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Non tutti vedono nero

Di Marco Beaqua, 23 ottobre 2009

Molti già la chiamano jobless recovery, ossia ripresa senza lavoro: un’espressione sintetica per definire l’attuale congiuntura economica globale, che lancia timidi segnali di ripresa (e la mini espansione delle presenze alberghiere registrata ad agosto in Italia ne è una riprova), ma non pare far intravedere ancora all’orizzonte una contemporanea risalita dei tassi di occupazione. Un trend, quest’ultimo, che pare interessere ogni segmento economico, senza alcuna distinzione tra industria, commercio e servizi, compresi i trasporti e il turismo.
Non tutti però vedono un futuro completamente nero: una recente indagine condotta dall’Associazione direttori risorse umane Gidp-Hrda, tra le aziende italiane con più di 250 dipendenti, rivela come, nel periodo settembre-dicembre 2009, le imprese intenzionate ad assumere almeno una categoria di lavoratori siano ben il 58,8% del campione esaminato. In particolare, il 46,4% delle aziende contattate avrebbe in previsione di assumere principalmente impiegati, il 28,9% cercherebbe quadri, il 13,4% operai e l’8,2% dirigenti. Un dato significativo, quest’ultimo, secondo il presidente di Gidp-Hrda, Paolo Citterio: «Normalmente le media dei manager in azienda si attesta su livelli molto più bassi. Le ragioni di una propensione all’assunzione dell’8,2% vanno perciò probabilmente ricercate in due fattori diversi: il primo è che si è ricorso maggiormente ai tagli nel periodo settembre-dicembre 2008 e marzo-aprile 2009 e che i tagli più facili, anche se costosi, da sempre riguardano i dirigenti, mentre ora la tendenza è verso un rimpiazzo di alcuni dei licenziati. Il secondo, invece, rivela come le imprese, per navigare, abbiano bisogno di una dirigenza diversa: più capace, più determinata sugli obiettivi, nonché con deleghe maggiori e più incisive. Un cambio al vertice è, perciò, più che opportuno».
Certo, i dati Gidp-Hrda vanno senz’altro confrontati con quelli recentemente divulgati dall’Istat, secondo i quali il tasso di disoccupazione, in Italia, sarebbe cresciuto dal 6,7% del secondo trimestre 2008 al 7,4% dello stesso periodo di quest’anno. E con quelli dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che in un rapporto elaborato in occasione del G20 di Pittsburgh, parla di un possibile ulteriore deterioramento della situazione del lavoro in Italia, dove il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere la doppia cifra percentuale nel corso del 2010. Ma a rafforzare le speranze per un futuro più roseo ci pensa pure Manpower: da un suo recente studio sembrano, infatti, trapelare segnali di rinnovata fiducia da parte dei datori di lavoro italiani. La fase più critica della contingenza economica sarebbe, in altre parole, ormai alle spalle, mentre nell’ultimo trimestre del 2009 la situazione economica del paese dovrebbe stabilizzarsi e il quadro occupazionale, contenendo le perdite, procedere verso un graduale miglioramento. In particolare, il dato sulle previsioni occupazionali parla sì di un ulteriore calo del 3% al netto degli aggiustamenti stagionali, ma fa registrare pur sempre un miglioramento rispetto al -6% previsto per il trimestre precedente. La contrazione dell’occupazione, che finora ha coinvolto in maniera generalizzata tutte le tipologie di lavoratori, dovrebbe, inoltre, assumere caratteristiche differenti e investire maggiormente il personale non qualificato. «È un dato fortemente significativo, che rivela la profonda consapevolezza, da parte delle imprese, che la chiave per uscire dalla crisi e tornare a essere competitivi sono le persone che operano nell’azienda stessa», commenta il presidente e amministratore delegato di Manpower Italia, Stefano Scabbio. «Il livello di professionalità che il mercato del lavoro richiede oggi, e che richiederà nei prossimi anni, sarà dunque elevato e fortemente specializzato. A tutti i livelli».

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