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Le previsioni degli istituti internazionali

Di Antonio Caneva, 27 luglio 2017

Mai come quest’anno un insieme di fattori sta contribuendo alla riuscita della stagione turistica: tra questi il bel tempo perdurante, il cupo terrorismo che ha colpito in alcuni paesi del Mediterraneo e ha indotto molti a non allontanarsi troppo dall’Italia, un qualche ottimismo sul lato della ripresa economica.
L’economia manda segnali positivi, che fanno ben sperare. Banca Italia ha rivisto all’insù le aspettative di crescita del pil, portandolo all’1,4%, e questo induce ad alcune riflessioni sulla validità delle previsioni dei grandi istituti mondiali.
Da una tabella comparativa del Corriere della Sera leggo che in primavera (quindi non anni addietro) l’Unione europea prevedeva una crescita per l’Italia dello 0,9 %, la Banca mondiale dello 0,9%. Sembra poco, ma parliamo di uno scarto di circa il 50%, sul quale poi si basano le politiche dei paesi o, come nel caso dell’Italia, anche delle imposizioni che vengono da Bruxelles e che, in definitiva, toccano le tasche di noi tutti.
La stima più errata è stata quella del Fondo monetario internazionale (che decretava lo 0,8%), la cui presidente, Christine Lagarde, succeduta a Dominique Strauss-Kahn a seguito delle dimissioni per la nota vicenda dello scandalo sessuale di New York, con queste stime corre il rischio di essere ricordata più per la sua innata e raffinata eleganza (non posso fare a meno di ammirarla ogni volta che appare in televisione), che per la precisione delle previsioni del suo istituto.
Speriamo continuino a sbagliarsi e noi a crescere.
Siamo così arrivati a un momento di pausa. Non mi resta che augurare a tutti voi un buon agosto e salutarvi, con un arrivederci a settembre, sperando che, come scrive Dario Di Vico, sempre sul Corriere, «l’economia reale resti in cima all’agenda; in tanti infatti temono (giustamente) che chiusi gli ombrelloni parleremo solo di collegi elettorali, candidati e sgambetti tra leader».

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