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Il turismo e le nuove generazioni

Un´ulteriore sfida all'orizzonte per il settore alberghiero

Un´ulteriore sfida all'orizzonte per il settore alberghiero

Di Federico Belloni, 8 aprile 2011

Lo storico assunto che gli appartenenti alle future generazioni viaggeranno più dei loro genitori è oggi messo in seria discussione: un recente report, intitolato «The future of free time», commissionato da Lastminute.com alla società di consulenza Future Foundation, con lo scopo di indagare come le abitudini legate ai viaggi e al tempo libero cambieranno nei prossimi 20 anni, sostiene che le nuove generazioni saranno sempre più restie a spendere il loro tempo e i loro soldi per viaggiare e per fare esperienze di vacanze. Si dedicheranno, invece, sempre di più all’intrattenimento elettronico, alla partecipazione ai social network e al mantenersi always-on (sempre on-line, ndr), principalmente tra le mura domestiche.
Si starebbe infatti assistendo a una nuova socializzazione, fatta di messaggi e di condivisione delle esperienze nel cyberspazio, al posto della ricerca di occasioni tradizionali e reali di conoscenza, compartecipazione, svago e intrattenimento: elementi questi ultimi che, oltre ad altri, influenzano la propensione all’acquisto di viaggi e vacanze. La cosa certa, per ora, è che la cultura digitale svolge un ruolo sempre più assorbente sulle nuove generazioni, influenzandone profondamente il comportamento e le scelte di acquisto.
Secondo lo studio Future Foundation, questo trend si può per esempio osservare in Inghilterra, dove l’acquisto di occasioni di intrattenimento fuori casa (biglietti per cinema, spettacoli teatrali, partite di calcio e anche viaggi e vacanze) si è ridotto moltissimo negli ultimi anni, a differenza della vendita di apparati per l’intrattenimento, che ha fatto registrare un incremento del 2,5% annuo a partire dal 2000. E guardando al 2015, la tendenza sembra confermarsi, e anzi accentuarsi. La ricerca sottolinea inoltre come dal 2007 le attività legate allo svago tra le mura di casa (per esempio, navigare su Internet o giocare ai videogame) abbiano avuto un notevole incremento nella percezione di valore dei giovani, rispetto ad altre attività più tradizionali, come fare sport o incontrare gli amici.
Per continuare a suscitare l’interesse dei giovani e accedere a una parte delle loro risorse economiche, il settore dei viaggi e delle vacanze dovrà quindi garantire la possibilità di vivere esperienze più interattive, innovative e coinvolgenti. Il report suggerisce, per esempio, l’adozione di filmati interattivi per la promozione delle destinazioni e delle offerte, così come la pubblicazione di contenuti multimediali per le piattaforme mobili al posto delle audio guide nei musei; la diffusione, in altre parole, di applicazioni in grado di garantire una sempre maggiore completezza informativa e un incremento nella percezione del valore dell’esperienza effettuata.
Parlando del nostro specifico settore, la sfida per gli alberghi sarà dunque quella di trovare un range di soluzioni in grado di coinvolgere questo gruppo di Go-nowhere-gamers (videogiocatori che non viaggiano, ndr) e di catturare i loro interessi. Questo può implicare il fornire l’accesso a una serie di tecnologie capaci di generare ambienti ludici molto sofisticati: esperienze a cui i giovani clienti non possono accedere nelle loro case e opportunità di provare nuovi giochi, console e apparati tecnologici che non possono comprare, perché ottenibili solo con un costo superiore alla capacità di acquisto della maggior parte di loro. E ovviamente occorrerà fornire la possibilità di essere always-on, ovvero costantemente connessi alle risorse sulla rete e alla loro rete di relazioni virtuali.
Guardando al 2030, il report si domanda infine se questo trend assumerà una dimensione tale da rimpiazzare effettivamente la voglia di fare esperienze di viaggio tradizionali. Ma a questo proposito gli esperti si sono dimostrati profondamente scettici: «Qualcosa di simile ai viaggi virtuali sarà presente», dice William Higham, autore del libro sui trend futuri della domanda, The next big thing, «ma non credo che il fenomeno rappresenterà un reale pericolo per le vacanze tradizionali: sarà semplicemente un’altra opzione di vacanza». E di questo aspetto siamo profondamente convinti anche noi di Tsm Consulting. Una cosa però è certa: per continuare a mantenere il favore dei giovani turisti, il settore si deve inevitabilmente adeguare a parlare il loro linguaggio, nonché a comprendere meglio il loro comportamento e le loro specifiche necessità, coinvolgendoli attivamente nelle scelte che vengono fatte in termini di prodotti e servizi loro destinati.
Stiamo parlando di clienti potenziali che sono e saranno sempre più abituati a gestire le informazioni in modo molto veloce, senza sprecare tempo e attenzione per acquisirle ed elaborarle, con la logica destrutturata del saltare da un punto all’altro a cui sono abituati navigando su Internet. È da sfatare anche il mito che si tratta di un target con un basso potere d’acquisto: quella che è molto bassa è la fiducia che i giovani ripongono nelle offerte tradizionali, percepite come noiose e poco arricchenti. A ciò dobbiamo far fronte con proposte che includano in modo deciso la connettività permanente, la tecnologia, l’innovazione, la creatività, il gioco sofisticato, così come ovviamente la possibilità di socializzare in spazi adeguatamente allestiti, anche virtualmente.

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