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La Sicilia di nuovo nella Uipa

Il congresso nazionale dei Portieri d'albergo ha sancito il ritorno in associazione della sezione Trinacria

Il congresso nazionale dei Portieri d'albergo ha sancito il ritorno in associazione della sezione Trinacria

Di Federico Barbarossa, 25 febbraio 2016

Bentornata Trinacria! Con una grande acclamazione e un lungo applauso dell’assemblea generale del trentasettesimo congresso nazionale Uipa, l’associazione Trinacria è stata ufficialmente riammessa a far parte dell’Unione italiana portieri d’albergo le «Chiavi d’Oro-les Clefs d’Or». Sono infatti trascorsi 15 anni da quando una parte della nostra vecchia associazione scelse una strada diversa da quella da noi intrapresa. In essa c’era appunto, anche la sezione siciliana che, dopo questo lungo periodo, ha fatto oggi ritorno alla casa madre: bentornati perciò ai colleghi dell’isola mediterranea nel sodalizio che riunisce i portieri d’albergo italiani, fondatori tra l’altro della Union International des Concierges d’Hotel (Uich).
È infatti proprio per celebrare tale lieto evento, che il direttivo nazionale ha deciso di svolgere a Palermo il nuovo congresso nazionale. Un appuntamento che la Uipa organizza ogni volta in una diversa località italiana, per dibattere sulla sua attività e sui programmi da attuare nell’anno a venire. Nel 2015 a farla da padrona, come sempre d’altronde, è stata la giornata dedicata al workshop che, nell’ultima occasione, ha deciso di interrogarsi sull’argomento «l’ospite in albergo ieri, oggi e domani»: al dibattito sono intervenuti l’ex presidente mondiale della Uich, Virginia Casale, il direttore dell’Hotel Martinez di Cannes, Claudio Ceccherelli, il presidente onorario Uipa, Giorgio Chiesa, nonché gli allievi dell’istituto alberghiero Paolo Borsellino di Palermo.
Domandarsi chi siamo e come ci poniamo verso i nostri ospiti è stato quindi il leit motiv della mattinata evidenziato più volte nelle sue slide dall’ex direttore del Park Hyatt di Milano, Ceccherelli. Ma soprattutto è stato importante confrontarsi su quanta empatia poniamo nella nostra interazione con gli ospiti, quanto partecipi siamo dei loro momenti trascorsi in albergo e quanto contribuiamo a creare in loro quella «emozione indimenticabile», capace di rendere il soggiorno unico e irripetibile: temi fondamentali per la rivalutazione professionale del concierge, ruolo oggi presente negli alberghi di sola elevata categoria ma che, stando alle stime di alcuni sondaggi condotti tra le maggiori compagnie alberghiere, sarà ben presto ripristinato in tanti hotel e non solo in quelli più esclusivi.
Che si sia finalmente capito quanto il suo valore aggiunto sia fondamentale per il raggiungimento dell’elevata qualità del servizio alberghiero? Ovverosia, quel grado d’eccellenza che solo una figura così dedicata è in grado di garantire all’ospite? Pare proprio di sì. Perché questo è quanto ci sentiamo dire durante i congressi internazionali dai rappresentanti dei grandi gruppi che, con grande stupore, si domandano come mai in Italia questo processo sia ancora lento e stenti anzi a decollare.
Le soluzioni ci sono e sono semplici, ma come tali, difficili da attuare. Dovremmo addentrarci nel complesso sistema turistico nazionale che, fermo agli inizi del Novecento, pensa ancora di vivere di rendita. I turisti, però, non sono numeri, ma entità fisiche che pensano, valutano e scelgono dove stare, cosa avere e come averlo. Oggi, in un mondo che non smette mai di viaggiare, noi siamo rimasti indietro, incapaci di adeguarci ai sistemi che cambiano. Ben vengano, dunque, le compagnie straniere che, con i loro standard e le loro innovazioni, continuano a credere a quanto importante sia il turismo nel nostro paese. E con loro, il servizio d’eccellenza.

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