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Obiettivo riposizionamento

Un manager milanese alla guida di una delle ristrutturazioni di punta del gruppo Melià

Un manager milanese alla guida di una delle ristrutturazioni di punta del gruppo Melià

Di Massimiliano Sarti, 25 luglio 2013

Uno dei progetti più importanti di Melià Hotels International per il biennio 2013-14: la trasformazione dello storico hotel S’Argamassa di Ibiza da tradizionale villaggio per famiglie griffato Sol a resort di lusso destinato a confrontarsi con l’agguerrita competizione del mercato up-level mediterraneo. È l’obiettivo a cui sta lavorando, da qualche mese a questa parte, il milanese Alessandro Misani, già general manager del Melià Milano e del Me Madrid: «È la prima start-up che seguo e devo ammettere che un po’ di emozione la provo davvero. Io sono solitamente un tipo tranquillo, ma qui non posso negare di sentire la pressione. Tutto ciò, però, mi dà anche una grande motivazione: è allo stesso tempo il bello e il brutto del nostro lavoro. Il vero banco di prova, comunque, sarà la prossima estate, quando avremo finalmente completato i lavori di ristrutturazione che inizieranno a ottobre e che rivoluzioneranno completamente la struttura, dotandola di camere più grandi e servizi top. Uno dei possibili esiti dell’operazione è infatti quello di trasformare il S’Argamassa in un Me, ossia in una struttura parte del brand più prestigioso del gruppo Melià».

Domanda. Per l’estate 2013 cosa state facendo quindi?
Risposta. Per ora ci siamo limitati ad aprire un Nikki Beach all’interno della proprietà. L’operazione è frutto di un accordo di collaborazione tra la nostra compagnia e l’esclusivo marchio di beach club a stelle e strisce, che ha già portato all’inaugurazione di altri due locali simili presso il Me Cabo San Lucas, in Messico, e il Beach House di Mallorca.
D. Come mai questa partnership?
R. Perché il brand Nikki Beach si sposa perfettamente con la nostra strategia di riposizionamento: si tratta infatti di locali di tendenza, frequentati dal più esclusivo jet set internazionale. Basti pensare che il 60% della loro clientela è composto da proprietari di barche e yacht, abituati a girare il mondo spostandosi tra un Nikki Beach e l’altro.
D. Un villaggio Sol target famiglie, che sta per diventare con ogni probabilità un Me, e contemporaneamente l’apertura di un beach club dai tratti esclusivi: non una situazione facile da gestire…
R. Qualche preoccupazione, in effetti, ce l’avevo anch’io nell’introdurre un concept fortemente connotato in senso americano all’interno di un contesto mediterraneo come il nostro. Però devo dire che, per ora, tutto sta andando per il meglio: dopo appena una settimana di attività, il nostro Nikki Beach ha già registrato numeri impressionanti. Per quanto riguarda, invece, la trasformazione del villaggio, l’operazione di riposizionamento è già iniziata, tanto è vero che attualmente operiamo senza marchio.
D. Ma gli ospiti tradizionali del S’Argamassa non sono un po’ disorientati? Come state spiegando loro ciò che sta accadendo?
R. C’è qualcuno dei nostri clienti, in effetti, che quando parte ci saluta per sempre. Però noi ci sforziamo di parlare con tutti: mostriamo loro i rendering della struttura futura e facciamo notare che i servizi saranno migliori, e che ci saranno sempre i kids club; che saremo ancora in grado, in altre parole, di occuparci di loro e delle loro famiglie. Ai clienti storici, poi, offriamo persino un weekend di prova per l’anno venturo, in modo che possano sperimentare direttamente la nuova offerta.
D. C’è tuttavia anche una questione prezzi da superare…
R. Con la gestione delle tariffe online, e con un po’ di revenue management, si può fare in modo che il passaggio non sia eccessivamente traumatico. Certo, la compagnia, da tutta questa operazione, si aspetta un deciso incremento di revenue e i nostri reparti marketing, vendite e comunicazione sono già all’opera per assicurarsi che ciò avvenga.
D. Cosa state facendo, in particolare?
R. Prima di tutto stiamo contattando per tempo i tour operator, che iniziano tradizionalmente la propria programmazione con un anno di anticipo. Fino a oggi, peraltro, i to rappresentavano la fonte del 70% delle nostre presenze. Dall’anno prossimo vorremmo che tale percentuale scendesse al 30%, con un target più adeguato alla nostra offerta futura. Contemporaneamente stiamo lavorando sul rifacimento della nostra pagina web e presto ci attiveremo anche sui canali della distribuzione online.
D. La maggior parte della sua carriera si è svolta alla guida di hotel urbani, in particolare a Milano e a Madrid. Come mai Melià ha scelto proprio lei in vista di un’operazione di ristrutturazione così importante a Ibiza?
R. Credo dipenda dalle mie capacità relazionali: è grazie a me, per esempio, se il Melià Milano è diventato famoso per essere l’hotel meneghino preferito dall’Inter e da molti cantanti. A Madrid, invece, le mie conoscenze personali hanno fatto sì che Eros Ramazzotti girasse il video di uno dei suoi ultimi pezzi proprio nel Me della capitale spagnola, mentre, sempre a Milano, un’altra mia amica famosa, Simona Ventura, ha organizzato da noi molte feste ricche di glamour e invitati vip. Come amo spesso definirmi, non sono infatti un direttore da scrivania, ma una persona che vuole essere presente sul campo per tenere i contatti e curarsi delle pubbliche relazioni con gli ospiti.
D. A proposito di relazioni: come gestisce i rapporti dal lato del cliente interno, ossia da quello dei suoi collaboratori?
R. Mi piace molto lavorare con le persone. Il nostro, per di più, è un mestiere in cui occorre avere dedizione, perciò si ha spesso la fortuna di incontrare professionisti appassionati. Ciò detto, la mia filosofia di direzione si basa sull’ascolto e sulla collaborazione: soprattutto con i ragazzi più giovani, con cui occorre sforzarsi di capirne la mentalità e provare a colmare le differenze di età. Ma soprattutto provo sempre a fare in modo che chi lavora con me si diverta. È una caratteristica, quest’ultima, che mi riconoscono quasi tutti e che i collaboratori credo apprezzino davvero, se è vero che nelle strutture in cui ho lavorato, il turnover è stato sempre pressoché inesistente.
D. Per concludere, quali sono i suoi obiettivi futuri?
R. Ne parlavo giusto qualche giorno fa con i miei superiori: sto per aprire una struttura che ambisce a diventare uno degli indirizzi più prestigiosi di Ibiza; quale traguardo migliore ci può essere? Per ora almeno, a me basta così.

Chi è Alessandro Misani

Diplomatosi presso l´istituto alberghiero Amerigo Vespucci di Milano, Alessandro Misani inizia la propria carriera nell´ospitalità in Jolly Hotels, per poi passare nel 1998 in Atahotels. Qui, a soli 33 anni, diventa nel 2001 general manager del milanese Atahotel Quark Center Conferences. Cinque anni più tardi passa quindi nel gruppo Melià, alla guida del Melià Milano, dove rimane fino al 2011, quando assume la direzione del Me Madrid, prima di approdare, a marzo 2013, al S´Argamassa.

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