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Prove tecniche di ripresa

Ma le istituzioni devono supportare di più e meglio il comparto

Ma le istituzioni devono supportare di più e meglio il comparto

Di Massimiliano Sarti, 22 ottobre 2010

Si cominciano a intravvedere i primi segnali di un’inversione di tendenza; dalle istituzioni occorrono, però, interventi strutturali e supporto reale, e non slogan privi di significati concreti. Un dato di fatto e un messaggio forte e chiaro ai responsabili del turismo a livello nazionale: questi gli elementi principali emersi in occasione del settimo Focus Confindustria Aica sull’andamento dell’industria dell’ospitalità italiana.
«Dopo un biennio tragico per l’industria dell’accoglienza iniziamo a intravedere, tra molte incertezze, sintomi di ripresa», ha spiegato la presidente dall’Associazione italiana catene alberghiere e amministratore delegato di Una hotels & resorts, Elena David. «Ci troviamo tuttavia di fronte a un’industria i cui modelli sono irreversibilmente cambiati. Dovremo, in particolare, imparare a fare i conti con una minor capacità di spesa da parte dei viaggiatori sia business sia leisure. E a ciò si deve, inoltre, aggiungere la tendenza, ormai radicata, a scegliere la vacanza last minute, spesso prenotata su internet. Il web, infine, ha dato il mercato in mano a pochi operatori che operano da monopolisti e la frammentazione del settore alberghiero non ci permette di far valere la nostra forza negoziale».
A fronte di tali mutamenti il mondo alberghiero ha provato ad adeguarsi, indirizzando le proprie strategie d’intervento su tre direttrici principali: il costo del lavoro, le tecnologie e la razionalizzazione degli spazi comuni. Se però, dal primo punto di vista, i dati del Focus evidenziano una riduzione delle spese per il personale del 5,1% tra il 2009 e il 2008 (ma David ha parlato ancora di «scarsa consapevolezza dei sindacati e di difficoltà di utilizzo degli elementi di flessibilità presenti nel contratto nazionale»), dal lato delle tecnologie il percorso da compiere è ancora lungo. «L’obiettivo, in questo caso», è intervenuto il direttore generale di Micros-Fidelio, Emanuele Mugnani, «è quello di spostare il traffico sul proprio sito proprietario, sfruttando, tra l’altro, le opportunità aperte dalla diffusione dell’utilizzo del canale mobile tra gli utenti dei social network. La difficoltà, però, sta nel capire quale sia la tecnologia e lo strumento corretto. Basti pensare a Second Life: qualche anno fa era considerato il futuro; oggi non se ne parla praticamente più».
Dell’evoluzione degli spazi comuni ha invece trattato il vicepresidente vicario di Federturismo e amministratore delegato di Accor Italia, Renzo Iorio: «Razionalizzare l’utilizzo dei metri quadrati è uno degli assi principali sui cui lavorare per recuperare redditività. Si è così cominciato ad abbandonare il concetto arcaico della specificità di ogni ambiente, per creare aree multifunzionali dove il cliente è anche attore e protagonista di nuove forme di socialità. È un po’ la rivoluzione Starbucks applicata al mondo dell’ospitalità».
Ma tutto ciò non può bastare se non viene accompagnato da efficaci politiche di supporto al comparto. «Promozione del paese, governance e riforma della burocrazia: sono queste le aree su cui urgerebbe un intervento concreto da parte delle istituzioni», ha ripreso David. «Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha parlato di raddoppiare il contributo del turismo al pil in pochi anni. Noi di Confindustria abbiamo risposto con un lavoro serio, che a fine settembre si è tradotto in un piano in cinque punti, presentato ufficialmente dalla stessa presidente Emma Marcegaglia. Lo studio era comprensivo di uno studio di fattibilità indicante i livelli di investimento richiesti, il ritorno sugli stessi e le prospettive di crescita occupazionale, ma dalle istituzioni non è arrivato nessun tipo di risposta. L’unica cosa di cui hanno discusso, in questo momento delicato per il turismo, è stata la possibilità di reintrodurre la tassa di soggiorno».
Ma c’è ancora una possibilità da esplorare per il comparto: quella di cercare aggregazioni capaci di fare massa critica e di dare respiro internazionale ai maggiori player del settore. «In questo caso, però, l’orgoglio nazionale non dovrebbe essere considerato un valore di per sé. Il caso Alitalia parla da solo: un’operazione con un senso economico plausibile, dal punto di vista del contribuente, solo se la compagnia fosse stata capace di generare dei nuovi flussi incoming, cosa che non mi pare fino a oggi sia riuscita a fare», ha raccontato ancora Iorio. È importante agire in fretta, però. Perché altrimenti le grandi catene potrebbero decidere di rivolgere i propri investimenti altrove. «L’Italia è un mercato chiave per ogni gruppo alberghiero, sia come destinazione, sia come sorgente di flussi outgoing», ha concluso lo stesso Iorio. «Tuttavia molti gruppi preferiscono operare nel mercato italiano con strategie a basso rischio di impresa: molti contratti di management e di franchising e pochissime gestioni dirette, insomma. E questo dà bene la misura della situazione».

