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La patina del tempo, un valore

Di Antonio Caneva, 26 ottobre 2007

Viviamo in un’epoca di spettacolarizzazione dove tutto deve essere all’eccesso: gli architetti sono diventati delle star e ci si attende che le costruzioni, una volta presentate, facciano esclamare un ooooh di meraviglia.
Gli alberghi e i ristoranti non possono sfuggire a questa moda e anche loro spesso diventano oggetto di studi architettonici che sono più vicini alle scenografie teatrali che al sano, comodo, quieto, buon vivere. Le strutture storiche vengono considerate “vecchie” e fuori mercato ( è il mercato, non dimentichiamolo, la logica che governa le attività) ed allora comincia la loro decadenza.
A Milano, la città dove vivo e che conosco meglio, ma ciò penso si attagli anche alle altre città, esercizi con un glorioso passato hanno vissuto vicissitudini negative e, quando non sono stati chiusi, si sono trascinati stancamente per lungo tempo. La recente cronaca parla del Savini, ristorante in Galleria Vittorio Emanuele che per oltre un secolo ha rappresentato, tra velluti e dorature, il “luogo” della cucina milanese tradizionale (si pensi al “risotto al salto” e agli incomparabili ossibuchi), o del caffè Taveggia, per decenni punto d’incontro per chi voleva sorbire un eccellente caffè. Due locali che sono passati di mano dopo varie vicissitudini e che subiranno profonde trasformazioni nel loro essere.
Si è sicuramente compiaciuti nell’apprendere che, comunque, questi locali verranno recuperati. Ci si domanda però perché arrivare a tali estremi e non provvedere prima con interventi conservativi, in grado di evitare l’aggravio dei costi e la perdita d’identità.
Negli ultimi tempi, in ogni modo, si sta sviluppando una diversa sensibilità e si assiste anche a pregevoli interventi; quest’estate sono stato al Saint Ambroeus, un caffè pasticceria dove sono passate generazioni di milanesi (non a caso Sant Ambrogio é patrono di Milano), bisnonne, nonne, madri, figlie che qui hanno gustato dolci, cioccolate e frivolezze incomparabili. Lo ho trovato chiuso per restauri. Ahimé, ho pensato, l’ennesimo scempio. E invece no: difficilmente ho visto un intervento più equilibrato dove si è rispettato lo spirito del locale malgrado l’inserimento di elementi moderni, quali l’acciaio. È stato un vero piacere ritornare a bere il caffè nelle tazzine di fine porcellana accompagnato dal cioccolatino di puro cioccolato fondente. Una leccornia.
La tradizione non si può acquistare (a differenza del lusso). Per acquisirla bisogna lasciar depositare la patina del tempo anche se, come insegna il Sant Ambroeus, una rinfrescatina ogni tanto non fa male.

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