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La volpe e la promozione turistica

Di Antonio Caneva, 16 giugno 2016

La promozione turistica è una ben strana materia dove si trova di tutto. Mi ricordo per esempio un anno in cui all’Itb di Berlino ha partecipato, con un imponente stand, un paesino italiano sul cui territorio, privo di attrattive, sono operative un paio di modeste strutture con, in totale, non più di una sessantina di posti letto. Mi posso immaginare le grandi organizzazione turistiche tedesche interagire con una realtà di questo genere!
Sempre in clima di stranezze ho ricevuto un comunicato stampa dell’Apt della Val Sugana, dal titolo: «Adotta una mucca». Leggendo ho scoperto che si può adottare una mucca pagando 60 euro l’anno, che danno diritto a riconoscere la mucca all’alpeggio e ricevere prodotti caseari per 50 euro (10 verrebbero devoluti a favore di progetti solidali).
Mi sembra un’idea strampalata: è vero che un ente di promozione deve adoperarsi per la sua attività istituzionale, ma questa è piuttosto strana.
È bene però non considerare, in maniera presuntuosa, il proprio punto di vista come l’unico valido, perciò ho chiesto a un esperto di marketing la sua opinione. Ecco la risposta:
«Mi viene difficile commentare serenamente. Cercando di trattenermi, le dico che mi sembra una furbata, poco intelligente se non fosse per l’ingenuità di chi aderisce (mille?!?) e per la ripetitività (in 12 anni nessuno ha avuto da ridire?). Volendo essere buoni, è una iniziativa priva di scopo (che bisogno hanno, le mucche, di essere adottate?), se non quello di mandare una manciata di annoiati villeggianti a ritirare in loco merce di qualità da verificare, pagata in anticipo, senza conoscerne prima il prezzo!».
Probabilmente è un’iniziativa creata apposta perché se ne parli. Ed effettivamente è riuscita nel suo scopo, perché è quello che sto facendo ora. Però si presta anche a commenti ironici, quali: già mille adozioni sono state raggiunte nel 2016, così almeno è stato comunicato, mentre le mucche sono 150. Mucche con tanti genitori! Oppure, posso immaginarmi che dopo aver riconosciuto la mucca, i “genitori adottivi”, per la gioia dei vegetariani, dovrebbero poi accompagnarla al mattatoio, quando sarà il momento, per rallegrare le sue ultime ore…
Probabilmente è un progetto che richiede uno scarso investimento, gestito dall’interno.
Però l’esperienza insegna che nulla è gratis: il personale che ci lavora, i dépliant, la comunicazione e, non da ultimo, il fare un tipo di promozione piuttosto che un’altra, più comprensibile, diretta e condivisibile.
Mi viene in mente quanto ho letto recentemente: nel volersi far volpe, talvolta si corre il rischio di finire in pellicceria.

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