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Pochi rimpianti per l’anno uscente

Di Antonio Caneva, 20 dicembre 2012

E così anche il 2012 sta per finire, per molti senza rimpianti. A Milano, in piazza del Duomo, l’ente austriaco del turismo ha ideato un calendario dell’Avvento dinamico: nel mese di dicembre, ogni sera alle 18, si apre una finestra contrassegnata con la data del giorno e ne esce un musicista che, assieme a quelli dei giorni precedenti, suona un concerto di ottoni con musiche natalizie; è un momento di struggente bellezza nella piazza ormai buia, dove brilla un grande albero di Natale. Dalla parte opposta, le vetrine della Rinascente, lucenti, ricordano che il Natale è anche occasione di lavoro. Bello, però ci avviciniamo alle festività con un senso di disagio: chi ha problemi vive con le criticità che ne derivano, chi non ne ha, con la sensazione della scarsa certezza del futuro; d’altronde quando si pensa al nuovo, e lo si configura con Bersani e Berlusconi… Il mondo però attorno a noi va avanti: recenti dati della Unwto (l´Organizzazione mondiale del turismo) indicano che, per la prima volta, si è superato il miliardo di viaggiatori internazionali e che il turismo rappresenta il 9% del Pil mondiale. L’Italia mantiene la sua quinta posizione nel rank globale. Certo, eravamo primi nel dopoguerra e non abbiamo fatto molto per difendere questo livello; è vero però ugualmente che da allora il mondo è profondamente cambiato e nuove nazioni sono emerse con prepotenza. Drammatica la disoccupazione, soprattutto giovanile, tanto che molti non cercano neppure più un impiego. Come si spiega allora che comunque le aziende continuano a cercare, tramite varie modalità (e noi siamo una di queste) figure professionali altrimenti direttamente non reperibili? La realtà è che, pur a fronte di una contrazione del lavoro, c’è una offerta di professionalità non sempre adeguata e che, in futuro, le capacità continueranno a trovare mercato. Una delle osservazioni, che generalmente vengono sollevate da chi opera in questo settore, è quella della scarsa rispondenza tra l’impegno richiesto (in termini di orari, conoscenze, esperienza, flessibilità) e i livelli retributivi. Spesso è vero, ma è ugualmente vero che la professionalità almeno garantisce, in tempi di crisi, sbocchi lavorativi. E se potessi dare un consiglio a un giovane, gli suggerirei di seguire un percorso professionale qualificato, accettandone i limiti e comunque apprezzando anche le positività proprie di questo settore, che comunque sono molte. Buone feste a tutti.

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