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Le nuove frontiere dell’India

Il calore con cui sono stato accolto mi ha davvero emozionato

Il calore con cui sono stato accolto mi ha davvero emozionato

Di Massimiliano Sarti, 26 agosto 2011

«Sinceramente, lavorare qui in India è molto più divertente». La dichiarazione, di una chiarezza lapidaria, è di Giorgio De Roni, già chief revenue officer di Air One, e da maggio di quest’anno ceo della low cost indiana GoAir: una giovane compagnia in forte espansione che negli ultimi due anni ha registrato un Cagr (l’indice che misura il tasso di crescita annuale composto) del 55%. Un dato che, unito alle straordinarie opportunità di un mercato in grande sviluppo, con tassi di crescita attorno al 20% per un totale di circa 50 milioni di passeggeri rispetto a una popolazione di oltre un miliardo di persone, ben fa comprendere quanto stimolante possa essere l’ambiente indiano: uno spazio aperto, con ampi margini di manovra dove è ancora possibile esplorare nuove frontiere, soprattutto in termini di «politica commerciale, di espansione del network e di sviluppo delle destinazioni turistiche».
Certo, non è tutto rosa e fiori quello che si trova in India. «Il mercato è ancora fortemente regolamentato, gli aeroporti operano con molte limitazioni rispetto a quelli europei e gli oneri in materia di sicurezza negli scali sono totalmente a carico delle compagnie, mentre i bassi livelli del costo del lavoro sono compensati dal pesante carico delle imposte sui carburanti», spiega De Roni. «E poi il sistema delle infrastrutture è ancora poco sviluppato. Anche se, da questo punto di vista, il governo nazionale sta portando avanti dei programmi decisamente interessanti».
L’idea di De Roni, che vanta una lunga esperienza nell’aviazione civile europea alle spalle, non è però quella di trasferire semplicemente i modelli del Vecchio continente nel contesto indiano. «Sarebbe un’impresa impossibile, perché si tratta di due mercati decisamente differenti. La linea su cui mi sto muovendo è quella di capitalizzare la mia esperienza europea traducendola liberamente nel nuovo ambiente in cui mi trovo. In India, per esempio, i modelli low cost e quelli di linea sono ancora decisamente separati, a differenza di quanto sta avvenendo in Occidente, dove ormai le offerte delle compagnie tradizionali e delle linee aeree a basso costo tendono a confondersi tra di loro. Qui, inoltre, la competizione si basa soprattutto sul prezzo e sugli indici di puntualità, verso cui gli indiani mostrano una particolare sensibilità e che l’ente dell’aviazione civile nazionale pubblica mensilmente, in un contesto, da questo punto di vista, di estrema trasparenza».
De Roni in India è appena arrivato, tuttavia è già rimasto piacevolmente sorpreso dal nuovo ambiente: «In questi primi mesi di lavoro in GoAir, approfitto dei weekend per visitare tutti gli scali in cui siamo presenti. In uno di questi viaggi mi sono recato in Ladakh, nel nord del paese. E il calore con cui sono stato accolto mi ha davvero emozionato: al mio arrivo ho trovato ad aspettarmi non solo tutto il nostro personale di stanza in quella regione, ma anche la polizia e le autorità locali. Qui in India, come peraltro in tutti i sistemi economici in crescita, si può respirare un grande entusiasmo. E le persone, i dipendenti della compagnia che incontro ogni giorno, dimostrano tutti forti motivazioni, meticolosità nel lavoro e un sincero attaccamento alla compagnia. Se a ciò si aggiunge la naturale inclinazione all’ospitalità che hanno i popoli orientali, si può ben capire come questa esperienza, oltre a essere estremamente arricchente, mi stia persino sorprendendo».
Sposato con due figli, De Roni ha peraltro preso la decisione di trasferirsi in India di comune accordo con tutta la famiglia: «Nostro figlio più grande è già due anni che vive a Chicago per studio, mentre quello più piccolo, che ha appena terminato la quinta ginnasio, presto mi raggiungerà in India per un’esperienza formativa culturalmente irripetibile. È chiaro, insomma, come la nostra famiglia sia abbastanza aperta a questo tipo di soluzioni. Del mio trasferimento, però, abbiamo discusso tutti assieme: perché si trattava di una scelta di vita importante, che oggi spero di poter prolungare il più a lungo possibile. Anche se non penso che mi fermerò qui per sempre: la pensione, almeno per ora, credo proprio di volermela ancora godere in Italia».

La compagnia
Lanciata nel novembre del 2004, GoAir è di proprietà del gruppo indiano Wadia, la cui attività, iniziata nel campo delle costruzioni navali, vanta una storia di oltre 275 anni. Attualmente opera con dieci A320 di età media di due anni su 18 differenti destinazioni interne, con oltre 11 mila passeggeri al giorno e un market share complessivo, a marzo 2011, del 6,03%. Ha inoltre all’attivo ordini per altri dieci vettori, il cui arrivo è previsto entro il 2014 e prevede, nel futuro, anche la possibilità di sviluppare tratte internazionali. È, infine, la più giovane compagnia esistente a essere certificata Iosa: il programma di valutazione della sicurezza elaborato dall’International Air Transport Association (Iata).

Una breve biografia
Laureatosi in lingue straniere, Giorgio De Roni inizia la propria carriera nel mondo dell´aviazione civile nel 1983, approfondendo le sue conoscenze, tra l´altro, in istituti ed enti prestigiosi come, tra gli altri, il Massachusetts Institute of Technology di Boston, la London Business School e l´International Civil Aviation Organization (Icao). Già direttore marketing in Alisarda (in seguito Meridiana), De Roni è poi vice president commercial in Alpi Eagles. Tra il 1999 e il 2008 lavora quindi in Air One, dove assume, tra l´altro, l´incarico di chief revenue officer. Prima di approdare in GoAir, a maggio di quest´anno, è infine consulente della compagnia irlandese di leasing aereo, Aircraft Purchase Fleet.

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