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Milano, Expo 2015 inizia adesso?

Di Rossella Taffa, 17 luglio 2009

È passato ormai più di un anno dalla vittoria di Milano nella corsa per ospitare Expo 2015 ma gli scenari, da allora, sono mutati notevolmente. Il trionfalismo dei primi mesi è quasi scomparso, mentre gli effetti congiunti della situazione economica e del sisma abruzzese sembrano mettere a repentaglio i programmi per l’Esposizione universale. Per questioni di budget Milano ha infatti già rinunciato al promesso padiglione di Shangai e sta studiando qualche formula di ripiego per cercare di salvare almeno la faccia. Segnali non certo confortanti giungono poi dal governo, che parla sempre più spesso, peraltro non corroborando finora le dichiarazioni con dati precisi o definitivi, di un possibile ridimensionamento delle risorse a disposizione, mentre sono solo di pochi mesi fa le polemiche in merito alla nomina dell’amministratore delegato di SoGe, la società incaricata di gestire Expo 2015. A fine maggio è giunto persino un ammonimento ufficiale da parte del Bureau international des expositions (Bie) per i ritardi accumulati da Milano nell’organizzazione dell’evento. Capire, perciò, a che punto sia, e in che direzione stia andando un evento di primaria importanza per il comparto turistico, come Expo 2015, è fondamentale per tutti coloro che devono decidere strategie e opportunità di sviluppo delle imprese dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità, soprattutto in area lombarda. Ecco allora, mentre sono in corso gli stati generali voluti dal presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, per coinvolgere la cittadinanza, una breve sintesi di un recente incontro con la stampa tenuto da alcuni dei protagonisti principali dell’organizzazione della prossima Esposizione universale di Milano.

«L’Expo è un’occasione straordinaria per il rilancio di Milano e della Lombardia. Ma è anche un’opera che per avere successo richiede serietà, dedizione e determinazione. Vedo con piacere che il presidente della SoGe, Diana Bracco, si sta muovendo in questa direzione. Se dovessimo fallire, sarebbe solo ed esclusivamente colpa nostra. Ma è un’eventualità che non intendo neppure prendere in considerazione». Con queste parole Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia, ha espresso la propria fiducia nella macchina organizzativa dell’Expo, nonostante il ritardo accumulato e il declassamento di Malpensa, che riduce sensibilmente l’accessibilità aerea, soprattutto quella intercontinentale, di Milano e della Lombardia. Un momento difficile, che fa quasi dimenticare le dichiarazioni trionfali rese il giorno della vittoria di Milano su Smirne. «Siamo in ritardo? Benissimo, tutti finalmente capiranno che è giunta l’ora di assumersi le proprie responsabilità, perché il compito è arduo e va affrontato con impegno e serietà. Malpensa è in crisi? Vorrà dire che Milano e la Lombardia si rimboccheranno le maniche e lavoreranno per far tornare grande il loro aeroporto», ha continuato Formigoni durante un incontro con i giornalisti. «Un’esposizione universale richiede una sinergia di professionalità ad altissimo livello: figure molto competenti e in grado di lavorare insieme per raggiungere i migliori risultati possibili. Va considerato anche che siamo in tempo di crisi e che tutto deve essere pianificato con grande attenzione ai costi».
Così, per provare a recuperare il terreno perduto e per cercare di cancellare la pessima immagine che Milano ha purtroppo dato di sé sul piano internazionale in questi mesi, il sindaco Letizia Moratti e l’amministratore delegato di Expo 2015, Lucio Stanca, hanno fortemente voluto rendere evidente la presenza dell’Esposizione universale e della stessa città di Milano durante le giornate del G8 in Abruzzo. Il tutto, grazie a due aree espositive allestite all’interno della mostra “L’arte del saper fare bene italiano”, in programma fino al prossimo 6 agosto nella caserma della finanza di Coppito, a L’Aquila, dove si è svolto il vertice tra i grandi della terra. La prima parte dell’esposizione, in particolare, ripercorre la storia di Milano dall’Expo del 1906 fino ai progetti per il 2015, mentre l’altra è costituita dalle teche che contengono alcuni disegni leonardeschi: prima esposizione mondiale in assoluto di otto fogli originali del Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci. «Milano e l’Expo si sono presentati alla comunità internazionale», ha spiegato Letizia Moratti, «con uno spazio che vuole raccontare il significato dell’Esposizione universale e le opportunità di sviluppo sostenibile che l’Expo può offrire al mondo, anche grazie ai progetti di cooperazione internazionale. La presenza di Expo 2015 al G8 ha inteso essere la sintesi dell’arte, della scienza e del progresso che si riconosce nell’uomo vitruviano leonardesco, simbolo del logo di Expo 2015».
Il tutto, in linea con l’ambizioso slogan dell’Esposizione universale milanese: il messaggio “Nutrire il mondo, energia per la vita” implica il coinvolgimento dell’intera città lombarda in un programma preciso per approfondire temi sempre più pressanti e che richiedono il contributo di tutti i cittadini. Cosa aspettarsi, allora, dalle istituzioni? Sicuramente più chiarezza. Ma anche qualcuno che sappia guidare Milano verso stili di vita diversi e che sia in grado di sensibilizzare pure i più scettici. Solo in questo modo si potrà, infatti, superare il pessimismo dilagante, che riguarda soprattutto le persone delegate a gestire con la mente, ma anche con l’anima, una manifestazione così importante per il capoluogo lombardo e, di riflesso, per tutto il nostro paese.

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