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La crisi: siamo tutti bambini

Di Antonio Caneva, 13 febbraio 2014

Il bambino camminava davanti a me, dando la mano alla mamma, l’altra serrata a pugno. La madre cercava di confortarlo, dicendogli «non ti preoccupare, vedrai che…»; le parole mi sfuggivano mentre, girando, entravano nel cancello dell’ospedale dei bambini; con la coda dell’occhio scorgevo il bimbo, magrino, biondo, che rigido procedeva quasi a scatti, come un piccolo burattino, e si faceva rasserenare dalla mamma.
I bambini spesso non sanno cosa li aspetti nelle varie fasi della loro giovane vita e questo li sgomenta. La paura delle situazioni sconosciute, a volte, obbliga anche gli adulti a fronteggiare situazioni inedite , senza riferimenti. E ciò disorienta; si fa ricorso alle proprie esperienze precedenti o ci si rivolge a esperti che, talvolta, hanno l’unico merito di saper sfruttare, a proprio vantaggio, opportunità e timori.
Così è avvenuto nel corso dell’attuale crisi economica; di eventi analoghi non si aveva memoria e ci ha colti di sorpresa: cosa c’entravamo noi con i mutui subprime statunitensi? E invece c’entravamo, eccome, anche se non siamo stati capaci di realizzarlo subito e da lì è partita la spirale che ancora oggi subiamo.
All’inizio della crisi, c’è chi si è avvalso delle consulenze di “guru”, che hanno fornito disegni dei più disparati scenari e, talvolta, strampalate ricette. Mi ricordo ancora una conversazione con il presidente di un gruppo alberghiero, che affermava, con convinzione, quanto gli era stato indicato da un importante (e costoso) studio commissionato a una società statunitense: la crisi sarebbe finita in due, massimo tre anni; la realtà è sotto gli occhi di tutti.
E ora, come vanno le cose?
Gian Antonio Stella, in un interessante articolo sul Corriere della Sera, disegna uno scenario a due velocità: positivo per il turismo nel mondo, negativo per il nostro paese, che perde competitività e mercato.
Aggiunge anche che gli economisti del Wttc (World travel & tourism council) prevedono che, nei prossimi dieci anni, solo nove paesi su 181 monitorati cresceranno meno del nostro paese. Non mi piace scrivere troppe cifre, vi consiglio quindi, se avete interesse e curiosità, di leggere il citato articolo uscito sul Corriere domenica 9 febbraio, pubblicato a pagina 17, o l’articolo di approfondimento in questo numero di Job in Tourism, a pagina 8.
Per l’Italia, un aspetto che emerge chiaramente dalle analisi sui dati recenti è la crescita del turismo estero (incoming), cui corrisponde un calo di quello interno.
Le recenti rilevazioni Istat sull’economia fanno prevedere, per il nostro paese, che il pil nel quarto trimestre 2013 abbia abbandonato la zona negativa, con aspettative per il corrente anno di una crescita di circa lo 0,8%. Poca cosa, sì, però questo potrebbe essere il motore di una ripresa del turismo domestico, che verrebbe a sommarsi a quello straniero.
Per creare un circolo virtuoso duraturo non sarà tuttavia sufficiente una modesta ripresa dell’economia: bisognerà intervenire sugli elementi che rallentano lo sviluppo, sia politici sia organizzativi e imprenditoriali; ma se non si è capaci di trarre spunto dalle esperienze degli scorsi anni, difficilmente si riuscirà a sviluppare le energie necessarie per la ripresa, consegnandoci a scenari irreversibili di decadenza.

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