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L’aria è più leggera tra gli hotelier

A Sain-Vincent si è vista una categoria finalmente consapevole delle proprie potenzialità

A Sain-Vincent si è vista una categoria finalmente consapevole delle proprie potenzialità

Di Massimiliano Sarti, 5 maggio 2016

Abusivismo, agenzie online e tasse. Il menu dei cahiers de doléances è come al solito completo in occasione dell’assemblea generale Federalberghi. Se è vero però che questi appuntamenti rappresentano spesso altrettante occasioni preziose in cui prendere il polso a una categoria, comprenderne umore e sentire diffuso, a Saint-Vincent si è respirata un’aria certamente meno pesante rispetto al recente passato, ma densa di ottimismo e di orgoglio alberghiero.
Dopo un 2015 tutto sommato positivo, se si eccettua il dato sull’occupazione rimasto in territorio negativo per il quinto anno consecutivo, i primi tre mesi del 2016 si sono infatti rivelati da record per l’hôtellerie nazionale. E ciò grazie sia a un incremento delle presenze del 5,3% rispetto al medesimo trimestre dell’anno scorso (+6.3% la domanda domestica; +4,3% quella internazionale), sia soprattutto alla tanto attesa ripresa delle assunzioni, cresciute tra gennaio e marzo dell’1,9% complessivo (+3% i contratti a tempo indeterminato; stabili quelli a tempo determinato).
Ma la sensazione, durante l’intera tre giorni valdostana, è stata soprattutto quella di trovarsi in un contesto professionale finalmente consapevole della propria rappresentatività a livello nazionale, dopo decenni di quasi totale invisibilità: «Tra i risultati ottenuti in questi anni», non ha mancato di ricordare Bernabò Bocca, «bisogna considerare quello di aver portato l’attenzione sulla necessità di pensare allo sviluppo turistico come a una attività strategica per il paese. Per questo abbiamo salutato con favore l’adozione di un piano strategico da parte del ministero (attualmente in fase di consultazione pubblica, dovrebbe vedere definitivamente la luce il prossimo settembre, ndr)». Il riconfermatissimo presidente ha quindi sottolineato come «alcuni importanti punti che erano stati individuati, con il nostro contributo, nel precedente piano», siano stati peraltro già posti in cantiere: «per esempio il credito di imposta a sostegno degli interventi di ristrutturazione degli alberghi».
E proprio sul tax credit dedicato alla riqualificazione (e alla digitalizzazione) sono arrivate novità da Dorina Bianchi, il nuovo sottosegretario al turismo apparsa a Saint-Vincent per la verità ancora piuttosto impacciata in un ruolo che ricopre da poco più di due mesi. I click day dello scorso febbraio hanno in particolare confermato anche per l’anno fiscale 2015 una certa disparità di richieste tra le due misure, con le domande per le spese di ristrutturazione pari a oltre 90 milioni di euro, rispetto a un plafond massimo di 50 milioni, e quelle per gli investimenti digitali poco sopra i 9 milioni, contro una disponibilità di 15 milioni. Ecco allora Dorina Bianchi, a margine dell’assemblea, alludere alla possibilità che i capitali non impiegati per il tax credit digitalizzazione possano essere trasferiti alla misura che ha ottenuto maggior successo. Almeno per il 2015.
Ma sono state le tasse il vero perno attorno a cui ha ruotato la tradizionale lista delle richieste di categoria. Sullo sfondo, quali convitati di pietra mai citati direttamente ma a tutti ben presenti, i grandi “nemici” del momento: Airbnb e le agenzie online. «Fate pagare le tasse a tutti, non solo ai soliti noti», ha suggerito alle istituzioni Bocca, riferendosi a quella che molti hotelier amano chiamare la «shadow economy: «Pensate a quanti soldini potreste incassare chiedendo il giusto a tutti, invece di tartassare noi con l’imposta di soggiorno. Censite le attività, esigete l’identificazione dei clienti, pretendete che le regole di igiene e sicurezza siano rispettate. Le imprese del turismo si misurano con una pletora di competitor totalmente abusivi, ai quali si aggiungono altri che ritengono di poter agire in spregio di ogni regola, per il solo fatto di aver dichiarato di svolgere l’attività occasionalmente o senza scopo di lucro». E ancora, questa volta sul fronte Ota: «La rete non è il mondo perfetto; non è democratica di per sé, come si vorrebbe. La rete deve essere governata, per assicurare a tutti i soggetti che la popolano parità di condizioni e di opportunità. Devono valere per la rete e per le imprese che vi lavorano, le stesse regole che valgono nel mondo reale, incluse quelle che vietano, o prevengono, la costituzione o l’abuso di posizioni dominanti».
Altri aggiustamenti auspicabili riguardano quindi il piano del turismo in fase di definizione, per cui Federalberghi chiede una maggiore attenzione alle pmi, soprattutto in tema di accesso al credito e di riduzione dei costi di approvvigionamento energetico. Ma lunga è pure la lista delle richieste specificamente dedicate alle imposte, Irap, Tari, Tasi e Imu su tutte: «Per quanto ci riguarda», ha infatti dichiarato Bocca, «auspichiamo una riduzione della pressione fiscale sul lavoro, portando al 100% la deducibilità Irap dei contratti a tempo determinato ed eliminando il contributo aggiuntivo dell’1,4% sui contratti per gli stagionali». Importante è quindi pure l’estensione agli immobili strumentali dell’esenzione totale Imu, dopo che ciò è già stato fatto per i cosiddetti imbullonati. «Proponiamo, inoltre, di commisurare Tari e Tasi all’effettivo utilizzo della struttura: non è possibile pagare anche quando si sta chiusi».
Infine la questione Naspi: così per come è stata definita dal legislatore, la nuova indennità di disoccupazione non è in grado di coprire l’intero periodo di inattività di molti lavoratori stagionali, che spesso rimangono fermi per sei mesi all’anno: «Nel 2015 avevamo trovato una soluzione tampone solo per il turismo, che però al momento non c’è per quest’anno», ha spiegato sempre a margine del convegno di Saint Vincent, il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara. «Il rischio è che, messi alle strette, molti stagionali decidano di trovare nuovi sbocchi professionali in altri comparti, andando così a togliere risorse qualificate all’ospitalità italiana».

