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In Sardegna turismo professionale

Di Antonio Caneva, 15 giugno 2001

Scendo la scaletta dell’aereo ed è subito Sardegna. Nessun altro posto riesce a dare al visitatore una percezione esatta di dove si è come questa isola; se si arriva all’aeroporto di Las Vegas si viene aggrediti dalle slot machine, se si arriva alle Haway ci sarà una ragazza, finta locale, che porgerà una corona di fiori, se si arriva a Bali giovani con i costumi tradizionali daranno il benvenuto, ma queste caratterizzazioni non rassomigliano neanche lontanamente all’impatto autentico che si ha con la Sardegna, con il suo profumo; un odore forte, penetrante, caratteristico, unico, che investe già sulla pista dell’aeroporto e che il fumo del cherosene dei motori non riescono ad attutire. Sono stato a Palumbalza, sul golfo di Marinella, alla conferenza stampa che Domina ha indetto per presentare alla stampa i suoi nuovi programmi e nei due giorni di permanenza mi sono reso conto di come sia cambiata l’isola, soprattutto di come una nuova generazione di professionalità sia cresciuta. Sono arrivato a Porto Cervo la prima volta 35 anni orsono, quando l’isola era appena stata scoperta dal turismo internazionale; l’estate lavoravo all’hotel Cervo e l’inverno studiavo a Milano. All’inizio, le persone che operavano nelle attività turistiche provenivano tutte dal continente o dalla Svizzera e Germania; taluni dagli Stati Uniti. La preparazione professionale dei lavoratori locali era veramente molto elementare e questo, assieme ad un certo snobismo dei primi imprenditori arrivati in Sardegna (un atteggiamento costante, non solo nel turismo; ad esempio mi ricordo dello scalpellino arrivato da Boston, Massachusetts, per scolpire il logo della Costa sulle pietre stradali), era un freno per la crescita turistica dell’isola. La percezione che ho avuto invece da questo attuale breve soggiorno è che oramai si sia creata una forte capacità professionale; i capi sevizi, i direttori, il personale in genere che operano nel turismo sono locali e dimostrano grande capacità ed adeguata preparazione. I giovani hanno fatto esperienze all’estero e servono da esempio alle nuove leve; le scuole professionali si sono moltiplicate e, pur con i limiti della scuola pubblica, non sono certamente inferiori a quelle delle altre regioni; le università hanno iniziato a sviluppare programmi turistici, tutta l’isola è in pieno fermento e, sono convinto, pronta per una nuova, forte crescita di cui, questa volta, beneficeranno soprattutto i locali.

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