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Piacere, sono Vera: il robot recruiter

Gli head hunter rimangono di fondamentale supporto alle aziende nell'analisi del materiale più complesso che esista: quello umano

Gli head hunter rimangono di fondamentale supporto alle aziende nell'analisi del materiale più complesso che

Di Mary Rinaldi, 17 maggio 2018

La notizia diffusa nelle settimane scorse dal Washington Post, e subito ripresa dai giornali e rimbalzata sui blog qui in Italia e credo altrove, ha creato qualche sollecita turbolenza. Mi riferisco al robot Vera, creata da una start-up russa e “assunta” da Ikea per i colloqui di selezione. Nel mio microcosmo personale e professionale gli effetti sono stati più o meno esilaranti. Mia madre mi chiama moderatamente allarmata: «Perderai il lavoro». L’amico delle elementari, velenosetto già ai tempi, mi messaggia: «Ora dovrai fare i conti con lei». L’amica del cuore, che svolge tutt’altra professione: «Cosa succederà ora?».
Mi sento di tranquillizzare tutti loro e mi lancio in un approfondimento della questione. Nel film S1mOne, del 2002, Al Pacino nei panni di un regista cinematografico in crisi si era avvalso di un esperto informatico per la creazione di una sexy rockstar completamente digitalizzata, che non esisteva se non virtualmente. Ciò non aveva impedito l’esordio e il conseguente successo planetario dell’artista virtuale, mediante un’operazione di marketing altisonante e perfetta. Il film narra il successo roboante e le conseguenti implicazioni di varia natura di una operazione che ai tempi sembrava pura fantascienza, tra i primi film sull’intelligenza artificiale.
E oggi ci siamo. Tornando alla notizia, al di là del titolo fragoroso e impattante, che prelude all’inquietante immagine fanta-sociale di un futuro in cui ogni funzione della nostra vita sarà regolata da un robot, tanto che ne incontreremo a ogni angolo e non potremo più liberarci di loro, con l’unico desiderio di sopprimerne qualcuno, per prima cosa consiglio di… leggere l’articolo fino in fondo! Si parla chiaramente di una trovata tecnologica per fare un pre-screening su migliaia di candidature, soprattutto sui requisiti di base. Esempio: se cerco una persona che abbia determinate competenze o taluni requisiti, con indispensabile la conoscenza del tedesco e, a fronte delle mie azioni di recruiting, ricevo qualche centinaio di cv, Vera potrà aiutarmi a eliminare in prima battura tutti quelli che si candidano ma il tedesco non lo parlano.
Io head hunter potrò pertanto ragionare su un numero ristretto di candidature e concentrarmi sull’analisi di competenze più composite. Lo stesso padre del progetto, il russo Alexey Kostarev, afferma che «gli esseri umani rimangono i valutatori migliori, ma Vera può aiutare molto il loro lavoro». È chiaro che l’utilizzo di Vera trova ragionevole applicazione su selezioni di grandi numeri. E non è quasi mai il caso di un head hunter. D’altra parte, vero è che osteggiare l’avanzata tecnologica non porta da nessuna parte, con buona pace dei sindacalisti che fibrillano, dei reazionari che sventolano le tecniche di una volta, e dei nostalgici che continuano a sognare un mondo che non c’è più. In assenza di una authority del buon senso, che spero non potrà mai essere istituita, resta l’esercizio di una professione, la nostra, che rimane di fondamentale supporto alle aziende, agli imprenditori, ai manager delle imprese (alberghiere e non), e che si propone come tandem e interfaccia nell’analisi del materiale più complesso che esista: quello umano.

Mary Rinaldi è partner di Resume Hospitality Executive Search, divisione indipendente Job in Tourism dedicata all’head hunting, alla consulenza e alla formazione in tema di risorse umane nel settore hospitality.

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