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Proiettarsi verso il futuro

Di Marco Beaqua, 6 novembre 2009

Innovare nella tradizione per una modernità capace di non trascendere la classicità e lo stile; creare ambienti adatti a un’accoglienza user-friendly, sempre all’insegna della qualità e del massimo livello di servizio; utilizzare il colore per generare sensazioni positive e creare ambienti luminosi, leggeri, dove è facile rilassarsi sentendosi subito a proprio agio. Sono queste le linee base dell’imponente piano di ristrutturazione e restyling dell’hotel Principe di Savoia di Milano, la fine della cui più corposa fase di lavori è stata recentemente festeggiata con un evento di presentazione riservato alla stampa.
«Rigenerarsi per proiettarsi nel futuro», spiega il general manager del Principe di Savoia, Ezio Indiani, «è stata la grande motivazione alla base di questa iniziativa, perché il lusso, per essere tale, ha bisogno di ridefinire continuamente se stesso e i propri confini». Avviato nel 2006 con la ristrutturazione globale del ristorante Acanto, il piano, in particolare, è poi proseguito con la creazione delle nuove 48 camere deluxe mosaic, premiate, nel 2008, con il prestigioso riconoscimento transalpino Prix Villegiature per le migliori sale da bagno di un albergo a 5 stelle in Europa. Ma i lavori hanno anche rivoluzionato le aree di accoglienza (l’entrata, il salotto, la lobby-lounge e il bar), nonché creato due nuove tipologie di suite e complessivamente ristrutturato 92 camere. La conclusione delle operazioni di rinnovo degli arredamenti di tutte le 401 stanze e suite dell’albergo è invece prevista per la fine del 2010.
Costo dell’intera operazione di restyling: 60 milioni di euro, di cui circa 40 impiegati solo nel periodo 2009-2010. «In una fase congiunturale negativa per il mercato, come quella attuale», prosegue Indiani, «è stato molto importante per il Principe di Savoia poter trasmettere un messaggio di positività, offrendo nuove opportunità alle piccole e medie imprese del tessuto economico locale, con il coinvolgimento di imprenditori e artigiani attivi in Lombardia e nelle regioni limitrofe».
Tutta l’operazione è stata, infatti, condotta in omaggio all’eccellenza del manufatto italiano e della sua declinazione nei vari generi: il vetro soffiato dei maestri vetrai veneziani, per esempio, per i punti luce, i lampadari e i mosaici a parete, nonché i tessuti dei migliori lanifici del biellese, le sete comasche e l’eco-pelle toscana per le superfici degli arredi. E poi il design applicato all’abilità della grande tradizione dei falegnami della Brianza e del Veneto, per la realizzazione di pezzi d’arredo in piuma di mogano e radica di noce. A coordinare i lavori, un pool di architetti cosmopolita: il newyorkese di origini francesi Thierry Despont, che si è occupato dell’entrata, del salotto lobby-lounge e del bar, l’italiano Celeste Dell’Anna, curatore dei lavori al ristorante Acanto e alle quattro Imperial suite, nonché la londinese Francesca Basu, che invece ha diretto le operazioni di restyling delle 48 deluxe mosaic e della Principe suite.

Breve storia dell’hotel

Quando viene pensato, costruito e battezzato nel 1927 con il nome di hotel Principe & Savoia, l’albergo si trova in periferia. I milanesi di più stretta osservanza, per i quali la vera Milano non esce dalla cerchia dei Navigli lo dicono subito con un filo di risentimento. La scelta del luogo, però, obbedisce a un criterio ragionato, in cui entra una discreta presenza del verde, la vicinanza della stazione ferroviaria, la facilità e i tempi brevi in cui si può raggiungere il centro. Ma anche la prossimità della zona industriale. Perché l’albergo, alla sua nascita, è destinato soprattutto agli uomini d’affari: l’idea è quella di renderlo l’hotel di maggior prestigio per la Milano produttiva e mercantile che in quegli anni sta definendo sempre meglio la propria fisionomia. Le cose, poi, vanno ancora meglio delle previsioni. Subito, infatti, attratti dalla novità dell’albergo, dall’idea di soggiorno tranquillo offerta dal verde che circonda il palazzo, da «tutti i comfort immaginabili e possibili» che la pubblicità promette, arrivano anche altri personaggi: sovrani, regine, principi esotici, celebrità dell’arte e della letteratura. Tra gli ospiti del nuovo albergo milanese la leggenda colloca così anche Gabriele D’Annunzio. E, negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale, si iscrivono nomi come quelli di Erich Maria Remarque, Charlie Chaplin, Aristotele Onassis e Maria Callas. A costruire la struttura e ad assumerne all’inizio la gestione è una società anonima fondata appunto per questo scopo, la Acquisto ed esercizio alberghi Savoia, che rimane autonoma fino al 1938: anno in cui viene inglobata da Cigahotels. Quando, nell’ultimo dopoguerra, la stazione Centrale di Milano arretra per stabilirsi dove la si trova ancora oggi, la periferia diventa centro e si aprono nuove grandi strade. Dopo il 1950, così, anche il Principe & Savoia, non troppo danneggiato dagli eventi bellici, si rinnova e si amplia: due nuove ali, chiamate Principe Rosso e Metallico, si aprono tra il 1956 e il 1957. La denominazione attuale Principe di Savoia, risale, invece, ai recentissimi anni Ottanta, mentre l’entrata nel gruppo Dorchester collection, compagnia interamente controllata dalla Brunei investment agency, è del 2003.

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