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L’Italia ha il suo Piano strategico per il turismo

Approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri, il documento ora attende la sua fase più importante: quella attuativa

Approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri, il documento ora attende la sua fase più importante:

Di Marco Beaqua, 23 febbraio 2017

Un progetto articolato, suddiviso in 13 target specifici, 52 linee di intervento e quattro obiettivi fondamentali: diversificare l’offerta, innovare il marketing del brand Italia, accrescere la competitività e migliorare la governance del settore. Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il Piano strategico del turismo 2017-2022, che delinea lo sviluppo del settore nei prossimi sei anni. Presentato dal ministro Dario Franceschini, il documento aveva appena concluso l’iter parlamentare alla Camera e al Senato, accogliendo le osservazioni emerse nel corso del dibattito, in particolare riguardo all’esplicita attenzione alle aree del terremoto e all’integrazione delle politiche turistiche con quelle di industria 4.0 (il piano del governo per incentivare lo sviluppo di attività d’impresa innovative, ndr). Ottenendo l’approvazione definitiva del governo, esso diventa quindi, a tutti gli effetti, lo strumento dal quale discenderanno azioni operative, in termini di provvedimenti per il comparto.
«Un testo di svolta, elaborato con il pieno coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli esperti del settore, che rafforza l’idea di Italia come museo diffuso e, proponendo anche nuove destinazioni, individua nel turismo, sostenibile e di qualità, uno strumento di policy per il benessere economico e sociale di tutti», ha commentato lo stesso Franceschini.
Oltre ai quattro obiettivi principali, il piano prevede una serie di punti fermi sostanziali: rivoluzione digitale, adeguamento della rete infrastrutturale, riduzione degli oneri burocratici e fiscali, miglioramento della quantità e qualità dell’occupazione, semplificazione del sistema normativo. Particolare attenzione va inoltre alla diversificazione delle mete turistiche, per indirizzare i flussi turistici verso territori ricchi di potenzialità ancora inespresse, quali aree rurali, piccole e medie città d’arte, parchi naturali e marini. Tre infine i principi trasversali che dovrebbero sovrintendere a tutte le azioni previste dallo stesso piano: sostenibilità, innovazione e accessibilità.
Una bella scatola, insomma, che ora va riempita di contenuti reali, tramite un preciso programma attuativo e soprattutto il reperimento delle risorse necessarie. Conforta il fatto che il piano, nato da un ampio confronto tra ministeri, regioni, Anci, sindacati e associazioni di categoria, con il coordinamento della direzione generale del Turismo, è anche frutto di un inedito processo di partecipazione e condivisione, avviato con gli Stati generali del turismo di Pietrarsa (ottobre 2015 e aprile 2016) e costruito pure con l’utilizzo di strumenti digitali (piattaforma online, sito web e canali social). Preoccupa invece la cronica instabilità del nostro sistema paese, che nei soli ultimi sei anni ha cambiato ministro del Turismo già quattro volte…

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