I dati

Il 2009 è stato un anno nero anche per le compagnie associate Aica, che hanno visto il proprio fatturato alberghiero ridimensionarsi del 9% rispetto all’anno precedente, attestandosi a una quota complessiva di 1,27 miliardi di euro. Tale andamento negativo ha inciso, naturalmente, su tutti i principali indici di produttività aziendale: le maggiori flessioni sono state così riscontrate nel fatturato per camera (-7,6%) e nel fatturato per dipendente (-8,9%).
Sono rimasti, invece, sostanzialmente stabili i costi della produzione, pari a un valore totale di 1,56 miliardi di euro (+0,3%): a fronte di un sensibile aumento delle spese per il godimento di beni di terzi (+12,3%), nonché per gli ammortamenti e le svalutazioni (+14,2%), sono diminuite infatti tutte le altre voci di costo: servizi (-1,2%), personale (-5,1%), materie prime (-11,6%), oneri diversi di gestione (-6,9%) e accantonamenti (-64,2%). Il disequilibrio tra i ricavi e i costi della gestione caratteristica ha così portato a un netto peggioramento del risultato operativo (ebit) che, con una contrazione dell´83,5%, ha registrato un rosso di 281 milioni di euro.
Di segno opposto sono, invece, le performance economiche degli hotel nel primo semestre 2010, che si è concluso peraltro con indici positivi in tutte le regioni mondiali. La ripresa, insomma, sembra essere iniziata e anche il comparto alberghiero italiano mostra, nel suo complesso, qualche timido segnale di recupero: a fronte di un decremento dei prezzi medi del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2009, si registra infatti un aumento dell’occupazione del 7,8% e una crescita del revpar dell’1,5%. Meno bene vanno, però, le compagnie Aica, che mettono sì a segno un +8,2% nell’occupazione, ma accusano contemporaneamente una diminuzione consistente del ricavo medio per camera (-10%) e una conseguente flessione, seppur contenuta, del revpar (-2,6%).
Ciononostante, secondo le previsioni elaborate dalla stessa Aica sulle performance economiche delle compagnie associate, il 2010 si dovrebbe comunque chiudere con un revpar in crescita dell’1,5% rispetto al 2009 (66,7 euro). E ciò grazie a un aumento del 4,78% del tasso di occupazione (a quota 57,7% e finalmente in crescita dopo tre anni consecutivi di flessione), i cui effetti saranno solo parzialmente ridotti dalla diminuzione del ricavo medio per camera occupata (-4,5%). I dati Confindustria Aica segnalano, infine, come il 2011 dovrebbe consolidare il trend di ripresa, con i tassi di occupazione a +1,35% e il revpar a +2,1%.

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