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Potenziare l’identità

Occorre stimolare partecipazione e spirito di servizio

Occorre stimolare partecipazione e spirito di servizio

Di Franco Arabia, 7 ottobre 2011

C’è sempre un momento in cui i componenti di un qualsivoglia sistema organizzato devono riproporre vecchie e nuove riflessioni su verità e non, cercando di approfondire gli aspetti più nascosti e riconducendo l’analisi a elementi oggettivi. In questa fase ci siamo ripromessi di approfondire qualche aspetto del nostro sistema associativo, come l’identità, le responsabilità, le possibili attese, in termini di prospettiva dell’associato Ada. Non si desidera affrontare temi astratti ma ricercare, piuttosto, un metodo che sia confacente alle regole, cercando di comprendere in che modo sia possibile potenziare l’identità dell’associazione: affrontando il tema, sviluppandolo su più direzioni per agevolare il confronto, riteniamo si possa aiutare la crescita e l’ulteriore sviluppo dell’Ada.
Per far questo dobbiamo partire dal presupposto che tutti i componenti del nostro sistema associativo hanno uguali diritti e soprattutto pari dignità. Occorre rifuggire da etichette precostituite stimolando, invece, le consapevolezze, la partecipazione, esigendo il potenziamento dello spirito di servizio e non il contrario. Per realizzare ciò, occorre proporsi in modo diverso rispetto agli stereotipi, utilizzando ogni e qualsiasi elemento della storia associativa, senza contrapposizioni pregiudiziali, puntando sulla razionalità del metodo e rifuggendo da fumosi atteggiamenti di maniera.
È bene premettere che molto tempo è trascorso dalla fondazione dell’Ada: sono passati 56 anni. Come sappiamo, all’inizio ma anche in seguito, la composizione dell’associazione era abbastanza omogenea, giacché gli alberghi di un certo tipo erano pochi, la cultura era diversa, i mercati erano differenti, i contatti fra i colleghi erano abbastanza delineati geograficamente per la natura stessa del tessuto sociale ed economico del paese. Oggi la situazione è profondamente diversa, giacché le imprese sono mutate, l’offerta alberghiera si è dilatata, il livello scolastico generale di base è migliorato, i bisogni degli associati sono differenti e variano da soggetto a soggetto, da gruppo a gruppo. Quindi l’identità è frastagliata, le problematiche sono sequenziali.
Il nostro lavoro è, dunque, quello di comprendere come possiamo potenziare l’identità comune e quali percorsi siano compatibili e necessari, quali metodi siano da utilizzare per il perseguimento delle finalità associative. Riteniamo che ci sia ancora molto da fare, non perché chi è venuto prima non abbia fatto, ma in quanto la storia, di per sé dinamica, non si ferma. Sarebbe terribile immaginare la vita come un luogo in cui ognuno si rimira nel laghetto di Narciso, dal momento che le situazioni nel mondo si modificano con effetti esponenzial, e che le idee, dunque, devono adeguarsi per poter affrontare le realtà che mutano, gestendo gli eventi e non il contrario. Più in generale, è opportuno non fermarsi a disquisire su stereotipi culturali del tipo «il vecchio» o «il nuovo».
La questione, semmai, è quella di comprendere i diversi bisogni dei singoli e dei gruppi, e definire modelli comunicativi e formativi adatti alle distinte esigenze. In questo ambito ci sentiamo di poter affermare, oggi, che il Centro studi manageriali Raffaello Gattuso, come in passato, assolve a questa funzione. Lo scenario culturale e formativo, quindi, non può che avere il suo maggior supporto nel Centro studi manageriali, anche come momento di documentazione e di potenziamento dell’identità di Ada sotto il profilo culturale e professionale. Un primo spunto di riflessione arriva da un convegno di qualche anno addietro, ancora attuale, le cui conclusioni hanno portato a considerare come in Italia operino circa 34 mila aziende alberghiere, di cui solo 200 sono a 5 stelle; 3 mila a 4 stelle e 30.800 suddivise nelle altre classificazioni. È emerso un diverso standard qualitativo fra alberghi con lo stesso numero di stelle e fra regione e regione, oltre alla ben nota stagionalità. Secondo un rapporto di Banca Imi una maggiore omogeneità del sistema alberghiero, e un miglioramento dell’offerta qualitativa, potrebbe generare un flusso di ulteriori 30 milioni di viaggiatori, con un potenziamento sia dell’economia, sia dell’occupazione.
Il secondo spunto di riflessione è quello di comprendere in che modo l’Ada debba porsi per il futuro, rispetto alle politiche di tutela per i propri associati, atteso che i soci rivestono ruoli dissimili nelle proprie aziende, con conseguenti intuibili interessi diversi: direttori-dirigenti, direttori-quadro, insegnanti di scuole alberghiere, consulenti, proprietari d’albergo (in più di qualche caso formalmente inquadrati come dipendenti) e cosi via. Lo scenario evidenzia ineguali segmenti all’interno del sistema e fa comprendere come qualsiasi genere di tutela esiga politiche e strategie diverse: argomenti che dovranno essere affrontati. Appare evidente come, secondo la tipologia del ruolo esercitato, le attese di tutela siano però diverse e come, nell’insieme, possano esserci minori o maggiori sensibilità rispetto a questa o quell’altra iniziativa. Anche sotto questo profilo l’associazione deve farsi carico di massima assistenza, avvicinando fra loro, in ogni caso, le differenti anime al fine di evitare rotture d’identità comune.

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