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Il turismo traina l’industria del benessere

L’ultimo rapporto del Global Wellness Institute racconta di un comparto in salute, in cui prosperano le spa d’hotel e in generale il segmento dei viaggi

L’ultimo rapporto del Global Wellness Institute racconta di un comparto in salute, in cui prosperano le spa

Di Massimiliano Sarti, 6 novembre 2018

Una crescita del 12,8% in due anni, fino a raggiungere nel 2017 un valore di mercato complessivo pari a 4,2 mila miliardi di dollari. È l’impatto globale dell’industria del benessere: un comparto che registra tassi di crescita annui (+6,4%) pressoché doppi rispetto a quelli dell’economia mondiale (+3,6%). Lo dicono i dati del report annuale del Global Wellness Institute, rivelati in occasione del tradizionale summit annuale dell’istituto, tenutosi questa volta a inizio ottobre a Cesena. Non solo: le spese in servizi e prodotti benessere rappresentano ormai più della metà delle uscite globali per la salute, pari a 7,3 mila miliardi di dollari, mentre l’industria del benessere contribuisce al 5,3% del pil globale.

L’analisi del Gwi riguarda ovviamente il settore nel suo complesso. Include perciò anche i numeri dell’industria della cosmesi, così come i progetti real estate dedicati a concept e materiali afferenti alla filosofia del benessere. Fatto sta però che, a trainare le performance del comparto, ci sono in realtà due comparti strettamente legati all’industria dei viaggi e dell’ospitalità: quello delle spa (+9,8% annuo) e quello del turismo benessere (+6.5%).

«Una volta, il nostro contatto con il mondo wellness era sporadico, limitato soprattutto alle volte in cui si andava in palestra ad allenarsi, oppure a fare un massaggio», commenta la ricercatrice Gwi, Katherine Johnston. «Ma le cose stanno cambiando rapidamente. Una vera mentalità del benessere sta cominciando a permeare il comportamento dei consumatori a livello globale, influenzando i processi di scelta d’acquisto in tutti i contesti: dal cibo alle attività per favorire la salute mentale e ridurre lo stress. Si sta diffondendo, in altre parole, la consapevolezza che, nella vita di tutti i giorni, un approccio più attento al benessere possa garantire benefici sensibili in termini di felicità e capacità relazionali. Il wellness sta perciò cambiando natura: non è più un bisogno sporadico, ma un aspetto essenziale della nostra esistenza; non è più un bene di lusso ma un valore diffuso. Un’evoluzione, quest’ultima, che ovviamente influisce enormemente sulla crescita del settore».

Entrando nei dettagli, il segmento del turismo benessere vale oggi 639 miliardi di dollari e registra tassi di crescita annui (+6,5% tra 2015 e 2017) più che doppi rispetto a quelli dell’industria dei viaggi globale (+3,2% nel medesimo biennio). L’anno scorso, in particolare, i turisti di tutto il mondo hanno compiuto qualcosa come 830 milioni di viaggi benessere: 139 milioni in più rispetto al 2015. Gran parte di tale sviluppo è trainato dai Paesi emergenti, in particolare da Cina e India, che hanno visto complessivamente aumentare le trasferte benessere dei propri cittadini di 29 milioni di unità in due anni. In tale contesto, l’Italia rimane il decimo mercato mondiale, con un indotto totale di 13,4 miliardi di dollari (si veda anche il box a fianco con la top 10 completa delle destinazioni benessere globali, ndr).

Ma chi è esattamente il viaggiatore wellness? Il rapporto Gwi distingue sostanzialmente due categorie: il turista che sceglie la propria meta principalmente in base a motivazioni legate al benessere; e quello che ricerca attività ed esperienze wellness all’interno di trasferte legate a esigenze diverse, leisure o business che siano. Considerando i mutamenti in atto nei comportamenti dei consumatori, non stupisce quindi più di tanto scoprire che proprio quest’ultimo cluster rappresenta la componente più consistente della domanda di viaggi benessere, contando per l’89% degli spostamenti totali e per l’87% delle spese complessive.

La salute del comparto non si registra però solo in termini quantitativi: il turista wellness è infatti spesso un consumatore alto-spendente, con un budget di spesa superiore a quello del viaggiatore medio. Un dato di fatto che vale per le trasferte internazionali (1.528 dollari di budget per viaggio, pari al 53% in più rispetto alla media), ma ancora di più per il mercato domestico, dove la spesa tipica di 609 dollari a trasferta corrisponde a un +178% rispetto alla media. L’indotto del turismo benessere è infine distribuito su una vasta platea di servizi e prodotti: dal cibo all’ospitalità, passando per il retail (shopping), le attività in loco (escursioni, itinerari…) e altro ancora. Con la diffusione di uno stile di vita sempre più attento alle esigenze del wellness crescono inoltre le opportunità di business. Per esempio, nell’industria alberghiera un numero crescente di compagnie promuove oggi servizi e amenities come le attrezzature fitness in camera o letti e concept di illuminazione, in grado di aiutare gli ospiti a riposare meglio.

Anche il mercato delle spa in senso stretto è poi cresciuto sensibilmente, arrivando a toccare quota 118,8 miliardi di dollari. I centri benessere sono quindi passati dalle 121.595 unità del 2015 a oltre 149 mila nel 2017. Oggi impiegano quasi 2,6 milioni di lavoratori a livello globale. A trainare tale sviluppo è stato proprio il segmento degli hotel-resort, che ormai ha sorpassato quello delle daily spa sia per quantità dell’offerta, sia per ricavi generati.

Pure il segmento termale gode infine di buona salute complessiva: il mercato è infatti cresciuto dai 51 miliardi di dollari del 2015 ai 56,2 miliardi dell’anno scorso. Allo stesso tempo è aumentato il numero dei complessi attivi, passando dalle 27.507 realtà presenti in 109 Paesi differenti di tre anni fa alle 34.057 aziende termali situate in 127 diverse destinazioni del 2017, per un totale di lavoratori impiegati pari a 1,8 milioni di persone.

Ciò detto, il focus Europa del report Gwi merita una considerazione a parte, che interessa da vicino la nostra Penisola. Il capitolo cita infatti una serie di iniziative di promozione e rilancio del settore termale, portate avanti da vari Paesi del Vecchio continente. Tra questi si annoverano la Slovenia, la Spagna e il Portogallo. Ma anche la Grecia, la Germania, l’Ungheria, il Portogallo, la Francia e la Bulgaria, che hanno recentemente attivato una partnership internazionale, per veicolare pacchetti turistici incentrati sull’offerta dei loro stabilimenti termali di origine romana. Una lunga lista da cui è tuttavia significativamente esclusa proprio l’Italia, in cui, come si sa, il segmento termale stenta ancora a trovare la propria strada per il rilancio.

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