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Lavorare a bordo di un aereo

Un modo per vedere il mondo e conoscere sempre nuove persone

Un modo per vedere il mondo e conoscere sempre nuove persone

Di Massimiliano Sarti, 27 agosto 2010

«La mia è certo una professione che, per sua stessa natura, impone a chi la pratica di trascorrere molti giorni in trasferta», racconta il commissario di bordo di Emirates airline, Valerio Sciamannetti. «Allo stesso tempo, però, mi permette pure di visitare luoghi che prima potevo solo immaginare con la fantasia. Le persone a cui tengo veramente, così, capiscono le necessità del mio lavoro. E quando sono a terra, riusciamo ad apprezzare ancora di più il tempo che trascorriamo assieme».
Una visione sicuramente romantica della professione, che peraltro è pienamente condivisa anche da un altro membro degli equipaggi Emirates, il senior flight steward Alessandro Falduto: «Quando accetti di lavorare a bordo di un aereo sai già quello che ti aspetta, anche in negativo. Molti, però, sono i motivi che spingono una persona a intraprendere questa carriera: è un modo per vedere il mondo, visitare tanti paesi e conoscere sempre nuove persone. Non c’è mai un giorno uguale agli altri. E tutto ciò contribuisce a renderlo davvero un mestiere affascinante».
Le più recenti evoluzioni tecnologiche, inoltre, hanno fatto diventare oggi le comunicazioni a distanza molto più semplici di un tempo. «Il mondo è sempre più connesso», riprende Sciamannetti, «ed è sempre più facile rimanere in contatto con le persone a cui si tiene. Certo, anche la nostra professione ha i suoi svantaggi. A cominciare dal fastidioso fenomeno del jetlag. Ma le soddisfazioni superano di gran lunga le difficoltà».
Il bilancio costi-benefici pende a favore del secondo fattore anche per Falduto: «Mi ritengo molto fortunato: frequento hotel di lusso, guadagno un salario esente tasse di buon livello, beneficio di sconti e vantaggi per i miei viaggi e quelli della mia famiglia. Vivo, infine, in una splendida città. Cosa si può volere di più?».
Dubai, la base di Emirates, è in effetti considerata una città attraente anche da chi, sugli aerei, lavora al di là della porta che divide la fusoliera dalla cabina di pilotaggio, come il capitano italiano Dominique Fanucci: «A Dubai abito ormai da dieci anni e per me è ormai diventata una casa lontana da casa. L’inverno qui è davvero mite, con le temperature che non scendono mai sotto i 19 gradi, e ci sono letteralmente centinaia di chilometri di spiagge bianche di cui approfittare. Per le famiglie, poi, Dubai è dotata di molte scuole internazionali e ci sono anche parecchie occasioni da sfruttare per il proprio tempo libero».
A detta di Fanucci, la stessa compagnia Emirates offre, inoltre, alcune opportunità speciali che non sempre i piloti possono sperimentare altrove: «La varietà, a mio parere, è il sale della vita: mentre in molte linee aeree i piloti tendenzialmente si specializzano nel breve o nel lungo raggio, in Emirates ci consentono di cambiare spesso. E io trovo davvero appagante poter volare un giorno verso la vicina Doha, in Qatar, e quello successivo a Melbourne, in Australia».
Soprattutto, però, lavorare in una compagnia aerea significa potersi spesso confrontare con tantissime culture differenti. «La moltitudine di religioni e nazionalità che si possono incrociare da noi è davvero impressionante», conclude Fanucci. «Una della cose che mi affascinano di più, in particolare, è la possibilità di discutere con persone dai punti di vista tanto differenti. Raggiungere una conclusione comune, in questi casi, è un’esperienza che reputo estremamente arricchente, a livello sia personale sia professionale».

I percorsi di carriera

Emirates è una compagnia in costante espansione, che vanta oggi 147 velivoli, con altri sei in arrivo entro dicembre. Per l’anno finanziario 2009-2010, concluso a fine marzo, il gruppo Emirates, che comprende anche l’omonima linea aerea, ha annunciato inoltre un utile netto di 4,2 miliardi di dirham (pari a circa 1,1 miliardi di dollari), con un incremento dei profitti del 248% rispetto ai dodici mesi precedenti.
In tale scenario, ampie sono le possibilità di crescita all’interno della compagnia per chi si dimostra più attivo e intraprendente. «La nostra è una linea aerea in rapida espansione. Molte sono perciò le opportunità per i nostri collaboratori», spiega il vice president recruitment del gruppo, Rick Helliwell. «Oltre a uno stipendio generoso, ai premi di produttività e a un programma di condivisione degli utili, ai nostri piloti, in particolare, offriamo anche sistemi di previdenza e assicurazione medica e dentistica avanzati. Non solo: per i migliori, gli avanzamenti di carriera sono abbastanza rapidi. Basti pensare che da noi si può diventare capitano dopo meno di cinque anni di servizio come primo ufficiale».
Non molto diverso è poi il discorso per il resto del personale di bordo: «Lo schema di carriera, in questo caso», prosegue Helliwell, «dà ampie opportunità di crescita tra una classe e l’altra dell’aereo. Di solito si inizia in economy e poi si è promossi in business e, infine, in first class. In relativamente poco tempo, rispetto agli standard internazionali, si può inoltre raggiungere anche la carica di commissario di bordo. È importante, infine, sottolineare come Emirates dia sempre priorità al proprio personale interno quando è alla ricerca di nuove risorse per il proprio gruppo. Buone sono perciò anche le possibilità di crescita negli head office della compagnia. Compatibilmente, naturalmente, con le inclinazioni e le capacità di ciascuno».

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