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L’albergo e i robot bizzarri

Di Antonio Caneva, 28 Gennaio 2019

Henn-na, «strano» in giapponese, è il nome della catena alberghiera che nel 2015 entrò nel Guinness dei primati con il primo hotel gestito da robot. All’inizio erano un’ottantina sino a raggiungere il numero di 243 per 100 camere.

Guido Santevecchi sul Corriere della Sera racconta l’esperienza vissuta da questo albergo che, recentemente, ha messo in cantina la maggior parte di questi “dipendenti”.

Leggo sul giornale qualche esempio che ha indotto al prematuro pensionamento (senza arrivare a quota 100!) dei robot: «Questi androidi hanno bisogno di grande manutenzione perché si guastano spesso, non prendono il raffreddore come gli umani, ma quelli addetti al trasporto bagagli inciampavano nei gradini e non erano in grado di raggiungere tutte le 100 camere e, se prendevano pioggia, incameravano umidità che faceva impazzire i chip». E l’articolo prosegue raccontando alcuni spassosi episodi (per chi non ha dovuto subirli).

Indubbiamente l’ospitalità è un’attività labour intensive, e quindi soggetta a continua valutazione per ridurre l’incidenza dei costi, ma deve porsi una domanda: sino a che punto si può fare a meno delle capacità e intelligenza dei professionisti?

Senza arrivare agli eccessi dell’albergo giapponese, quotidianamente si ha notizia di nuove metodologie per migliorare l’incidenza della forza lavoro; ma quali sono i risultati? Ci sono interventi intelligenti con ritorni importanti nella gestione (per esempio recentemente mi ha colpito la descrizione del processo che ha portato, con ottimi risultati, alla realizzazione di un data base elettronico da parte dell’hotel Il Pellicano), ma troppo spesso ci sono iniziative che, pur costose, nascono e muoiono nell’arco di un mattino.

Senza arrivare ai numeri del Lanesborough di Londra, che occupa 350 addetti per 93 tra camere e suite (come viene raccontato nell’intervista al direttore Marco Novella, nell’Almanacco di Job in Tourism di prossima pubblicazione), il fattore umano è imprescindibile per una gestione di qualità.

E così la nostra storica job fair di Milano, il Tfp Summit, che si pone l’obiettivo di far incontrare di persona le aziende con i migliori professionisti, si è moltiplicata. Difatti il 27 febbraio ci sarà l’edizione di Napoli e a settembre quella di Verona. Un piccolo contributo per aiutare le aziende a realizzare al meglio organici aderenti alle proprie esigenze (non dimentichiamo che ogni struttura in base alla propria vocazione e alla località in cui si trova ha necessità diverse), e i professionisti del settore a interagire direttamente con coloro che saranno i futuri datori di lavoro.

www.tfpsummit.it

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