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Male, no bene, anzi così così…

Di Antonio Caneva, 17 dicembre 2010

Un altro anno sta per terminare e ci troviamo a fare il consuntivo di questi mesi, vissuti con poche certezze, a riprova del periodo tribolato.
Nel corso dell’anno non ricordo una notizia che regolarmente non sia stata immediatamente smentita: l’economia si sta riprendendo, anzi no, però…; le immondizie nelle strade, a Napoli, sono state rimosse, no, si sono riformate, però meno di prima…; il turismo è cresciuto, è vero, ma non dappertutto, alcuni chiudono (o peggio)…; finalmente la finanza internazionale e le banche si stanno stabilizzando, anzi no, c’è ancora pericolo di contagio, comunque meno di prima…; il terremoto in Abruzzo è stato spettacolarmente gestito (che non sia forse solo spettacolarmente, senza gestito?)…; la situazione dei mutui casa in Italia non è come all’estero, nel contempo si parla del 25% di questi «incagliati»…
Così è andato l’anno: ottimismo e docce fredde.
Nel frattempo la politica fa la sua parte: al momento di scrivere non si è ancora consumato il dibattito parlamentare e quindi nel leggere queste note si conoscerà l’evoluzione degli eventi. Cambierà qualcosa? Non a breve certamente; malgrado le promesse nessuno ha la bacchetta magica e quindi solo i prossimi mesi forniranno adeguate indicazioni.
Quindi ci apprestiamo a un nuovo anno di dispiaceri?
Non necessariamente; sotto i tappeti abbiamo trovato un cumulo di sporcizia che ha richiesto (e richiede) più tempo del previsto per essere rimossa ma, in certi contesti, si intravvede la fine del processo di pulizia.
Viviamo un momento epocale dove non tutto è negativo: l’apertura dei mercati asiatici, la stabilità dell’euro, l’occasione per realizzare processi di riorganizzazione sono aspetti non trascurabili cui guardare per la ripartenza della nostra economia e questi, attualmente, sono realtà indiscusse.
Probabilmente vivremo un altro anno di chiaroscuri con indicazioni positive sempre più ravvicinate; d’altronde, le certezze che conoscevamo sino a pochi anni orsono probabilmente sono definitivamente concluse: siamo nell’era della discontinuità.

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