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Nella capitale del riso

Di Anna Goffi, 12 novembre 2004

Vercelli e riso: un binomio ormai assodato. Pochi sanno però che il territorio vercellese merita una visita turistica anche di più giorni. La città stessa, in meno di un chilometro, presenta una notevole concentrazione di capolavori d’arte, di architettura e di urbanistica. Si tratta di opere immortali con primato di eccellenza a livello internazionale come il Dugentesco, l’antico ospedale fondato nel 1223, la maestosa e splendida basilica di Sant’Andrea, costruita in soli 9 anni dal 1219 al 1227, con straordinari connubi romanico-gotici, influssi normanno-provenzali e una stupenda facciata in pietra verde chiusa tra due altissimi campanili, la piazza del duomo con la cattedrale e il seminario arcivescovile, la piazza d’Angennes con il campanile dell’anno mille; l’arcivescovado e lo straordinario tesoro del duomo, scrigno di tesori che conserva tra l’altro il celeberrimo Vercelli Book, primo libro scritto in lingua inglese.
Sempre databile intorno al mille è il Crocefisso romanico in lamina d’argento che con i suoi 3,25 metri d’altezza e 2,35 di larghezza è il più grande esistente di quel periodo e forse anche il più bello. Che dire poi della chiesa di San Cristoforo? Impossibile trascurarne la visita poiché i critici, grazie ai meravigliosi affreschi di Gaudenzio Ferrari, la considerano la cappella Sistina della città. Se ci si sposta in provincia le attrazioni interessano anche chi opta per il turismo sportivo. Infatti in Valsesia l’escursionismo è di casa e nella giusta stagione, grazie alle acque del fiume Sesia e al Monte Rosa, si possono praticare sport d’acqua come la pesca, la canoa o il rafting, o i classici sport invernali legati alla neve.
Sempre in Valsesia e precisamente a Varallo, oltre al paesaggio, affascina il santuario del Sacro Monte, fondato nel 1486 e oggi meta di turismo artistico-religioso per le sue 44 cappelle sparse sul pianoro, opera di insigni artisti che le hanno affrescate e arricchite con 800 statue, ad altezza naturale in legno e terracotta policroma, in modo da ricreare episodi biblici ed evangelici.
Il territorio, inoltre, offre interessanti sollecitazioni culinarie come i salumi, conservati in un’olla di terracotta (duja) e ricoperti di grasso per mantenerli morbidi e squisiti, le rane, i formaggi (tome) a pasta morbida o semidura, e i dolci tipici come i bicciolani, deliziosi biscotti speziati di pastafrolla al sapore di cannella e garofano. Ottima anche la produzione ortofrutticola riguardante pesche, kiwi, fagioli, asparagi e zucchini, oltre a una tipica qualità di pera chiamata madernassa.
Quanto al riso non è affatto azzardato dire che quello prodotto qui è il migliore del mondo. La Cascina Venería a Lignana, che è la più grande azienda risicola monocorpo in Europa, lo coltiva da più di 500 anni. Qui ai tempi d’oro lavoravano mille persone, mentre oggi la meccanizzazione ha ridotto gli addetti a sei in tutto per coltivare 750 ettari. Sempre alla Cascina Venería fu girato il famoso film di Giuseppe de Sanctis Riso amaro con Silvana Mangano e Vittorio Gassman. Sempre da qui è partito il Consorzio tutela varietà tipiche riso italiano che promuove l’alta qualità del prodotto e sponsorizza eventi per far conoscere e diffondere l’uso di questo cereale al grande pubblico, come è avvenuto per la XIII edizione della Festa del riso italiano di qualità, tenutasi per tre giorni alla fine di settembre sempre nel Vercellese e più esattamente nella Tenuta Castello di Desana.

Risotto alla zucca e gorgonzola

Ingredienti
300 gr. di riso Baldo, 50 gr. di burro, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 1 cipolla piccola tritata, 500 gr. di zucca gialla, 1,5 l di brodo vegetale bollente, 40 gr. di parmigiano reggiano grattugiato, pepe nero macinato al momento, gorgonzola.

Procedimento
Pulire la zucca, eliminando i filamenti interni e la buccia, tagliare e ridurne la polpa a piccoli pezzi.
Rosolare la cipolla nell’olio e in metà burro, appena prende colore aggiungere la zucca e cuocere per 8 minuti a fiamma moderata e mescolare. Aggiungere quindi il riso e tostarlo per circa 2 minuti. Unire un mestolo di brodo alla volta senza fare mai asciugare il riso. A cottura ultimata, spegnere il fuoco, unire il burro e il parmigiano rimasto e lasciare mantecare. A piacere si può smorzare il dolce della zucca con una piccola aggiunta di pepe nero macinato. Sul finire della cottura mantecare con burro e gorgonzola e servire all’onda.

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