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Pagare le tasse. Anche l’ospitalità alternativa?

Di Antonio Caneva, 4 maggio 2017

C’era una volta l’albergo, o almeno, solo l’albergo, nelle sue varie declinazioni, quali pensioni, affittacamere…: strutture soggette alle varie norme amministrative e di pubblica sicurezza.
Con l’evoluzione del concetto di ospitalità si è cominciato a locare appartamenti per brevi periodi, e anche in questo caso, viste le dimensioni del fenomeno, si è provveduto successivamente a regolamentarlo, costituendo le tipologie cav e rta (case appartamenti vacanze e residenze turistico alberghiere).
Azione meritoria quella che ha visto poi il recupero dell’esistente, in molte località di interesse, ma con dimensioni di offerta distribuita, e la creazione del modello albergo diffuso, tempestivamente normato.
E cosa ne è stato sinora delle locazioni come ospitalità alternativa, fenomeno talmente vistoso, che a Milano il numero di unità disponibili è superiore a quello delle camere negli alberghi?
Finalmente (e per una volta non possiamo che essere d’accordo con la tassazione), con l’ultimo decreto governativo si è deciso di applicare una cedolare secca del 21% sulle transazioni effettuate, per locazioni inferiori ai 30 giorni, tramite piattaforme quali Airbnb.
Ma, qual è la novità? Anche prima si dovevano pagare le tasse! L’elemento dirimente è che le società intermediarie sono diventate sostituto d’imposta e in questo modo la maggior parte delle affittanze, che effettivamente passano tramite loro, saranno immediatamente identificabili e vedranno decurtati del 21%, a favore del fisco, i ricavi relativi alle locazioni.
Plaudiamo a questo intervento non tanto per assecondare le proteste di Bernabò Bocca (presidente di Federalberghi), il quale più volte ha ribadito che questo tipo di ospitalità, in mancanza di certezza della ricaduta impositiva, si presenta come concorrenza scorretta, ma in quanto sappiamo delle difficoltà che si incontrano in questo paese a imporre comportamenti virtuosi, in relazione al pagamento delle imposte.
E in questo senso possiamo dire che, nel bene e nel male, siamo orgogliosamente, irrimediabilmente italiani…

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