Enit: la storia infinita

Il segreto di Pulcinella dell’assemblea di Saint-Vincent era l’arrivo, per la cena di gala di sabato sera, del management Enit al gran completo: ufficialmente non lo sapeva nessuno; in realtà, erano in pochi a non attendere l’arrivo del presidente Evelina Christillin, del consigliere delegato, Fabio Lazzerini, e del direttore esecutivo, Gianni Bastianelli. L’occasione era quindi ideale per fare il punto della situazione di un ente in fase di ristrutturazione da “appena” due anni, che al momento starebbe peraltro ancora completando la sostituzione del proprio staff. Come è noto, infatti, con la trasformazione in «ente pubblico economico», la totalità dei dipendenti della “vecchia Enit” ha scelto il trasferimento in altri uffici della pubblica amministrazione. E quindi vanno sostituiti in toto. Sui tempi di completamento dell’operazione, tuttavia, non si sa ancora nulla (si attendono i bandi, ha dichiarato Dorina Bianchi, ndr).
Qualche anticipazione sulla nuova pianta organica è però arrivata: il nuovo staff dovrebbe comprendere cinque dirigenti operativi e un’ottantina di risorse basate in Italia, con un taglio dei costi del personale di circa il 30% rispetto alla precedente gestione. E proprio attorno al 30% si troverebbe anche l’obiettivo ideale a cui tendere in tema di incidenza delle spese per i dipendenti rispetto al budget totale a disposizione dell’Enit. Questi è confermato a quota 27 milioni di euro per il 2016, con i 10 milioni aggiuntivi rispetto al 2015 esclusivamente dedicati alle attività di promozione. Per quanto riguarda le sedi, l’idea è poi quella di riposizionarle seguendo lo spostamento del baricentro mondiale verso Oriente.
In tema web, infine, l’ente starebbe attualmente lavorando su un doppio fronte: il rinnovamento del portale Italia.it nella cornice della struttura tecnologica corrente e soprattutto l’avvio di un progetto di revisione complessiva dell’ecosistema digitale targato Enit, che oltre al sito mira a comprendere anche i canali social, le applicazioni e tutte gli strumenti messi a disposizione dal web. Le due operazioni sarebbero supportate, per quest’anno, da un budget dedicato di 1 milione di euro, mentre uno dei cinque ruoli dirigenziali previsti dalla nuova pianta organica sarà completamente riservato proprio al mondo digitale.

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