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La Cina verso quota 100 milioni

L'Italia è ben posizionata per sfruttarne le opportunità

L'Italia è ben posizionata per sfruttarne le opportunità

Di Ulf Pauschardt, 23 marzo 2012

L’industria turistica cinese è solo all’inizio, ma promette davvero di rivoluzionare il comparto dei viaggi e dell’ospitalità. Basti pensare alle potenzialità di un paese che, negli ultimi dieci anni, ha visto il proprio prodotto interno lordo crescere mediamente del 10,6%, portando il paese a diventare la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti, ma prima di colossi come la Germania e il Giappone.
Il sempre maggior numero di viaggiatori che si recano nell’ex Celeste impero, e la contemporanea diminuzione delle restrizioni pubbliche all’espatrio, sta inoltre cambiando il modo in cui i cinesi considerano il turismo: quando personalmente chiedo ai giovani cinesi tra i 20 e i 35 anni qual è il loro più grande desiderio, in oltre la metà dei casi mi parlano di viaggi all’estero. Ma la stessa Organizzazione mondiale del turismo (Unwto) prevede che la Cina diventerà, tra qualche anno, la fonte principale di viaggi outbound, capace di generare una media di 100 milioni di arrivi internazionali all’anno. Già oggi, peraltro, i viaggiatori outbound provenienti dall’ex Celeste impero hanno superato la soglia dei 50 milioni, anche se la maggior parte di questi non oltrepassa ancora i confini del continente asiatico.
In tale ribollente contesto, si assiste anche a un intenso sviluppo di strutture ricettive. Grande interesse per l’ex Celeste impero, in particolare, dimostrano di avere molte delle più prestigiose compagnie alberghiere internazionali che, solo nel 2012, prevedono di aprire una media di un hotel ogni quattro giorni. E nella maggior parte dei casi si tratta di strutture dotate di più di 300 camere.
Oltre a garantirsi una presenza significativa in un nuovo promettente mercato, i grandi gruppi dell’ospitalità cercano così di sviluppare, nei viaggiatori cinesi, la cosiddetta brand awareness. Proprio il marchio, secondo quanto sostiene la società di ricerca Hurun (www.hurun.net è una bella fonte per chi vuole sapere di più sulla domanda dei detentori di redditi medio-alti locali), è stato, in assoluto, il criterio numero uno, prima ancora di servizio e prezzo, con cui i turisti dell’ex Celeste impero hanno scelto la soluzione di soggiorno in occasione dei propri viaggi in Europa e in Italia.
Ma i cinesi non hanno sviluppato una buona brand awareness solo in tema di alberghi: come i giapponesi negli anni 1980 e 1990, tendono infatti a spendere cifre importanti anche per i prodotti di lusso. E nella classifica Hurun «Best of the best awards survey 2012», i marchi italiani Prada e Armani si sono piazzati rispettivamente all’ottavo e al decimo posto assoluto.
L’Italia è dunque ben posizionata per sfruttare le opportunità del nuovo mercato cinese. È vero però che molti alberghi della penisola non sono ancora adeguatamente preparati per accogliere i viaggiatori. Soprattutto sulla lingua, sulla prima colazione e sul cibo in generale c’è ancora molto da fare: la maggior parte dei viaggiatori del grande paese orientale, in particolare, si aspetta di trovare, anche all’estero, del cibo cinese; qui in Oriente, infatti, non si è ancora sviluppata una grande voglia di sperimentare cucine che non si conoscono.
Quando si parla di viaggiatori cinesi in Italia, infine, si pensa quasi esclusivamente agli hotel delle grandi città. In realtà anche i resort hanno un grande potere di attrazione nei loro confronti: ai cinesi, infatti, non piace stare al sole a lungo, ma preferiscono partecipare ad attività sportive o di intrattenimento, come la pallavolo e l’acquascooter. Per non parlare delle strutture che possono offrire anche i servizi di un green: in Cina è scoppiata una vera golf-mania. E, soprattutto, è questo lo sport preferito dai nuovi benestanti dell’ex Celeste impero.

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