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Normativa, c’è bisogno di chiarezza

Di Antonio Caneva, 1 gennaio 2001

Chi opera nel settore del turismo è quotidianamente sollecitato da situazioni in cui la normativa, a voler essere generosi, si può definire complessa. Gli ultimi dieci anni, con l’avvento della rivoluzione tecnologica, hanno cambiato il modo di operare delle aziende, le quali, però, si trovano ancora a confrontarsi con leggi arcaiche, che, nel tempo, hanno subito modifiche, comunque sempre l’una intervenendo sull’altra, in un crescendo di confusione, in una specie di scatole cinesi. La legge quadro sul turismo, appena approvata dalla camera, fornisce un bell’esempio di questa situazione e ne riportiamo uno stralcio. Capo IV, articolo 11. 1) E’ abrogato il regio decreto legge 24 ottobre 1935, n. 2049, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 1936, n.526, e successive modificazioni.2) Al primo comma dell’articolo 62 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.773, le parole: “o di albergo” sono soppresse; al quarto comma del medesimo articolo 62, la parola “alberghi” è soppressa; di conseguenza alla lettera b del primo comma dell’articolo 111 del regolamento di esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635,….. Sappiamo bene che le attività turistiche, sono soggette, oltre che alla normativa specifica, alle norme che disciplinano la salute pubblica, gli standard urbanistici, la pubblica sicurezza, la prevenzione incendi, la fiscalità e numerose altre. Ora, ognuno di questi aspetti è regolamentato allo stesso modo, con intrecci normativi che si prestano ad interpretazioni ed obbligano gli operatori a veri e propri slalom, nel dubbio di non aver assolto, anche volendo, in modo corretto i propri doveri. Spesso, quando parlo con degli operatori stranieri, si meravigliano di come, nonostante le difficoltà di lavorare in Italia, si riesca comunque a svolgere la propria attività. Io rispondo che ciò è dovuto alla nostra naturale flessibilità, ma sono convinto che le cose andrebbero sicuramente meglio e con minor fatica se si potesse operare in un clima di maggior certezza, con, ad esempio, una serie di testi unici che regolassero le varie discipline. E’ chiedere troppo?

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