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La cucina italiana? Una risorsa per l’Africa

La onlus milanese Alice for Children e l’istituto Carlo Porta lanciano un’accademia f&b, per aiutare i ragazzi kenyoti a crearsi una professione da spendere nelle destinazioni turistiche del Paese

La onlus milanese Alice for Children e l’istituto Carlo Porta lanciano un’accademia f&b, per aiutare i ra

Di Marco Beaqua, 30 ottobre 2018

Saper fare bene gli spaghetti è una competenza unica che solo noi italiani possiamo insegnare, e che è in grado di garantire un futuro sereno a molti giovani africani. Nasce da questa semplice ma importante considerazione la nuova iniziativa della onlus milanese Alice for Children by Twins International in Kenya: un percorso di tre mesi di specializzazione, con laboratori di cucina curati da professori tricolori. L’Alice Italian Food Academy va così a rinforzare la presenza nel Paese della onlus meneghina attiva da dieci anni nelle baraccopoli di Korogocho e Dandora di Nairobi, dove realizza progetti di scolarizzazione e sicurezza alimentare. Programmi che offrono a oltre 2.500 bambini l’occasione di andare a scuola, essere seguiti da uno staff dedicato e, non ultimo, accedere a un pasto caldo al giorno, spesso l’unico garantito.

L’idea di una accademia di cucina italiana in Kenya non nasce quindi solo da pensieri e idee astratte: secondo le ultime stime del World Tourism Travel Council (Wttc), nel solo 2016 l’industria del turismo (inclusa la sua parte f&B) è stata in grado di contribuire all’economia globale per un valore pari a 7,6 mila miliardi di dollari: una cifra corrispondente al 10,2% del prodotto interno lordo mondiale. Non solo: nello stesso anno il settore ha supportato ben 292 milioni di posti di lavoro. Il che vuol dire che un occupato su dieci è oggi impiegato, a livello globale, proprio nell’industria dei viaggi e dell’ospitalità. E tale quota è destinata a crescere ulteriormente, visto che lo stesso Wttc stima che nel 2027 il turismo darà impiego a qualcosa come 380 milioni di persone. Tutti buoni motivi per considerare il settore dei viaggi uno dei principali motori di sviluppo a disposizione delle economie emergenti.

La ristorazione può quindi davvero rappresentare una risposta concreta a chi fatica a trovare un futuro: nonostante tutti gli sforzi formativi e di inserimento lavorativo, il Kenya rimane infatti una realtà in espansione ma difficile, dove trovare un impiego è un impegno lungo e particolarmente complesso: «Il primo dei nostri ragazzi dell’orfanotrofio era uscito dalle secondarie, il loro liceo», ricorda Diego Masi, presidente della onlus e già parlamentare italiano, nonché sottosegretario agli Interni con delega all’immigrazione. «Abbiamo cominciato a cercare un lavoro per lui, orfano, senza relazioni e senza reti. Ci abbiamo impiegato due anni. Un’esperienza che ci ha fatto capire quanti problemi avremmo avuto anche con gli altri ragazzi in uscita dalle scuole. D’altronde la disoccupazione giovanile qui si aggira attorno al 60%».

Ecco allora l’intuizione Alice Italian Food Academy: un’iniziativa che mira a dare, ai ragazzi di Alice for Children, la possibilità di imparare una professione e rendersi autonomi, grazie all’appeal di competenze uniche, sempre più richieste in hotel e ristoranti di standard internazionali attivi a Nairobi e in molte altre destinazioni turistiche del Paese. Il percorso didattico prevede per ora quattro anni di food & beverage keniota, completati da un percorso accademico di tre mesi di specializzazione, con laboratori di cucina curati da professori tricolori. Ma per il prossimo futuro, l’ambizione è quella di creare una vera e propria scuola di cucina italiana della durata di tre anni.

Il progetto è stato elaborato in collaborazione con l’istituto alberghiero Carlo Porta di Milano, che ha sponsorizzato l’iniziativa. Ad agosto 2018 è quindi iniziato il primo corso test e la prima classe pilota: i ragazzi coinvolti stanno seguendo proprio in queste settimane le loro lezioni di Italian food. E ciò grazie al prezioso contributo di Luca Cribiu, docente del Porta, e di Frederick Boccalari, nonché di due studentesse, Eleonora e Alessia, che hanno colto con entusiasmo la sfida di un mese di alternanza scuola-lavoro in Kenya.

«Aderendo all’iniziativa di Alice for Children», spiega la preside del Porta, Rossana De Gennaro, «il nostro istituto non solo dimostra una notevole sensibilità nei confronti dei grandi problemi dell’Africa e delle sue generazioni, ma si impegna in un percorso realmente significativo, per offrire anche ad altri ragazzi, e dunque non soltanto ai propri studenti, gli strumenti necessari a costruire un futuro migliore nella propria terra».

Un piccolo ma concreto contributo al miglioramento di una situazione potenzialmente esplosiva, per un continente che oggi ha una popolazione di 1,2 miliardi di persone, che vivono con un reddito pro capite medio di 1.800 dollari all’anno. Lo denuncia lo stesso Diego Masi nel suo libro Exploding Africa. «L’intero pil del continente», prosegue il presidente della onlus, «pesa quanto quello della Francia, mentre la sua progressione demografica appare inarrestabile, tanto che si prevede il raddoppio della popolazione entro il 2050, fino a raggiungere l’astronomica cifra di 4,3 miliardi di abitanti nel 2100».

Il problema è che l’arrivo delle fabbriche 4.0 e dei robot sta progressivamente chiudendo le prospettive di crescita per una popolazione che sostanzialmente è oggi in grado di offrire solo competenze di lavoro manuale. «Il progetto della cucina italiana si inserisce quindi in un percorso che abbiamo studiato da tempo», conclude Masi. «Noi seguiamo i nostri bambini fin dalla tenera età e molti di loro fino al lavoro. Ma poiché il lavoro non c’è, abbiamo dovuto inventare una possibilità di impiego sicura e coerente con la nostra storia. La scuola di cucina italiana è la risposta che diviene una nuova storia… Ed è e sarà una bella storia che speriamo di condividere con tanti sponsor. Perché è bello per un’azienda alimentare italiana raccontare una vicenda tutta italiana per bambini poverissimi. È uno storytelling vincente!».

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