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In Libreria – 11/06/2004

Di Job in Tourism, 11 giugno 2004

Giovanni Bossi
Immaginario di viaggio
e immaginario utopico
Dal sogno del paradiso in terra al mito del buon selvaggio
Edizioni Mimesis,
Milano 2003,
pagine 240, euro 17

Questo testo, che colpisce per l’ampiezza di documentazione e per l’originalità di analisi, si legge piacevolmente per la godibile resa narrativa. È un libro rivolto ai viaggiatori che amano dialogare con chi, fin dal Medioevo, ha cercato nei paesi esotici una felicità preclusa all’esperienza quotidiana. Si spazia dal Carnevale permanente del Paese di Cuccagna alle regioni in cui si vive ancora in una completa libertà, come durante l’età dell’oro, in un paesaggio eternamente primaverile. Qui la natura offre una smodata quantità di frutti e mirabolanti ricchezze, per cui sono privi di senso il denaro, la proprietà, la fatica del lavoro. I favolosi tesori che raggiungevano l’Europa dall’Asia s’incontrano con i mostri portentosi che, fin dall’epoca di Alessandro Magno, erano stati immaginati nei paesi che si affacciavano sull’Oceano Indiano. Poiché la Genesi racconta che il giardino edenico è stato creato da Dio in Oriente, dove lo collocavano le mappae mundi medievali, la raffigurazione delle meraviglie d’Oriente si unisce spesso alla convinzione di aver raggiunto le regioni che confinano con il Paradiso terrestre. Ovunque promana il fascino dell’Oriente, di cui si tingono anche le descrizioni dell’America, dal momento che Cristoforo Colombo è sempre stato convinto di avere raggiunto le estreme propaggini delle Indie. Non a caso, chiamiamo ancora indiani i pellerossa americani. Il navigatore genovese, convinto di aver raggiunto il giardino in cui sono stati creati Adamo ed Eva, chiama “mondo nuovo” le regioni edeniche da lui scoperte, perché vuole unire il sogno del ritorno nel Paradiso Terrestre alla promessa, contenuta nell’Apocalisse, di un nuovo cielo e di una nuova terra in cui non ci saranno più la sofferenza e la morte. Il mondo nuovo viene, così, presentato come modello di perfezione e, quindi, le relazioni degli esploratori possono influenzare le grandi utopie di Tommaso Moro, di Tommaso Campanella e di Francesco Bacone. Diviene pertanto chiaro il senso del titolo, che mette in relazione fra loro l’immaginario di viaggio e l’immaginario utopico.

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