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Il viaggiatore dell’anima

Di Massimiliano Sarti, 7 dicembre 2007

L’hotel la Perla di Corvara (Bz) è stato recentemente premiato a Parigi per la migliore carta grafica d’Europa in occasione del Prix Villégiature, prestigioso concorso dedicato ai migliori alberghi del Vecchio Continente. Abbiamo perciò incontrato Michil Costa, proprietario del la Perla, che ci ha parlato delle sue strategie di comunicazione e, soprattutto, di che cosa significhi per lui gestire un albergo sulle Dolomiti. Il legame con la terra natia e con l’etnia ladina che la popola dalla notte dei tempi caratterizza, infatti, tutta la filosofia ricettiva della struttura di Corvara. «Solo coltivando la propria coscienza identitaria e rafforzando i legami con il proprio territorio», spiega Costa, «si possono comunicare all’ospite le autentiche emozioni delle nostre montagne». Almeno se quello che si vuole attirare è il viaggiatore dell’anima, così come definisce l’ospite-tipo del La Perla il suo stesso proprietario: «Nei convegni dedicati al nostro settore si parla spesso della necessità di offrire al cliente ciò che egli desidera. Io credo, invece, che occorra spostare l’attenzione dal concetto di utente a quello di ospite. Ma, soprattutto, ritengo che ogni albergo attiri i viaggiatori che si meriti. Per quanto riguarda le destinazioni montane, per esempio, esistono sostanzialmente tre tipologie differenti di turisti possibili. Ci sono quelli che io chiamo Fes, Fast emotion seekers, ossia i viaggiatori che cercano l’emozione per l’emozione. Generalmente attratti da strutture come il parco dei divertimenti invernale austriaco di Serfaus, amano cambiare spesso destinazione e, per questo motivo, non sono facilmente fidelizzabili. Ci sono poi gli agonisti, cioè coloro che vivono la montagna solamente da un punto di vista sportivo. Rappresentano, però, una piccola fetta del mercato complessivo e la loro incidenza è destinata a diminuire ulteriormente nel prossimo futuro. Infine, ci sono, appunto, i viaggiatori dell’anima. A questa categoria appartengono tutti coloro che, più o meno consapevolmente, ricercano un’esperienza spirituale, in grado di far percepire loro l’armonico rapporto che lega l’uomo alla natura, parti indistinte di un unico tutto». È proprio a partire da questa analisi al contempo razionale ed empatica che prende le mosse la strategia promozionale dell’hotel La Perla. «Non si può, infatti, fare comunicazione a prescindere dai contenuti», prosegue Costa. «Partendo da questo presupposto, il nostro obiettivo è quello di far conoscere la montagna ai nostri ospiti. Cerchiamo, insomma, di far loro toccare con mano le Dolomiti senza la pretesa, però, di essere dei profeti di verità. È in quest’ottica che abbiamo progettato le nostre carte grafiche che tanto successo hanno ottenuto in Francia: abbiamo voluto rendere letteralmente palpabile la carta dei nostri menu e dei nostri depliant. Per farlo, abbiamo pensato di utilizzare materiali setosi e piacevoli al tatto e di cambiarli a seconda delle stagioni». È nata così l’idea originale di chiudere le brochure con laccetti di neve durante il periodo invernale e di far trovare dei funghi all’interno dei depliant nei giorni di pioggia. Ma qual è il futuro della comunicazione per un albergo incastonato tra le montagne dolomitiche? «Capire le grandi tendenze globali del mercato e adottare strategie adatte all’ambito locale. Come abbiamo sempre fatto», conclude Costa. «Una delle nuove tendenze emergenti, per esempio, è quella che sta conducendo i viaggiatori a ricercare il benessere nell’unione tra corpo, anima e spirito. È passato, insomma, il tempo delle spa da due mila metri quadrati, ma dall’aspetto algido. L’ospite desidera soprattutto essere considerato come individuo e percepire la propria unicità nel modo in cui viene trattato dal personale dell’albergo. Nei prossimi anni, inoltre, l’offerta e la comunicazione dovranno tener conto del prepotente affermarsi di tre nuovi settori del mercato: il pianeta donna, l’età d’argento e l’ecoturismo. Infine, non bisogna dimenticare che sta cambiando la stessa definizione del lusso, ormai identificabile nella sempre più rara e preziosa triade del tempo, dello spazio e della tranquillità».

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