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L´ascesa dell´hôtellerie cinese

La top 10 Mkg Hospitality sancisce la crescita globale dei gruppi dell'ex Celeste impero

La top 10 Mkg Hospitality sancisce la crescita globale dei gruppi dell'ex Celeste impero

Di Marco Beaqua, 9 aprile 2015

Cresce la presenza di operatori dell’ex Celeste impero tra i big dell’ospitalità globale. A far compagnia a Home Inns, prima realtà dell’ospitalità cinese a entrare appena l’anno scorso nell’empireo dei più grandi player mondiali dell’hôtellerie, giunge infatti ora il gruppo Jin Jang, che conquista il decimo posto della top 10 elaborata dalla società di consulenza francese Mkg Hospitality. La new entry è la conseguenza diretta di una delle transazioni più importanti avvenute nel 2014 sul mercato dell’ospitalità mondiale: l’acquisto, da parte della stessa Jin Jang, dell’operatore transalpino Louvre Hotels Group, con la sua dote di 95.071 stanze. Alla data del 1° gennaio 2015, il gruppo Jin Jang vanta così un’offerta di 241.910 camere, non lontana da quella del connazionale Home Inns che, a quota 296.075 stanze, conferma la nona posizione del 2014 e registra un dinamismo comunque rilevante (+15,4% camere in un anno). Ma la scalata cinese al mercato dell’accoglienza globale è testimoniata anche dall’undicesima posizione di un’altra realtà dell’ex Celeste Impero come il gruppo Huazhu, capace di incrementare il proprio portafoglio del 37,3% nel solo 2014, per un’offerta complessiva che ora si trova appena al di sotto di quota 210 mila camere.
«Le compagnie cinesi dell’hôtellerie stanno crescendo a ritmi sostenuti ormai da diversi anni», commenta il ceo e fondatore di Mkg Hospitality, Georges Panayotis. «Mentre fino a qualche tempo fa i loro obiettivi di sviluppo erano però concentrati soprattutto sul mercato domestico, adesso molti gruppi dell’ex Celeste impero stanno adottando un’ottica di espansione globale, i cui effetti si cominciano a manifestare già ora. Ma soprattutto i player cinesi dell’ospitalità dimostrano di avere oggi una strategia industriale più dinamica di altri». E ciò li porterà inevitabilmente a ricoprire un ruolo da protagonisti nelle iniziative legate alle nuove costruzioni alberghiere e di conseguenza a esercitare un’influenza importante sulla genesi dei nuovi trend dell’ospitalità globale. «Il fatto è», prosegue Panayotis, «che le compagnie internazionali di lungo corso, con il loro tradizionale approccio asset light, non si sono sempre dimostrate propense a investire capitali adeguati alle loro pur ambiziose politiche di sviluppo».
A dominare la classifica globale, almeno per ora, rimane tuttavia la triade del club degli over 700 mila: il colosso britannico InterContinental (710.295 stanze; +3,4% rispetto al 2014), tallonato dall’americana Hilton Worldwide (708.268; +5,4%) e da un’altra major statunitense come Marriott International (701.899; +5,9%). Il 2014 della compagnia di Bethesda, nel Maryland, è stato in particolare caratterizzato dall’acquisizione dell’operatore sudafricano Protea, con le sue 122 strutture e oltre 10 mila camere.
Tra le altre realtà inserite nella top 10 un certo dinamismo ha poi caratterizzato anche Accor, che conserva la sua sesta piazza ma vede crescere significativamente il proprio mega brand ibis (+7%). La compagnia francese ha inoltre stipulato, nel corso del 2014, una partnership strategica proprio con la cinese Huazhu per lo sviluppo dello stesso marchio ibis nell’ex Celeste impero (obiettivo dichiarato: tra i 350 e i 400 nuovi hotel entro il 2020). Nella medesima direzione si è peraltro mossa anche Hilton che, sempre l’anno scorso, ha chiuso un accordo simile con un’altra realtà del grande paese orientale come Plateno Hotels Group (oltre 190 mila camere) per l’apertura di 400 Hamton by Hilton in Cina.

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