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La nuova giovinezza delle terme

I piani di Licinio Garavaglia per il resort di Saturnia icona del wellness: torna l'interesse delle ultime generazioni, mentre ora il focus è sui mercati internazionali

I piani di Licinio Garavaglia per il resort di Saturnia icona del wellness: torna l'interesse delle ultime ge

Di Massimiliano Sarti, 7 settembre 2017

Tanta attenzione agli aspetti nutrizionali del benessere, un pizzico di novità e l’intramontabile ingrediente “cura dei dettagli”. È la ricetta di Licinio Garavaglia per il Terme di Saturnia Spa & Golf Resort: una vera icona del wellness toscano con le sue 128 camere e ben 54 cabine trattamenti immerse nella campagna maremmana. Garavaglia ha un passato significativo alla guida di diversi hotel di lusso italiani, tra cui Villa d’Este, Baglioni Hotels e, per ultimo, prima di approdare nel grossetano, il meneghino Chateau Monfort. «Quando sono arrivato qui, la zona stava effettivamente vivendo un momento un po’ difficile. Soprattutto a causa della situazione economica generale», racconta il general manager del resort. «Ma negli ultimi tre anni le cose sono decisamente migliorate. Devo ammettere, per la verità, che ci ha aiutato un po’ pure il contesto internazionale: molti italiani oggi preferiscono restare in patria e per noi rappresentano circa il 75% della domanda».

Domanda. Quali sono le nuove tendenze del wellness e cosa cercano gli ospiti da un’offerta spa all’avanguardia?
Risposta. Sicuramente c’è grande interesse per la nutrizione. È per questo che un anno e mezzo fa abbiamo lanciato un programma ad hoc chiamato Rebalance@Saturnia: un pacchetto di cinque giorni, che prevede, oltre a trattamenti termali e attività varie, un incontro iniziale con i nostri medici per la definizione di un menu completamente personalizzato grazie alla collaborazione con il nostro executive chef Giuseppe Zibetti e con la dietista Elena Piovanelli. L’obiettivo non è solo quello di garantire ai nostri ospiti un’adeguata remise-en-forme ma anche di ri-bilanciare il loro benessere psico-fisico.

D. Come si gestisce però il confronto, soprattutto a tavola, con gli altri clienti che non seguono regimi dietetici particolari?
R. Non abbiamo zone dedicate, perché non vogliamo correre il rischio di far sentire “diverso” qualcuno degli ospiti. In fondo, i nostri menu, seppur dietetici, sono sempre molto gustosi. Uno dei nostri due ristoranti ha persino conquistato una stella Michelin. L’unica differenza evidente è che, a chi partecipa ai programmi nutrizionali, consegniamo un orologio-cardio di colori differenti, in modo da aiutare i camerieri a capire al volo quale regime alimentare stia seguendo.

D. L’immagine dell’offerta termale, in anni recenti, ha subito un certo appannamento, da cui però si sta progressivamente riprendendo. Come è stato possibile?
R. Devo ammettere che Federterme si sta muovendo molto bene. E noi siamo in costante contatto con loro: il nostro direttore sanitario visita la sede romana dell’associazione praticamente ogni mese. Io stesso, fino a poco tempo fa, quando sentivo parlare di acque termali, mi immaginavo ambienti un po’ vecchi e demodé. Oggi invece la percezione è totalmente cambiata. Tanto che ormai a Saturnia arrivano davvero molti giovani, soprattutto nel fine settimana. Certo, non tutti sono riusciti ad agganciare il treno della ripresa. Al di fuori del nostro contesto, molto bene ha fatto negli ultimi anni Abano, mentre altre località termali stanno ancora faticando. A noi peraltro aiuta molto l’unicità della destinazione: la sorgente delle Terme di Saturnia ha una portata straordinaria di 500 litri di acqua al secondo, che permette un ricambio costante delle piscine. In fondo, non è un caso se da noi vengono generazioni di repeater: a volte, certo, provano altre esperienze, ma poi quasi tutti inevitabilmente ritornano.

D. In che modo misurate le performance del vostro comparto benessere? Fate uso di qualche indice specifico?
R. Ci serviamo del tradizionale calcolo del tasso di occupazione per cabina. Ma sono soprattutto i clienti nuovi a provare la spa. I repeater spesso preferiscono rimanere in piscina. Così, negli ultimi tempi, ho proceduto a una piccola riorganizzazione del lavoro, in modo da meglio venire incontro a tali tendenze. E la spa ne sta già beneficiando.

D. Come si costruisce una proposta benessere in grado di distinguersi dalla concorrenza?
R. Con la tradizionale ricetta della qualità del servizio e dell’ospitalità. Alle Terme di Saturnia ci sono collaboratori che sono qui da una vita: alcuni conoscono così bene i clienti da riuscire a leggere loro nel pensiero.

D. Quante persone lavorano alle Terme di Saturnia?
R. Siamo circa in 140, ma in alta stagione possiamo anche arrivare a quota 170 – 180. Quasi tutto il personale è originario del luogo.

D. Quali sono le differenze, in termini di attenzione al cliente, con le esigenze di un hotel business o di un resort privo della vostra spiccata vocazione wellness?
R. In realtà non ce ne sono tante. L’ospitalità resta ovunque ospitalità. Certo, da noi il cliente è sempre molto coccolato. Il nostro barman per esempio chiama tutti gli ospiti per nome. È una piccola accortezza che ho sempre amato, fin dai tempi dello Chateau Monfort. Così come mi piace molto presenziare alla partenza e all’arrivo di ogni cliente: un’altra piccola attenzione molto apprezzata.

D. Ci sono ruoli più difficili di altri da ricoprire?
R. Chi lavora a Terme di Saturnia solitamente o è del posto o ha deciso di optare per una scelta di vita personale. Noi in cambio ci sforziamo di offrire tantissima formazione. Il turnover così è piuttosto contenuto. Qualche cambiamento un po’ più frequente lo registriamo solo nei reparti ristorazione e camere.

D. Quali infine i suoi progetti futuri per il resort?
R. Al momento stiamo lavorando molto con le estensioni pre e post-crociera. D’altronde il porto di Civitavecchia è a soli 45 minuti di strada da qui. E i numeri cominciano a darci ragione. Prossimamente poi vorrei provare a incrementare un po’ le presenze internazionali. Oggi i nostri mercati esteri principali sono quello russo, che non ha particolarmente risentito della crisi, seguito da tedeschi, austriaci, svizzeri, francesi e inglesi. Ci sono invece pochi americani, forse per problemi di accessibilità della destinazione. L’anno passato abbiamo selezionato un nuovo rappresentante negli Usa che sta seminando per il futuro, sfruttando pure la nostra affiliazione a brand molto noti oltre Atlantico come The Leading Hotels of the World e Virtuoso. L’idea è quella di puntare anche sull’appeal del nostro campo da golf 18 buche, che abbiamo inserito in un circuito di quattro green, tutti in Maremma. E se Roma ospiterà la Ryder Cup nel 2022, stiamo pensando di attivare una partnership con l’organizzazione per entrare nel circuito che anticiperà il torneo.

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