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L’hr manager ideale

Nella ricerca coinvolte molte imprese del turismo

Nella ricerca coinvolte molte imprese del turismo

Di Marco Beaqua, 10 settembre 2010

Qual è il profilo ideale dello human resources manager del futuro? Qual è quello attuale? E in cosa si discostano l’uno dall’altro? Sono queste le domande a cui ha cercato di rispondere il Cornerstone institute, la divisione del gruppo specializzato in executive search, Cornerstone, che si occupa di sviluppo organizzativo e di valutazione del potenziale, tramite una ricerca specifica condotta in collaborazione con l’Associazione italiana per la direzione del personale (Aidp) e con il supporto scientifico e metodologico della cattedra di pedagogia sociale e del lavoro dell’università degli studi Roma tre.
Un’analisi preliminare, effettuata con un gruppo di testimonial Aidp, ha così tratteggiato il nuovo identikit del direttore risorse umane ideale: un professionista capace di costruire forti reti relazionali e di implementare azioni di sviluppo del personale, non limitandosi al controllo e al contenimento dei costi; un individuo empatico, di mente aperta, dotato di valori orientati al servizio e alla dimensione economica; in sintesi, un manager in grado di influenzare i suoi interlocutori e di trovare il consenso alla validità delle proprie proposte.
I risultati della ricerca condotta sul campo, però, si sono discostati nettamente da tale modello ideale. L’indagine, realizzata su un campione di oltre 130 soggetti appartenenti ad altrettante aziende presenti su tutto il territorio italiano, di cui il 47% operante nell’ambito dei servizi e con una buona partecipazione di imprese attive nel settore turistico, mostra infatti, nella maggior parte dei casi, human resources manager dotati di skill e capacità personali ben diverse da quelle del direttore risorse umane perfetto: più orientati ai valori di potere e di competenza piuttosto che di servizio e di supporto, i profili individuati mostrano una mente sistematica e intuitiva, che consente loro di essere sì dei problem solver, ma non sempre attenti alla visione globale e strategica d’impresa.
In questo quadro generale spiccano, tuttavia, alcuni dati particolarmente interessanti: dal confronto tra il modello ideale e la realtà si evince, infatti, che le donne in genere, e i professionisti che operano all’interno del comparto servizi, sono più vicini al profilo perfetto. Di contro, i manager del Nord-Ovest e quelli di aziende di grandi dimensioni, con oltre mille dipendenti, appaiono meno vicini al prototipo delineato. Ciò doverosamente premesso, la forte differenziazione individuale delle risposte fornite dai professionisti coinvolti nell’indagine evidenzia, tuttavia, come il vero discrimine sia ricercare principalmente nelle qualità personali degli human resources manager. È quindi di queste caratteristiche che è necessario tener conto nei processi di selezione dei responsabili risorse umane.
«Oggi, per rispondere alle esigenze delle aziende moderne», sostiene, infatti, il managing partner di Cornerstone Italia, Gianni Perri, «lo human resources manager deve essere una persona sempre più dotata di caratteristiche in linea con quelle indicate dall’indagine preliminare e non più meramente un tecnocrate della contrattazione e della gestione dei costi del personale. E questo assunto è valido anche per quanto riguarda i professionisti che operano nell’ambito del turismo. Il direttore risorse umane del terzo millennio, in altre parole, deve essere una persona in grado sia di curare l’attivazione delle potenzialità del personale, coerentemente con le strategie aziendali, sia di adottare, nelle relazioni con gli individui, uno stile empatico e influenzante. Deve essere, insomma, una persona che sappia coinvolgere il management nell’attivazione di progetti di sviluppo, capaci di ridefinire in termini di engagement il contratto psicologico tra l’azienda e le proprie risorse».

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