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Per hotel di lusso e non solo

Di Emilio De Risi, 19 ottobre 2017

Da molto tempo Tiffany è uno dei simboli del lusso a livello mondiale. Non a caso Truman Capote titolò il suo romanzo, dal quale prese vita l’ancor più celebre film, Colazione da Tiffany.
Ma a quanto pare anche in questo sfavillante mondo non tutto brilla come dovrebbe. Cos’è successo? E qual è il legame con l’hôtellerie?
Lo scenario: negli ultimi trent’anni il brand è diventato più accessibile e ha puntato molto sulla clientela giovane con collezioni più economiche, come le chiavi e i ciondoli d’argento a forma di cuore. Nel 2016 i guadagni sono diminuiti del 3% rispetto all’anno prima, e le vendite nei negozi sono calate del 5%.
I problemi: in molti ormai trovano il marchio sorpassato, preferendo brand di gioielleria più innovativi. Una crisi di mezza età (o d’identità, fate voi!), per cui Tiffany non riesce a mantenere il fascino legato al suo nome. Inoltre, l’allestimento dei negozi, soprattutto negli Usa, non regala più ai clienti un’esperienza all’altezza del marchio: vendere insieme alta gioielleria e argenteria, mantenendo però la pretesa di essere esclusivi, non piace.
Leggendo su Il Post l’articolo su Tiffany dal quale ho tratto spunto, il parallelo con gli hotel è stato immediato. Il lusso è un settore nel quale l’innovazione è restia, o meglio irrompe, più che essere cavalcata.
Quante volte ci si trincera dietro a un marchio, che magari ha appeal soprattutto per noi, o dietro la storia del nostro albergo, che probabilmente non tutti conoscono? I clienti vogliono l’innovazione, ma quella che piace a loro. Invece spesso gli albergatori si innamorano di idee, che non regalano un’esperienza ai loro clienti.
Poi talvolta in nome del budget si vuole pescare in tutti i bacini di clientela, con il rischio di snaturare la propria identità. Questo punto non è solo una mia visione etica del business, ma anche pratica, perché creare confusione ci porta nella direzione dei «diamanti e dei ciondoli venduti insieme».
Ma Tiffany può insegnarci anche qualcosa in positivo, perché visitando il nuovo negozio in piazza del Duomo a Milano si può ammirare una perfetta hall d’albergo, con un dosaggio equilibrato di colori, profumi e un caldo benvenuto. Forse è il processo di cambiamento che stanno avviando? Vi dirò che alla fine io spero che le cose per loro vadano bene, perché ogni volta che ne sento il nome mi viene mente Audrey Hepburn che canta Moon River seduta sul davanzale della sua finestra.

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