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Non guardare il mondo con superficialità

Di Antonio Caneva, 16 luglio 2015

Ho un senso di malessere verso le persone che approfittano del prossimo, sfruttando la loro buona fede.
Mi dà particolarmente fastidio chi vuole imbrogliare con i vari trucchi ormai consueti: non tanto, per esempio, il finto ritrovamento di uno pseudo oggetto d’oro che viene offerto al passante di turno; ciò non mi contraria perché a monte c’è la malafede di chi acquista qualcosa che non dovrebbe acquistare (bisogna rendere quanto ritrovato al legittimo proprietario); mi contraria, piuttosto, chi truffa le persone anziane facendosi portatore di improbabili missive di nipoti inesistenti o chi sollecita la carità fingendosi zoppo, per poi scattare alla prima occasione.
Vicino alla mia abitazione, nei pressi di un ospedale, si aggira una signora, di circa 40 anni, ben tenuta, decorosamente curata, che estate e inverno avvicina i passanti proponendo improbabili situazioni e chiedendo un contributo: ha smarrito il borsellino e non ha i soldi per l’autobus; ha un pacchetto di fazzolettini da vendere; deve comperare l’acqua minerale per un degente e così di seguito.
Ormai, per gli abitanti del quartiere, pur essendo persona schiva, è una figura conosciuta e quando si avvicina viene respinta, talvolta con ruvidezza.
L’altro giorno ha cercato di fermarmi adducendo una risibile opportunità e ho allungato il passo per non risponderle male.
Forse per la calura, nella strada deserta, ho cominciato a riflettere chiedendomi: «Perché, invece di fare tanta fatica con questi puerili trucchetti, non chiede semplicemente la carità, come molti altri?».
Non ho trovato subito la risposta e, rischiando di farmi travolgere da una macchina attraversando la strada, ho cominciato a individuare una ragione: per decoro.
Mi sono fatto un disegno: una persona di una certa età può avere difficoltà a trovare un impiego, soprattutto se non è specializzata e, contemporaneamente, può sentirsi umiliata a chiedere la carità per strada; ecco allora che può aver individuato la soluzione in queste minuscole truffe, in cui non ci sono in gioco somme che mettono in crisi chi le elargisce e comunque consentono a chi le riceve di sopravvivere.
Questa persona si approfitta di chi è in buona fede? Probabilmente sì, ma lo fa con tanta scoperta bonomia che, riflettendo, non è da biasimare: la prossima volta che mi avvicinerà fingerò di crederle e la aiuterò.
E così dovremmo fare: non dare per scontato quello che a prima vista appare, ma cercare di capire le ragioni più profonde. Certo, è facile a dirsi; presi come si è da mille incombenze e problemi, generalmente non si ha tempo di soffermarsi su ogni cosa; ma se già cominciassimo…?

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