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La crisi: cosa stiamo perdendo

Di Antonio Caneva, 22 novembre 2012

Remo Lucchi, presidente onorario di GfK Eurisko, in un recente saggio, dal titolo «Secolarizzazione della politica», disegna, tra l’altro, le dinamiche che hanno portato il nostro paese verso il relativo benessere degli anni pre-crisi. Concentra la sua attenzione sulle dinamiche che unitamente alla crescita del benessere materiale hanno portato a uno sviluppo della cultura generale e tratteggia i maggiori benefici che ne sono derivati:
«La cultura è un “curioso ingrediente”: quando entra dentro di noi, siamo certamente indotti a prendere coscienza di noi stessi, ma anche ad uscire da noi stessi, a curiosare, ad esplorare il mondo, a portare l’attenzione anche sugli altri, e ritenere gli altri una parte complementare indispensabile della nostra esistenza. Fino a ritenere che la relazione positiva con gli altri sia condizione di vita, di tutte le forme di vita. Ciò porta alla valorizzazione degli altri, e quindi al rispetto, da tutti i punti di vista. E questa è la base fondamentale dell’Etica».
Purtroppo da questa fotografia ci stiamo progressivamente allontanando, raggomitolati su noi stessi, lontani dai bisogni del prossimo, concentrati sui nostri problemi e difficoltà.
Una delle caratteristiche vincenti del nostro paese è che esprime un’umanità non riscontrata altrove: un insieme di capacità, predisposizione, attitudini che complessivamente viene connotato con made in Italy; caratteristiche, anche nel turismo, vendibili in tutto il mondo, alle quali, purtroppo, noi siamo i primi a non credere.
Abbiamo assistito al confronto televisivo tra cinque esponenti del Partito Democratico (ma sono convinto che ciò varrebbe anche per gli altri partiti), che si apprestano a presentarsi alle primarie (e che quindi dovrebbero riflettere le loro idee) e pressoché nessuno ha parlato di turismo, di persone, di specificità; temo che se vogliamo determinare le reali capacità della nostra nazione, dobbiamo andare all’estero, dove c’è chi sa leggere le grandi potenzialità e l’umanità del nostro paese, che la politica non riconosce e non si sforza di individuare se non nel rituale pre-elettorale: il turismo è il petrolio dell’Italia.

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