risorse.
Tante domande a cui rispondere, tanti argomenti da analizzare, altrettanto lavoro da fare per sviluppare una stima previsionale realistica, in grado di preparare la propria impresa ad affrontare il futuro. L’importante, in tutti i casi, è riuscire a comprendere che, in generale, il vero problema di ogni business è l’incertezza e la tendenza a trovare soluzioni di breve periodo. Purtroppo molte organizzazioni si sono abituate a ragionare più sull’immediato che sul lungo termine, a implementare soluzioni più tattiche che strategiche. Ma questo è un atteggiamento non così idoneo a garantire la sopravvivenza e la prosperità di un’impresa.

In uscita, a fine febbraio, l’Almanacco di Job in Tourism 2013

Il mercato del turismo è un mondo in continua evoluzione, la cui domanda cambia con la velocità con cui mutano le mode e i gusti delle persone. Esistono però delle costanti di fondo, dei meccanismi, quasi delle leggi universali, che da sempre presiedono all’arte dell’ospitalità e dell’accoglienza. Esplorare le variabili che mutano ed evidenziare ciò che, invece, rimane costante nel tempo. È questo uno dei principali obiettivi dell’annuale Almanacco di Job in Tourism, che da ormai otto anni rappresenta un punto di riferimento importante per i professionisti del settore, per gli studenti della materia e per chiunque voglia conoscere più da vicino le dinamiche del comparto. L’edizione 2013, in uscita a fine febbraio, conterrà in particolare una serie di case-history, nonché interviste e indagini strutturali sui modelli di business di successo, sulle nuove tendenze e sulle prospettive future dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità: un punto di vista privilegiato per analizzare e approfondire molti dei temi più sensibili del comparto.

Un grande protagonista dell’hôtellerie

Nato in Italia, a Castignano, nei pressi di Ascoli Piceno, Giovanni Angelini è stato per nove anni ceo e managing director del gruppo Shangri-La Asia. Prima di approdare in tale compagnia alberghiera nel 1993, come vice president operations e general manager dell’Island Shangri-La di Honk Kong, Angelini ha lavorato pure per Westin Hotels & Resorts in tre differenti continenti. Il suo ultimo incarico in tale compagnia, dove è rimasto dal 1978 al 1993, è stato quello di senior vice president Asia-Pacific, in contemporanea alla conduzione dei Westin Stamford e Westin Plaza di Singapore. Prima ancora, Angelini ha collaborato con American Hotels e con il Peninsual group. Numerosi anche i riconoscimenti accumulati durante la propria lunga carriera, tra cui quello di commendatore della repubblica, nonché di Asia Pacific hôtelier del 2005 e di Corporate hôtelier of the world 2006.

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