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La blockchain è «una soluzione in cerca di un problema»

Di Job in Tourism, 19 aprile 2018

Fino a ieri ne erano certi quasi tutti: il futuro «disruptor» dell’economia globale, la novità capace di rivoluzionare il modo in cui vengono svolte le transazioni, togliendo di fatto di mezzo gli intermediari, agenzie online incluse, sarà la cosiddetta tecnologia blockchain; un sistema informatico complesso, in grado di certificare a prova di hacker i pagamenti e qualsiasi scambio di informazioni online, noto soprattutto per le sue applicazioni in ambito di criptocurrency o valute virtuali. La soluzione perfetta per chi oggi, nel mondo dell’ospitalità, si trova ad affrontare costi crescenti soprattutto in tema di distribuzione. Eppure, in questo scenario idilliaco, nel quale il consumatore potrà finalmente accedere liberamente e senza filtri ai fornitori di servizi, comincia a mostrarsi qualche crepa. I dubbi stanno in particolare sorgendo nel mondo finanziario, dove una serie di importanti realtà, rivela una recente inchiesta della Reuters, sta ripensando il proprio approccio alla questione blockchain, ritirando o rallentando alcuni progetti annunciati mesi fa con tanto di fanfare pubbliche. L’americana Dttc (Depository Trust & Clearing Corporation), il cosiddetto “contabile” di Wall Street, avrebbe per esempio archiviato un programma in fase di realizzazione in collaborazione con la start-up Digital Asset Holdings (Da), mirato a utilizzare la blockchain per le attività di compensazione e di regolazione delle operazioni di riacquisto, nonché di gestione degli accordi relativi alle transazioni. Il punto è che gli stessi obiettivi, avrebbe scoperto la Dttc, sarebbero oggi raggiungibili con il medesimo grado di efficienza affidandosi alle tecnologie tradizionali e a costi nettamente inferiori. «Il progetto stava diventando una soluzione in cerca di un problema», avrebbe in particolare dichiarato Murray Pozmanter della Dttc alla stessa Reuters. Ragioni simili avrebbero spinto anche Bnp Paribas a interrompere una serie di partnership con diverse altre start-up digitali, mentre Jp Morgan starebbe per abbandonare il proprio programma blockchain denominato Quorum. «Gran parte del problema sta nelle aspettative eccessivamente elevate», ha spiegato il fondatore della società di consulenza It, Post Oak Labs, Tim Swanson. «Troppi esperti di società informatiche hanno fatto annunci che non hanno poi potuto rispettare. Almeno nei tempi proditoriamente anticipati in occasione dei grandi eventi high-tech internazionali». Questo ovviamente non vuol dire che l’idea blockchain sarà d’ora in avanti completamente abbandonata. Molti progetti stanno andando avanti e la stessa Dttc ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di abbandonare l’idea di sfruttare meglio la novità. Fatto sta che qualche dubbio sul futuro radioso della blockachain comincia a diffondersi. E d’altronde, fino a oggi, i veri «disruptor» non hanno certo preannunciato il loro arrivo con grandi squilli di trombe…

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