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Moneta di carta o virtuale: basta che paghi!

Breve ma veridica storia della gestione della cassa in hotel: negli anni 1980 si passò dalla calcolatrice al calcolatore; oggi siamo alla dematerializzazione pura

Breve ma veridica storia della gestione della cassa in hotel: negli anni 1980 si passò dalla calcolatrice al

Di Dennis Zambon, 21 novembre 2018

C’era una volta l’Ige, l’imposta generale sulle entrate. Lavorando alla cassa del ristorante del Grande Albergo ai tempi dell’alternanza scuola-lavoro (alternanza vera: nove mesi a scuola e tre mesi stagionale in albergo…), capitavano i cosiddetti «passanti»: ospiti che non avevano la camera in albergo ma ci passavano (appunto) per il lunch o il dinner. A questi dovevi fare il conto e poi incassarlo. Il conto lo facevi a mano, ovviamente, aggiungendo al totale l’Ige: un 4% da calcolare manualmente. Il capo sosteneva che l’uso della calcolatrice riduceva la funzionalità del cervello provocando una eccessiva moria di neuroni.

Quindi niente calcolatrice, che all’epoca era un cubo di ferramenta con una manovella capace magicamente di sommare, dividere, sottrarre e moltiplicare numeri con una insostenibile produzione di inquinamento acustico.

Qui ci scappa una piccola divagazione: quando l’apparecchio sapeva fare solo le quattro operazioni di cui sopra, si chiamava «calcolatrice» (sostantivo femminile). Col tempo, ampliando enormemente le proprie capacità, è diventata «calcolatore» (sostantivo maschile). Ci sarà un qualche motivo…

Introdurre il calcolatore in albergo comportava una liturgia piuttosto laboriosa: chiudere tutti i conti con la saldaconti, fare la quadratura finale (lettura Z) e riaprirli nel calcolatore inserendo ex-novo tutti i dati anagrafici e di addebito dei clienti in casa, tutte le prenotazioni, i conti in sospeso…

Chiunque comprenderà che era molto più conveniente fare tale operazione con l’albergo più vuoto possibile e di notte. Anche la Grande Compagnia in questione si atteneva a queste due precise regole facilitatorie.

Nel Grande Albergo milanese chiudemmo tutti i conti, azzerammo la saldaconti verso mezzanotte e ci apprestammo ad avviare il calcolatore facendogli ingoiare dati su dati. Arrivò una coppia distinta, senza prenotazione, chiedendo una matrimoniale. Tenemmo da parte i documenti per fare il primo check-in elettronico a tempo debito ma la coppia scese dopo un paio d’ore creandoci non poche difficoltà per l’emissione della prima fattura elettronica della storia. Fortunatamente questi ospiti non erano molto interessati a uscire dall’hotel con la fattura in tasca… Tutto sommato valutammo che il nuovo sistema era nato sotto una buona stella.

Per il Grandissimo Albergo in Via Veneto, la nottata per lo start-up fu scelta con grandissima cura: con quattrocento e passa camere non potevamo rischiare. Quel venerdì notte sembrava proprio perfetto: bassissima occupazione, quindi pronti via con la solita procedura. Un paio di giorni preparatori al big bang per fare pulizia, predisporre l’hardware nuovo e piazzare le vecchie saldaconti sui carrelli, per poi portarle in rottamazione. Intanto arrivavano prenotazioni come se piovesse e il venerdì… albergo completo. Furono tre giorni e tre notti di ininterrotto presidio al ricevimento per puntellare inceppamenti e produrre formazione a cuore aperto.

A ripensarci, il passaggio dalla calcolatrice e dalla sua sorella maggiore, la saldaconti, al calcolatore fu abbastanza rapido. Ci si impiegò poco più di un decennio. Anni Ottanta del secolo scorso: in poco tempo si passò dalla fattura amanuense a quella elettronica (con qualche, molto malcelato, rimpianto da parte di certi albergatori: e il nero?). Ma sempre di carta era, coi buchini per farsi trascinare da rumorose stampanti ad aghi, soggette a improvvisi accartocciamenti meccanici. Uno spasso, con la coda al banco e l’obbligo di registrare le numerazioni saltate…

Per arrivare oggi, tra getti d’inchiostro e laser, alla dematerializzazione pura: la carta non c’è più, la fattura è puro spirito e naviga tra le nuvole da un computer all’altro con spostamenti istantanei. Per passare da una parte all’altra del banco del ricevimento farà il giro di mezzo mondo, ma l’essenziale è che arrivi all’Ospite. Ma la cosa più importante è sempre la stessa, dalla notte dei tempi: che l’Ospite abbia pagato con moneta vera. E non stiamo a guardare il capello: moneta di carta, di plastica o virtuale, basta che paghi!

 

*Dennis Zambon è Responsabile Jit Hospitality: la divisione consulenza di Job in Tourism

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