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La redditività del bene comune

Lavorare meno ma meglio: la gestione del personale al Leading Hotels La Perla di Corvara

Lavorare meno ma meglio: la gestione del personale al Leading Hotels La Perla di Corvara

Di Massimiliano Sarti, 29 agosto 2013

«Quando si tratta di andare a prendere una bottiglia in cantina, ora tutti corrono e nessuno più cammina. Chi pela le patate, poi, lo fa molto più velocemente di prima». Pochi, semplici esempi, per spiegare gli effetti del bilancio del bene comune. Con il suo tradizionale, coinvolgente entusiasmo, il titolare del Leading Hotels La Perla di Corvara, Michil Costa, racconta i sorprendenti risultati di una coraggiosa novità introdotta nelle politiche di gestione del personale e nei modi di conduzione della struttura: il bilancio del bene comune, o la «Felicità interna lorda», come l’ha ridefinito lo stesso Michil Costa, è un nuovo modo di intendere e calcolare i risultati aziendali; basato sulle teorie dello storico ed economista austriaco Christian Felber, fondatore di Banca democratica, si ispira a un modello di economia del benessere, alternativa teorica sia al mercato capitalista, sia alla pianificazione centrale.
«E il bello è che funziona e la redditività è garantita», assicura lo stesso Michil Costa, che ne sta sperimentando gli effetti alla Perla da circa un anno. «I risultati sono davvero fantastici: prima di tutto a livello motivazionale. Ora c’è grande trasparenza: i ragazzi sanno persino quanto guadagno io, almeno i nostri 13 responsabili, e conoscono pure i dettagli del bilancio aziendale. Ma soprattutto c’è una democrazia diffusa, con le decisioni più importanti che vengono sempre prese tutti assieme».
In un recente sondaggio condotto tra i collaboratori della struttura altoatesina erano emerse, per esempio, due esigenze prioritarie: la possibilità di usufruire dei servizi della spa e della piscina, nonché la necessità di disporre di una lavanderia più grande. «Inizialmente molti dei nostri capi reparto erano contrari all’accesso libero nella spa; persino mio padre temeva che si creasse troppa confusione», spiega Michil Costa. «La votazione, tuttavia, è andata nella direzione opposta e ora i ragazzi sono felici sia perché possono usufruire di un servizio in più, sia perché l’intero ammontare delle tariffe speciali, pagate per i massaggi, vanno nelle mani dei loro stessi colleghi. Sul punto lavanderia, al contrario, ha prevalso un generale senso di responsabilità verso la struttura e la decisione finale ha privilegiato il rifacimento dei bagni delle camere degli ospiti del primo piano, rispetto all’allargamento del locale per il bucato».
Ma le decisioni insolite non finiscono certo qui: tra le nuove misure introdotte dalla Perla, infatti, si annovera anche la definizione di paletti precisi in merito alle differenze di salario, mentre la famiglia Costa, titolare dell’albergo, si è impegnata a reinvestire sempre tutti i profitti in azienda, rinunciando ai propri dividendi. L’iniziativa che però stupisce più di tutte è forse la riduzione degli orari di lavoro a parità di emolumento, con una particolare attenzione ai comparti dove solitamente i turni sono più lunghi e onerosi: «La giornata in cucina, per esempio, è stata diminuita del 22%», dichiara Michil Costa. «All’inizio, per la verità, non pochi sono rimasti sorpresi. A cominciare dai capi reparto, che temevano un calo dei profitti. Uno dei nostro sous chef, che non aveva partecipato alla discussione, è persino venuto da me, incredulo e preoccupato di dover rinunciare a parte del proprio stipendio. Alla fine, però, i risultati ci hanno dato ragione: la redditività è rimasta su livelli elevati, mentre la leva motivazionale ha fatto il resto, rendendo il servizio più rapido e di qualità».
Il bilancio del bene comune, tuttavia, non si limita a occuparsi del cosiddetto cliente interno. Molti dei suoi punti riguardano anche la sostenibilità ambientale e sociale delle attività economiche. «Non è possibile che l’Italia esporti patate in Germania, per poi importarne altre dal medesimo paese», sottolinea ancora Michil Costa. «La nostra idea, perciò, è quella di concentrare sempre più gli acquisti esclusivamente verso quei fornitori che adottano princìpi condivisibili».
Certo, non tutto è rosa e fiori in una gestione di questo tipo: le difficoltà non mancano e le decisioni, a volte, paiono davvero difficili. «Quando ci siamo ritrovati per discutere il da farsi non ci siamo tirati indietro di fronte alle questioni più controverse: cosa fare, per esempio, con il cliente russo che viene da noi per un paio di settimane e non si preoccupa neppure di chiedere quanto costino i servizi? Siamo davvero sicuri della provenienza di quel denaro? Possiamo dargli la stanza? La risposta, alla fine, è risultata affermativa solo perché parte di quegli introiti va poi alla nostra fondazione (l’associazone non-profit Costa Family Foundation da anni impegnata in attività sociali e benefiche, con particolare attenzione alle esigenze dei minori e delle minoranze culturali, ndr). Allo stesso modo, nel caso di ospiti provenienti da Oltreoceano, l’idea è quella di quantificare il costo dell’inquinamento prodotto per il viaggio e di reinvestire la somma così calcolata, in parte pagata dallo stesso cliente e in parte da noi, ancora nella nostra fondazione».
Un progetto coraggioso, insomma, che punta ambiziosamente a cambiare l’approccio delle persone all’ambiente e alla società nel suo complesso. Anche a scapito di allontanare una certa tipologia di clientela, meno sensibile e attenta a determinate tematiche. Ma, in fondo, come piace dire allo stesso Michil Costa, «è inutile cercare di accontentare tutti: ogni albergo, ogni struttura, ha gli ospiti che si merita».

Un bilancio particolare
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Il bilancio del bene comune risponde a una serie di criteri in materia di dignità dell’essere umano, solidarietà, eco-sostenibilità, equità sociale, nonché cogestione democratica e trasparenza. Il suo documento di base, in particolare, misura le prestazioni di un’impresa in base a 17 categorie fondamentali, a ciascuna delle quali corrisponde un punteggio unico, per un totale di mille punti: la gestione etica delle forniture (90); la gestione etica delle finanze (30); la qualità del posto di lavoro (90); la suddivisione equa del carico di lavoro (50); la richiesta e la promozione di comportamenti ecologici da parte del personale (30); la ripartizione equa del reddito (60); la democrazia all’interno dell’azienda e la trasparenza (90); l’eticità della vendita (50); la solidarietà con le imprese partner (70); la configurazione ecologica di prodotti e servizi (90); la configurazione solidale di prodotti e servizi (30); l’innalzamento degli standard sociali e ambientali del settore (30); le ripercussioni sulla società e la rilevanza sociale di prodotti e servizi (90); il contributo a favore della collettività (40); la riduzione dell’impatto ambientale (70); la riduzione al minimo della ripartizione dei proventi a esterni (60); trasparenza e cogestione (30).

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