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Molte volte il pericolo si nasconde inaspettato dietro un gesto dalle apparenze tutt’altro che ostili

Di Umberto Giordano, 2 novembre 2007

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di Umberto Giordano, direttore dell’hotel Villa Stanley di Sesto Fiorentino (Fi), riferita a un episodio poco rassicurante occorso allo stesso autore non molto tempo fa. Un utile racconto per informare i nostri lettori di una nuova possibile e subdola minaccia che incombe su chi transita lungo le autostrade e le tangenziali della nostra Penisola.

Cari amici e colleghi,

scrivo a Job in Tourism per raccontare una spiacevole esperienza che mi è occorsa qualche giorno fa. Un episodio personale, che però ritengo utile divulgare perché spero possa aiutare altri colleghi a evitare di vivere avventure poco divertenti. Erano circa le ore 18 e stavo percorrendo all’altezza di Parco Medici il tratto autostradale Roma-Fiumicino in direzione della capitale. Mi trovavo sulla corsia di sorpasso quando avvertii il rumore di un colpo provenire dalla fiancata destra della mia autovettura. La sensazione era di aver urtato con il mio specchietto retrovisore laterale un’altra automobile. Immediatamente dopo il botto notai dietro di me una macchina, una Lancia Y bianca, che mi stava chiaramente “lampeggiando”. Decisi di rallentare, pensando di avere la cintura di sicurezza fuori dallo sportello destro o qualche altro problema similare che avesse provocato quel rumore. In quel mentre, venni raggiunto e superato dalla vettura alle mie spalle. I suoi occupanti gesticolavano vistosamente come per farmi capire che ero matto e che mi sarei dovuto fermare immediatamente. Pochi istanti dopo, cominciarono a segnalarmi con la freccia la loro intenzione di accostare l’auto lungo corsia di emergenza, a circa 200 metri dallo svincolo per Parco Medici. Stavo per fermarmi anch’io, quando notai, all’interno della Lancia Y, quattro personaggi poco raccomandabili e mi tornò alla mente una brutta avventura dalle caratteristiche sinistramente simili vissuta qualche tempo prima da un altro nostro collega. A quel punto, decisi di riprendere la mia marcia e puntare velocemente verso Roma. Appena giunto nella capitale, mi recai immediatamente al commissariato dell’Eur per sporgere denuncia. Il poliziotto di turno mi accolse osservando come da qualche tempo stessero accadendo avvenimenti simili a quello da me riferito. In fondo, mi disse, era andata bene: normalmente, il giochetto dello specchietto finiva con una rapina, il furto dell’auto e persino il sequestro del malcapitato autista per costringerlo a prelevare più contanti possibili con il proprio bancomat. Il tutto, naturalmente, condito da molte percosse. Da quanto ho capito, purtroppo, si tratta di un tipo di crimine abbastanza diffuso in tutta Italia. L’unico consiglio che ho ricevuto dalla polizia è stato quello di non fermarsi mai, in questi casi, in autostrada, ma di arrivare fino a un’area di servizio, chiamando, nel frattempo, il 113 con il cellulare. Non è molto, lo so, ma ritengo comunque opportuno informare quante più persone possibile di un pericolo nuovo, che, travestendosi sotto le spoglie abituali di un gesto gentile, minaccia chi transita per le autostrade e le tangenziali di tutto il Paese.

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