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Overturismo e turismo sostenibile

Di Antonio Caneva, 23 ottobre 2018

Attualmente si è acceso un dibattito sull’overturismo, che si può tradurre con turismo sostenibile: i dati 2017 del World tourism barometer dell’Unwto riportano 1,3 miliardi di arrivi nel mondo, con una crescita del 7% sull’anno precedente. Le pressioni del turismo su certe località è innegabile che creino problemi, tant’è che ormai le azioni a difesa di molti territori sono diventate realtà; basta pensare a Palma de Majorca, dove non possono più essere affittati appartamenti a turisti, ad alcune isole della Tailandia e Filippine chiuse all’approdo, ai tornelli di Venezia o al contingentamento al transito delle auto sul Passo Sella, in Alto Adige. E questa casistica continua a crescere.

Come naturale, dietro questo si sono sviluppati dibattiti e convegni. Il più recente è stato organizzato a Milano da Altroconsumo, dal titolo «La valigia sul letto è quella di un viaggio responsabile».

Anche importanti organizzazioni, quali le Ferrovie Nord Milano, si impegnano nel settore della sostenibilità, come orgogliosamente ricordato dal presidente Andrea Gibelli, nel presentare il bilancio non finanziario del gruppo.

Viene naturale allora chiedersi perché darsi tanto da fare per lo sviluppo, se siamo già al limite e il sistema è al collasso?

Nell’insieme non è certamente così. Ci sono ampi spazi di crescita, anche se giustamente non tutti negli stessi luoghi e negli stessi momenti: per esempio le soluzioni, anche se non sempre semplici, possono essere la destagionalizzazione, la nuova congressualità, lo sviluppo delle località minori (che spesso di minore hanno solo le dimensioni!) e altre.

In questa ottica interessante è il convegno che si è recentemente tenuto dal titolo «I borghi più belli nell’area del Mediterraneo», con lo scopo, tra l’altro, di offrire un ventaglio di possibili iniziative per valorizzare e promuovere lo sviluppo dei borghi in circuiti turistici rispettosi del paesaggio e delle risorse naturali.

Ma anche qui è inutile illudersi di importanti sviluppi turistici senza un’azione coordinata, che non può prescindere dal pubblico. La promozione deve essere responsabilità degli enti a questo delegati (leggi principalmente Enit), la viabilità per raggiungere le località deve essere adeguata alle esigenze dei moderni viaggiatori e, anche quando i visitatori soggiornano in località paesaggisticamente affascinanti, hanno la necessità di interagire con il territorio e vivere esperienze gratificanti e organizzate.

Abbiamo un nuovo ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio: cosa aspettarci, che non abbiamo già visto precedentemente?

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