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La crisi aumenta lo stress

Un'analisi della società Usa ComPsych rivela un aumento dei livelli di tensione sul lavoro

Un'analisi della società Usa ComPsych rivela un aumento dei livelli di tensione sul lavoro

Di Marco Beaqua, 22 novembre 2012

La crisi ha messo e sta mettendo in difficoltà molte imprese a livello globale. Ma anche per quelle più resilienti, o meglio per i loro lavoratori, ci sono delle ricadute pesantemente negative. Soprattutto a causa dell’incremento dei livelli di stress percepiti. Una ricerca della società americana di psicologia del lavoro, ComPsych, rivela, in particolare, una crescita sensibile del cosiddetto fenomeno del presenzialisimo: il 22% dei lavoratori interpellati, su un campione di circa 1.880 dipendenti Usa, ha infatti dichiarato di considerare come priorità assoluta, e fonte di stress principale, la propria presenza fisica sul lavoro (+3% rispetto all’indagine condotta nel 2011). E ciò a discapito di altri obiettivi sicuramente più importanti, a livello personale e aziendale, come il rispetto delle proprie responsabilità e il miglioramento delle proprie performance. Tali evidenze si riferiscono all’universo a stelle e strisce, ma non è affatto difficile immaginare di traslarle anche in contesti più vicini a noi, come quello italiano. Ecco allora che le parole di Richard Chaifetz, presidente e ceo di CompPsych, possono davvero assumere una valenza universale: «Dato che gli imprenditori continuano a mostrare una certa prudenza nelle loro politiche di reclutamento, anche tra coloro che hanno mantenuto il proprio impiego si cominciano a registrare prolungati segnali di stress. E ciò può generare una riduzione complessiva delle performance. I datori di lavoro, perciò, dovrebbero comunicare chiaramente ai collaboratori le proprie aspettative rispetto agli incarichi assegnati, supportando inoltre i dipendenti con risorse atte a ridurre lo stress e a migliorare il bilanciamento dell’equilibrio vita-lavoro».

Le principali evidenze della ricerca

• Il 36% dei dipendenti perde almeno un’ora di lavoro al giorno a causa del fattore stress
• Lo stress e la spesso correlata difficoltà a gestire le relazioni interpersonali rappresentano le motivazioni principali di assenza dal lavoro. Superano, infatti, in tale contesto, persino ragioni tradizionali come le malattie e la cura di parenti in difficoltà.
• Tra le priorità assolute dei lavoratori, rispettare le proprie responsabilità resta l’obiettivo principale per il 59% del campione interpellato, pur calando di un punto percentuale rispetto all’anno scorso. Il presenzialismo, con il 22% delle citazioni, sale invece al secondo posto (+3%), scavalcando il miglioramento delle proprie performance, fermo al 19% (-2%).

Marriott e Accor nella top 25 delle aziende dove si sta meglio

Con i livelli di stress sul lavoro in ascesa un po’ ovunque, capire quali aziende si rivelino più attente alle esigenze personali e professionali dei propri dipendenti diventa oggi sempre più importante. Anche perché garantire un buon ambiente di lavoro fa bene pure ai conti in bottom line. Lo dimostrano i risultati delle aziende comprese nella top 25 delle multinazionali dove si sta meglio, elaborata a livello globale dall’istituto specializzato Great Place to Work. Le imprese incluse in tale elenco hanno infatti aumentato, nel corso del 2012, i loro ricavi del 9%, creando inoltre complessivamente 120 mila nuovi posti di lavoro. L’indiscusso appeal di tali compagnie le rende inoltre in grado di attirare e trattenere i talenti migliori, tanto è vero che, in media, ricevono una quantità di candidature pari a 11 volte il loro numero di impiegati, mentre i tassi di turnover sono decisamente più bassi che altrove. Per quest’anno, in particolare, la classifica Great Place to Work è dominata dalle società It, che occupano ben quattro delle prime cinque posizioni, con Sas Institute sul gradino più alto del podio, Google al secondo posto, NetApp al terzo e Microsoft al quinto. Nella top 25 c’è tuttavia spazio anche per la ristorazione e l’industria dell’ospitalità: Marriott conquista infatti la sesta piazza, mentre Accor si posiziona al diciannovesimo posto e McDonald’s al ventesimo.

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