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In viaggio nel cuore antico di Siena

Di Floriana Lipparini, 30 marzo 2007

In Italia esistono luoghi unici che tutto il mondo ci invidia, e uno di questi è senza dubbio Siena. Nel cuore del bello e dell’arte, quest’antica, aristocratica città rappresenta un’autentica perla da conoscere anche al di là della sua fama, per scoprirne i tanti segreti, in un viaggio nello spazio e nel tempo che riesce a dare emozioni storiche, artistiche, estetiche e gastronomiche.
In posizione strategica nel centro medievale della città, in un elegante palazzo che ospitava l’Accademia dei Lincei, il Jolly hotel Siena completamente rinnovato è un ottimo punto di partenza per questo suggestivo itinerario. Nato come location business ma anche leisure (e in questo contesto non potrebbe essere altrimenti), oggi l’albergo offre un’immagine contemporanea, raffinata, elegante, curata nei particolari. È il nuovo look targato Jolly che si avvale di pietra a vista, legno massiccio, marmi pregiati, colori caldi e sofisticati chiaroscuri, come nella hall di stile vagamente neobarocco, dove il bianco puro delle colonne contrasta con la tinta intensa dei pavimenti, degli arredi e con i capitelli dorati.
Regna un’atmosfera avvolgente che si ritrova nelle 129 camere e negli spazi del bar e dell’accogliente ristorante Al Rastrello. «Anche il centro congressi è stato oggetto di un importante restyling e ora, disposto su due piani, offre quattro attrezzatissime sale di diversa dimensione, con una capienza massima di 230 persone», spiega la gentile Nadia Mazzoleni Ferracini, local sales representative, che ci accompagna durante la visita, con dovizia di informazioni.
Uno degli aspetti più piacevoli del clima Jolly è dato proprio dalla grande cordialità e disponibilità di tutto il personale, e qui a Siena se ne trova piena conferma. Incontriamo per un simpatico scambio di idee la giovane Aline Modena, general manager qui giunta da Parigi, giustamente orgogliosa di trovarsi nel novero delle signore dell’ospitalità ai massimi livelli, oggi per fortuna sempre più numerose.
E anche la qualità della ristorazione, ispirata per intelligente scelta alla gloriosa tradizione locale, viene valorizzata dalla passione, dalla competenza e dalla capacità di accoglienza del f&b manager, Roberto Sestini, senese doc, che ci guida alle prelibatezze preparate dallo chef Danilo Meiattini e alla scoperta dei celebri vini tipici. «A Siena abbiamo la fortuna di una tradizione enogastronomica superba nella sua semplicità. Basta scegliere prodotti di qualità e rispettare le regole della buona cucina, con un giusto tocco d’innovazione, ma senza esagerare, ed ecco che possiamo offrire ai nostri ospiti il piacere di un’esperienza unica», dice. Come dargli torto? Si tratta a volte di un vero viaggio nel tempo, alla riscoperta di sapori dimenticati.
Il tempo qui a Siena sembra scorrere in modo diverso, come all’interno di un cerchio magico in cui i senesi, in un certo senso, hanno racchiuso se stessi e la città. Girovaghiamo per le strade, fermandoci agli angoli più suggestivi, una visita alla bellissima basilica di San Domenico, un breve giro nel maestoso atrio della principesca sede del Monte dei Paschi, uno sguardo alla celebre Piazza del Campo, che così deserta rivela la sua natura di conca.
Ma l’esperienza più straordinaria è la visita al Museo della Contrada della Chiocciola. Ogni contrada, e sono 14, vanta un museo analogo a questo, più o meno ricco secondo la storia e le differenti disponibilità degli affiliati. Vediamo sale di riunione e di rappresentanza, costumi, trofei, documenti, archivi, la chiesa. La giovane signora responsabile del museo inizia a raccontarci la lunga storia del palio e così scopriamo quanto la vita dei senesi sia legata alla contrada, fin dalla nascita e fino alla morte, quasi un’identità di clan con i suoi riti, le sue regole, i suoi tradimenti e un assoluto rispetto della tradizione, che coinvolge profondamente anche la nostra cortese anfitriona: «Il palio e la contrada fanno parte della mia identità, non riesco nemmeno a pensare a una vita diversa», confessa.
Misteriosa Toscana: saranno le antiche origini etrusche? Il giorno seguente ci attende la visita ad altre due perle, la splendida città murata Buonconvento (di cui diamo qualche notizia storica nel box) e la bella Montalcino, celebre per i vini rossi. Poi una sosta al trecentesco Castello Romitorio di proprietà del pittore e scultore Sandro Chia, che con l’aiuto del figlio vi coltiva ettari di splendidi vigneti e vi produce vini di qualità.
Infine, la suggestione di un canto gregoriano che si leva nella solitaria basilica di Sant’Antimo, intonato con perfetta sincronia di voci e di movimenti da un gruppo di frati biancovestiti.

Un po’ di storia
Il primo documento storico in cui si parla di Bon-Couvent risale al 1191, quando vi passò il re di Francia Filippo Augusto, di ritorno dalla terza crociata. Il nome Buonconvento allude a una «comunità felice, fortunata», cioè a un’adunata di persone che gode della fertilità della terra e di un’ottima posizione. Qui, presso l’ostello che aveva sede nel Palazzo del Glorione, sostavano i pellegrini che nel medioevo seguivano la Via Francigena che, attraversando l’Italia, dalla Francia portava in Terrasanta. Nel 1313 l’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo conquistò la città, ma vi morì nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo. La città, ancor oggi murata, racchiude splendidi palazzi nobiliari, antichi quartieri, opere d’arte, architetture liberty

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