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La fredda estate dell’ospitalità italiana

I risultati complessivi sono simili a quelli dell’anno scorso, ma le performance variano notevolmente da regione a regione, così come tra i vari segmenti di mercato

I risultati complessivi sono simili a quelli dell’anno scorso, ma le performance variano notevolmente da re

Di Job in Tourism, 7 ottobre 2018

Complice anche il tempo non eccezionale, ma soprattutto la ritrovata competitività delle altre mete mediterranee, l’estate appena conclusa non è stata una stagione eccezionale per l’ospitalità italiana. Intendiamoci, le cose non sono andate male: più o meno i risultati sono stati gli stessi del 2017, ma il trend di crescita si è fermato. D’altronde gli operatori non si erano fatte soverchie illusione, tanto che in molti avevano dichiarato già prima dell’estate che ripetere le stesse performance dell’anno precedente sarebbe stato un buon successo.

È così puntualmente è avvenuto: da giugno ad agosto, le presenze totali nelle strutture ricettive nazionali (alberghiere ed extra-alberghiere) sono diminuite di circa lo 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2017, fermandosi a quota 210,3 milioni. Se si considerano solo gli hotel, invece, i numeri sono rimasti, seppur di poco, in territorio positivo: +0,1%. I primi dati sull’estate italiana provengono dal Centro Studi Turistici di Firenze, che ha interpellato oltre 2.400 imprese ricettive per conto di Confesercenti-Assoturismo. Un trend sostanzialmente piatto, risultato del combinato disposto delle differenti traiettorie intraprese dalla curva di domanda domestica e internazionale. I pernottamenti italiani complessivi sono infatti calati dello 0,9% (110,9 milioni), mentre quelli stranieri sono saliti dello 0,7% (99,4 milioni). Stessa tendenza, se si analizzano ancora una volta solo le performance alberghiere: italiani a -0,6%; internazionali a +0,9%.

I risultati tuttavia non sono stati ovunque gli stessi: la parte nord-occidentale della Penisola per esempio ha retto meglio delle altre, crescendo dell’1%, grazie soprattutto al sensibile aumento delle presenze provenienti da oltre confine (+1,4%), ma anche a una sostanziale tenuta di quelle nazionali (+0,5%). Al contrario, è stato il Nord-Est a soffrire maggiormente dei risultati non eccezionali di questa estate, con i pernottamenti totali in calo dell’1% (-0,7% gli stranieri e -1,4% gli italiani). Nel mezzo, il Sud e le isole (+0,4%), nonché il centro della Penisola (+0,3%).

Una netta discrepanza nei trend si è peraltro registrata anche in termini di segmenti di mercato: le località d’interesse storico e artistico hanno proseguito lungo il proprio percorso di crescita, registrando un incremento delle presenze complessive dell’1,2% (+1,5% gli internazionali; +0,7% gli italiani), mentre le destinazioni termali hanno continuato a far fatica (-1,7%). La vera inversione di tendenza si è quindi registrata tra le mete balneari, dove i primi segnali negativi si sono cominciati a evidenziare già nel mese di giugno: i pernottamenti sulle spiagge italiane sono infatti calati dell’1,1% (+0,2% gli internazionali; -2% la domanda domestica). Le destinazioni montane, così come quelle lacuali, sono infine rimaste complessivamente stabili, registrando tuttavia andamenti contrapposti: -0,5% i pernottamenti italiani ma +1,5% quelli provenienti da oltre confine nel primo caso; +0,8% i connazionali, ma -1,4% gli stranieri per i secondi.

«La domanda italiana ha sofferto il maltempo, che ha imperversato sin dal mese di giugno, penalizzando alcune aree del Nord, ma anche la ripartenza di alcuni paesi nostri competitori, che hanno inciso soprattutto sul turismo balneare», è il commento del presidente di Assoturismo Confesercenti, Vittorio Messina. «È cambiata la geografia dei flussi turistici nel bacino del Mediterraneo, dove non solo dopo qualche anno di tensioni e problemi di sicurezza sono tornate alla ribalta alcune destinazioni economicamente vantaggiose, ma si è ulteriormente rafforzato il posizionamento della Croazia e della Grecia».

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